Francesco Pacifico racconta ad Affaritaliani.it i suoi tormenti religiosi di ex ultracattolico...

IL PERSONAGGIO/ E' l'autore del romanzo del momento, il conturbante e grottesco "Storia della mia purezza" (Mondadori). In un'intervista a tutto campo, Francesco Pacifico racconta ad Affaritaliani.it il suo tormentato rapporto con la fede: "Vengo da una famiglia cattolica. Come il protagonista del mio libro sono un ex fanatico religioso. Tutto è iniziato quando avevo 20 anni. Poi quando mia moglie mi ha lasciato e mi sono sentito perduto, i miei 'ex amici' ultracattolici mi hanno abbandonato". E aggiunge: "Non posso sopravvivere senza l'idea che l'universo sia creato da un'intelligenza benevola. Questo può essere un pensiero semplificante, ma è l'unica condizione per non uccidermi...". E poi lo scrittore parla del suo nuovo libro e di quello che sta per iniziare a scrivere, della critica, del suo 'tormentato' passaggio da un piccolo editore di culto, Minimum Fax, al colosso Mondadori, e di molto altro...

Giovedì, 25 marzo 2010 - 14:14:00

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di Antonio Prudenzano

francesco pacifico mondadori
La copertina
All'inizio del nuovo romanzo di Francesco Pacifico, Storia della mia purezza (appena uscito per Mondadori, dopo che Minimum Fax ha provato invano a non farsi 'strappare' l'autore che aveva scoperto, su cui poi molti editori si sono lanciati invano, compresa la Marsilio...), si respira un'atmosfera a suo modo sveviana. Il protagonista, Piero Rossini, è un giovane integralista cattolico (il suo è il tipico fervore assolutistico del convertito). Ha un passato di sinistra, viene da una ricca famiglia della Roma bene che fatica a capire la sua trasformazione e ha un padre lontanissimo da lui. La sua sorella maggiore è nota per i libri che scrive ma anche per i suoi innumerevoli amanti: inizialmente è pronta a introdurlo nel mondaccio dell'editoria (visto che anche Piero sogna da scrittore anche se poi si ritrova a lavorare come redattore nella casa editrice ultracattolica e antisemita 'Non Possumus'...), ma poi, sconvolta dall'ossessione moralista del fratello, si stacca da lui definitivamente. Non è finita: Piero ha una moglie bella e cattolica come lui, con cui non fa più sesso da tempo. Ma al nostro 'eroe della rinuncia e dell'astinenza sessuale' basterà veder ballare la cognata 24enne Ada (vergine, orgogliosa di esserlo, e ultracattolica anche lei...) e il suo "bel seno grande, molle e signorile", per smarrire ogni certezza. Così Piero abbandona Roma e il libro a cui sta lavorando (un saggio 'maledetto' contro Giovanni Paolo II dal titolo che è tutto un programma, Il papa ebreo), per trasferirsi da solo a Parigi, città notoriamente tentatrice. E qui ogni sua certezza smetterà di essere tale, e avrà inizio la sua terza vita...

L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT A FRANCESCO PACIFICO

francesco pacifico
Francesco Pacifico

Pacifico, nel suo libro ha compiuto un conturbante (e autoironico) viaggio nell'integralismo religioso all'italiana. Ma qual è il suo rapporto con la fede?
"Prima voglio premettere, anche per chiarire alcune mie dichiarazioni apparse nei giorni scorsi sulla stampa in versione ultracompatta e semplificata, che non sono uno di quei cattolici che giudicano dall'alto come sembra da chi descrive il romanzo come fosse una satira. Il protagonista del mio libro è sempre quello che fa le cose nel modo più fanatico di tutti. E nella vita di tutti i giorni io non sono esattamente come lui, ma poco ci manca... Nessun senso di superiorità da parte mia. Vengo da un mondo intellettuale/spirituale pieno d'angoscia in cui ogni pensiero conduce alla morte. La mia famiglia è così. Per questo motivo, anche dopo essermi distaccato da un mondo ultracattolico simile a quello che racconto nel romanzo, non posso sopravvivere senza l'idea che l'universo sia creato da un'intelligenza benevola. Io sono costruito in un modo per cui l'insensatezza del mondo e la sua stessa bellezza sono accettabili solo se c'è un Dio benevolo alla base di tutto, un'intelligenza decente e affine alla nostra. Questo può essere un pensiero semplificante, ma è l'unica condizione per non uccidermi. Per non uccidermi devo poter ammettere che spero che dopo la morte ci si unisca all'intero. Vengo da una famiglia cattolica, soprattutto mia madre, ma la mia conversione è avvenuta intorno al 2000 in circostanze molto simili a quelle di Piero Rossini (protagonista di Storia della mia purezza, ndr). Prima di allora sono stato scout e frequentavo l'oratorio, ma niente di più. Per me la conversione a 20 anni è stata un'esperienza spirituale e intellettuale totalizzante, in cui mi sono buttato a capofitto. Poi tutto è crollato, mi sono lasciato con mia moglie con cui mi ero sposato in Chiesa, la donna della mia vita, e proprio quelle persone che mi avevano accolto nella via della fede sono state le prime ad abbandonarmi, a non aiutarmi quando ne avevo estremo bisogno".

E come mai?
"Il motivo tecnico del mancato aiuto è che con certi cattolici devi avere dei requisiti per essere ascoltato e accolto: se sei un lebbroso va bene, ma se hai fatto la cazzata di lasciarti con tua moglie diventi un po' un untore. Anche in quel momento avevo ovviamente una necessità disperata di sapere che la vita non era senza senso. E' chiaro che non ho vissuto bene il mio periodo di fanatismo, che si è concluso anche peggio, se possibile. Mi ero deperito, disseccato, ero diventato anoressico emotivamente, avevo smarrito la mia fisicità, le donne mi facevano improvvisamente paura... A me è andata così, ad altri potrà essere andata meglio, non voglio certo giudicare. Mi chiedono tutti se sono ancora cattolico. Rispondo di sì perché in fondo se hanno diritto di stare nella Chiesa i miei amici che non mi aprono quando busso, ho diritto di starci anch'io".

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