Di Mariano Sabatini
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Lo strano caso di Emanuela Folliero, strana-presentatrice-dello-“Stranamore” di Retequattro. Passa la vita ad annunciare i film “Bellissimi” e un po’ consunti della rete e, solo ogni tanto, la tirano fuori dalla naftalina per darle in contentino la manciata di puntate del programma che tanti anni fa Alberto Castagna portò al trionfo d’ascolti. Ci sono personaggi che pur stazionando in video, proprio in virtù di quell’assiduità, tendiamo a ignorare; come il pino storto del viale che ci porta al lavoro, come la stele nella piazza del mercato… Con le sue forme generose da puerpera in perenne allattamento, la Folliero è per noi come l’opera artistica di uno scultore minore collocata in un angolo poco illuminato. “Stranamore” rimane in onda solo per i nostalgici, quelli che sognano l’amore ma non possono averlo, quelle che una volta si chiamavano zitelle e, oggi, single convinte, gli sfigati, le bruttine stagionate che aspettano tutta la settimana per languire davanti agli straniamori in tuta di pile e i quattro salti in padella fumanti.
L’idea più folgorante della nuova edizione, suppongo partorita dalla fulgida mente di una potente autrice sottratta alle sfide di RaiTre, è quella di spedire il povero Paolo Brosio a consegnare un cuore fiammante a un Vip. Abbiamo letto della grave delusione sentimentale e della conseguente depressione subita dall’ex giornalista, prima vessato da Emilio Fede e oggi sottoposto al sadismo di chi lo spinge a celiare sui love affair di Barbara D’Urso.
Una disgraziata rivuole il fidanzato, perso da un mese: una sorta di Furio verdoniano di cui rimpiange le bizze in cucina (odia il maiale, ché lo fa ingrassare), le fisime sul bucato (i suoi slip devono tassativamente rimanere separati da quelli di lei) e i giochi col cane (“torna, mi mancano tanto le capriole con Frida”)… Un mostro che come tutti i mostri viene adorato. Brosio chiede alla sofferente fanciulla di fare un appello accorato, dice proprio così: accorato. Pronte le lacrime. Torna, ti prego, mi manchi, non posso stare senza te. Per quanto mostro male educato da mammà, fossi in lui, con tutti i difetti sputtanati in video – compresa la connivenza con la mammaccia offensiva – ci penserei settantadue volte prima di tornare. Oppure per vendetta farei aprire le porte, scenderei le scale, bacerei la ragazza e me la riporterei a casa. Manderei a loop la celebre “All you need is love” mi darei alle cucine del mondo, ogni giorno diverse, chiederei solo biancheria lavata a mano con acqua fresca di fonte solo per la gioia di togliermela e sperimentare tutte, ma proprio tutte, le posizioni del Kamasutra con il cane Frida. Se “Stranamore” ha da essere, facciamolo strano davvero, amò!