di Mariano Sabatini
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I cantanti sono tutti uomini e donne chiamati leggenda, ogni pagina della musica che viene sfogliata sul palco dell’Ariston è fondamentale… Paolo Bonolis, uno che passa per quello che ha letto un libro in più (solo uno), ha impresso a fuoco nel suo bagaglio culturale due o tre aggettivi inconsueti-desueti e non schioda da quelli. Urge recapitargli un buon dizionario dei sinonimi, “qualora lo vogliate” ovviamente. Si poteva capire però che ieri sera fosse un tantino in affanno nel descrivere l’avvicendarsi dei grandi nomi della musica leggera che di consueto ormai, alla terza e quarta serata del Festival, affiancano i pulcini, neofiti, debuttanti delle note. Purtroppo non era aiutato da Luca Laurenti, il quale dovendo solo cantare – ché quello sa fare, e bene – ripete stancamente la barbosissima scenetta della barba coi valletti nerboruti.
 Mariano Sabatini |
È stato detto che il povero Bonolis ha lavorato un anno, e ha perciò percepito un milione di euro, per assemblare il cast della 59° edizione di Sanremo. Un anno di duro, defatigante, bestiale lavoro per convincere Fausto Leali, Iva Zanicchi, Al Bano, Pupo, Paolo Belli, Marco Masini a rinunciare alle serate negli stadi - dove folle rockettare si ammassano per assistere ai loro show – e convincerli a scendere nell’agone del Festival. Praticamente, volendo fare i conti della serva (o della fantomatica e venerabile Casalinga di Voghera), è stato pagato un tanto a goccia di sudore. Con quello che suda, Bonolis! Ha brigato e si è stancato talmente ad organizzare la gara, che poi le migliori ugole le abbiamo ascoltate nella serata dei duetti. Sua maestà Ornella Vanoni, un tantino gonfiata dal botox ma sempre suggestiva, il prof Vecchioni, napul’è Pino Daniele, il francofilo Cocciante, Lucio (bellicapelli) Dalla, Lelio Luttazzi… Alla luce di cotanta grazia artistica, una modesta proposta: il prossimo anno – ché tanto ormai grazie alle alte frequentazioni in Paradiso di san Paolo Bonolis la chiusura è scongiurata – rinunciamo alla gara e teniamo i duetti. Quelli vengono facilissimi, a quanto pare. Nessuno dei nomoni della musica accetta di misurarsi con le foie delle giurie, tutti partecipano volentieri con un cameo, soprattutto se possono anche dire che aiutano un giovane regalandogli un pizzico del loro carisma. Invece che una passerella di relitti canori potremmo trasformare Sanremo in un’occasione per lanciare nuovi talenti, assistere a deliziosi momenti di spettacolo (Luttazzi e la strampalata stralunata Arisa, alti una spanna su tutti!!!!) e ascoltare magari della buona musica. Il che non guasta.