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Spettacoli
Come cambia la tv Usa con Trump


 
Maggio é stato un periodo molto movimentato per l’industria televisiva americana e, di riflesso, per quella internazionale, inclusa quella Italiana. A metá mese le principali reti generaliste via etere (Cbs, Nbc, Fox, Abc e Cw) hanno presentato le nuove serie per la stagione 2017-18 ai pubblicitari che hanno pre-acquistato dal 75% all’80% degli spazi pubblicitari delle prime serate, sborsando 9 miliardi di dollari. Le reti non pre-vendono tutto il loro inventario in quanto sperano che, se l’economia migliora, possono in seguito vendere gli spazi rimanenti a tariffe piú alte (la scorsa stagione sono aumentate anche del 35%).
A questa prima fase (chiamata in gergo, gli “Upfronts”) ci si era avvicinati con un pó di trepidazione in quanto si prospettava lo sciopero degli sceneggiatori e l’incognita della concorrenza digitale. Sciopero poi evitato (non avrebbe influenzato i “piloti” delle nuove serie, ma avrebbe fermato la produzione degli episodi successivi) mentre la concorrenza digitale é stata sminuita in quanto i pubblicitari sono stati delusi dal loro rendimento. 
Questo giornalista era ad Hollywood per l’evento correlato e ha potuto seguire gli sviluppi degli Upfronts attraverso i numerosi resoconti stampa, con il “New York Times” che dichiarava: “Marketers are sticking with broadcast television” cioè "I pubblicitari danno fiducia alla Tv via etere".
Mentre gli Upfronts si svolgevano a New York City, agli studio di Hollywood cominciavano i cosiddetti L.A. Screenings (i visionamenti di Los Angeles) per presentare le nuove serie ad oltre 1.500 acquirenti provenienti da 56 paesi di tutto il mondo.
Dall’Italia sono arrivati il contingente Rai (con 10 acquirenti), quello Mediaset (con 12 acquirenti), alcuni rappresentanti di Fox, Sky, Viacom, Telecom e Kenturio per un gran totale di 33 dirigenti. Al confronto, dalla Francia sono arrivati 35 acquirenti.
Durante i pranzi organizzati tradizionalmente agli studio, con gli attori delle nuove serie che visitano i tavoli degli acquirenti, abbiamo incontrato il contingente Mediaset allo studio NBCUniversal, quello di Kenturio alla CBS, e quello Rai alla festa della Disney e della Fox.
Ad Hollywood gli studio hanno presentato 46 nuove serie selezionate a New York dalle principali reti Tv via etere (scelte tra 75 “piloti” in gara), piú altre 23 serie prodotte per altre reti.
E qui ci si é resi conto di come la presidenza di Trump abbia influenzato i contenuti delle nuove serie. Aspetto da noi già previsto lo scorso aprile; gli “Screenings” hanno infatti visto una forte presenza di programmi militari (come “The brave”, “Valor” e “SEAL team”) e religiosi (“A Christmas Story”, “By the book”, e “The Gospel of Kevin”), temi favoriti dai sostenitori del presidente.
Ai telespettatori avversi alla presidenza di Trump, le reti hanno riservato ció che il “Los Angeles Times” ha definito come “comfort food” (cibo consolatorio): vecchie sitcom con i cast originali (“Roseanne” del periodo 1988-97 e “Will & Grace” del 1998-2006), nuove serie basate su vecchie telenovele (“Dynasty” 1981-89) e vecchie fiction (“S.W.A.T” 1975-76), ma anche divertenti nuove commedie (come ad esempio “9JKL”) per un totale di 13 sitcom.
Tornando alla fiducia degli inserzionisti per le reti Tv via etere, bisogna aggiungere che negli Usa queste stanno attraversando un altro periodo d’oro grazie ad un modello finanziario a quattro livelli che trae vantaggio della pubblicitá, dai contributi per le ritrasmissioni (da parte della Tv cavo e satellitare), dagli abbonati ai loro servizi online e dalle vendite internazionali dei programmi (visto che le reti sono possedute dagli stessi studio).
 
Foto:
“VideoAge”, la rivista del settore Tv internazionale, aveva previsto l’influenza di Trump sulla Tv americana giá nello scorso aprile
 
Il nostro inviato con il protagonista della nuova sitcom “9JKL”, Mark Feuerstein,
 durante la pausa pranzo alla Cbs

 

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Tags:
tv usa trump
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