Philadelphia, De André e Holmes. Carofiglio racconta le sue citazioni

Mercoledì, 27 gennaio 2010 - 11:16:00

Di Francesco Oggiano

libro carofiglio
Le perfezioni provvisorie
Tutte le opere citate
LO SPECIALE LIBRI

L'avvocato Guido Guerrieri ricompare in libreria. Con lui, ne Le perfezioni provvisorie (Editore Sellerio) torna il magistrato, senatore e scrittore Gianrico Carofiglio. Rimane la misteriosa e seducente Bari, che ha già fatto da sfondo alle tre tre precedenti avventure della saga. E ricompaiono, puntuali e innumerevoli, le citazioni che Carofiglio ama spargere tra le pagine dei romanzi che hanno come protagonista l'avvocato Guerrieri. Libri (vecchi, nuovi e mai esistiti) canzoni (hard rock, "lente" e "ribelli") e film (d'epoca e Blockbuster) che s'intrecciano, s'accompagnano e talvolta giustificano piccoli pezzi di vita quotidiana del protagonista.

Qua e là si trovano quel grottesco investigatore privato che era il Nick Belane protagonista di Pulp di Charles Bukowski, cui si paragona l'avvocato prima di iniziare l'indagine; oppure il tenero perdente Charlie Brown raffigurato nei Peanuts. Nelle prime pagine del libro si può ascoltare il ritornello di "Don't stop me now" cantata da Freddie Mercury, ma mimata col labbiale del giudice in aula di Tribunale; si balla assieme a Guerrieri nel garage di casa sua, mentre lui tira al sacco e la riproduzione casuale dello stereo tira fuori l'"Intermezzo" della Cavalleria Rusticana, per farci sentire tutti un po' Robert De Niro in Toro Scatenato; e poi i film: dagli alunni in piedi sui banchi de L'attimo fuggente alla sequenza finale dei baci censurati in Nuovo Cinema Paradiso (l'elenco completo).

"Spesso le citazioni aiutano a descrivere e raffigurare meglio una situazione o uno stato d'animo", ci spiega Gianrico Carofiglio. Gli abbiamo chiesto quali fossero le sue citazioni preferite presenti nell'ultimo libro, quindi di spiegarci il perché. "Ma certo: le citazioni preferite da me o da Guerrieri?". Poco importa, gli rispondiamo. Iniziamo dalle canzoni.

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I Credence Clearwater Revival
Le canzoni: HAVE YOU EVER SEE THE RAIN (Credence 1970) - La prima citata nel libro si trova a pagina 19. Guerrieri ricorda il viaggio fatto appena dopo la laurea in Giurisprudenza assieme a due amici. A bordo di una vecchia Alfa partono per Roma, per partecipare alle prove scritte del concorso di uditore giudiziario. I tre parlano del loro futuro e snocciolano le loro aspirazioni, "tutte poi ingoiate dai crepacci micidiali della vita". Di fronte all'amico che progetta di cambiare il mondo dal basso, Guido sta per replicare. Ma poi scrolla le spalle, guarda dal finestrino il temporale che è finito e alza il volume del mangianastri, giusto in tempo per far partire un riff di chitarra. E' "Have you ever see the rain", dei Credence Clearwater Revival, scritta da John Fogerty nel 1970. "La scena che descrivo nel libro è simile a una situazione capitatami nella vita reale. Ero in viaggio, in mezzo a un temporale terribile. Tutt'a un tratto smise di piovere e apparve il sole. L'autoradio mando in onda questo pezzo rock-blues. E io mi sentii meglio".

ATLANTIDE (Francesco De Gregori 1976) - La seconda canzone è italiana. E' "Atlantide", contenuta nell'album Buffalo Bill, pubblicato nel 1976 dal cantautore Francesco De Gregori. Pianoforte e chitarra per ricordare il proprio amore scomparso. "Il testo di questo pezzo mi ha aiutato a descrivere la faccia di Antonio Ferraro, il padre di Manuela, la ragazza scomparsa da ormai sei mesi. Volevo un'immagine potente, che descrivesse il volto disperato di quest'uomo, impazzito di dolore per aver perso la prrimogenita. Così mi sono venuti in mente i versi di De Gregori: conoscete per caso una ragazza di Roma / la cui faccia ricorda il crollo di una diga. Ecco, cosa c'è di più disperato e potente del crollo di una diga? Di De Gregori adoro il suo album Rimmel. In particolare una canzone, stupenda ma poco conosciuta, presente proprio in quel disco. "Le storie di ieri", la numero sei".

LA CANZONE DELL'AMORE PERDUTO (Fabrizio De André 1966) - L'ultimo pezzo è datata 1966. Guerrieri lo cita parlando col suo sacco. Anche in questa quarta puntata, non manca l'immancabile, silenzioso sacco da combattimento che l'avvocato usa una mezz'ora al dì. Gli tira pugni, e molti. Ma, tra un round e l'altro, gli parla. Delle sue pasticciate vicende sentimentali, spesso. E così, mentre il sacco silente lo sta a sentire, Guido Guerrieri confessa che ogni tanto ha voglia di piangere, quando pensa che il ricordo delle donne che ha amato non lo fa soffrire. Al massimo gli dà "una vaga tristezza, fiacca e remota". "E allora, quali parole migliori per descrivere questo stato d'animo se non quelle scritte Fabrizio De André in La canzone dell'amore perduto. Quella strofa che fa "Non resta che qualche svogliata carezza e un po' di tenerezza". Da ragazzi cantavamo sempre De André, e in particolare questa canzone. Non c'era un motivo preciso, non eravamo tristi, non eravamo delusi, non eravamo stati abbandonati. Ci piaceva e basta".

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Un ritratto di Sherlock Holmes
I libri: SMETTI DI RINVIARE E COMINCIA A VIVERE - Guerrieri ama anche i libri. Con essi intrattiene un rapporto strano, quasi adultero. Non li compra; si limita a leggerli a scrocco nelle librerie sparse per Bari, per poi rimetterli al loro posto. Lo fa ad esempio con Smetti di rinviare e comincia a vivere, un manuale di duecento pagine che spiega come aumentare la propria produttività. "Adoro i manuali. Da quelli sul giardinaggio a quelli sull'informatica. Li sfoglio tutti. Quello che cito fa parte di un filone ormai consolidato: i libri che promettono di avere successo nella vita. Ne ho letti molti di questo tipo. Ora: sono sicuro, e anzi l'ho provato, che forniscono degli spunti e molto interessanti e dei consigli molto utili. Per il resto, penso siano un po' esagerati e che sparino un po' troppo i titoli".

SILVER BLAZE (Arthur Conan Doyle 1894) - Guerrieri ama Sherlock Holmes. Sarà proprio l'investigatore frutto della fantasia di Arthur Conan Doyle a fornirgli la chiave di volta per le sue indagini. In Silver Blaze, il cavallo scomparso, del 1894, Holmes risolveva un caso di un furto di cavallo attraverso la constatazione che il cane non aveva abbaiato: il ladro doveva essere qualcuno che il cane stesso conosceva. "Sherlock Holmes rimane uno dei miei investigatori preferiti. Per anni ho ritenuto ineguagliabile la raffinatezza dei suoi ragionamenti. Certo, con il tempo la sua magia è un po' svanita. Ne sono arrivati altri, magari più in gamba. E ho avuto altri temini di paragone. Ma devo dire che mantiene intatta la sua magia".

I MISTERI DI BARI, il libro fantasma - Come nei precedenti volumi, anche ne Le perfezioni provvisorie è presente un libro fantasma. "Lo faccio spesso. In Ragionevoli dubbi, del 2006, Guerrieri entra di notte in una libreria aperta la notte e si mette a sfogliare un piccolo volume, La manomissione delle parole: appunti per un seminario sulla scrittura. In molti mi hanno chiesto chi fosse l'autore di quel libro. In realtà sono libri inesistenti che spargo qui e là. E' un giochino che mi piace fare con il lettore. E ora le posso dire che presto pubblicherò un libro dal titolo "La manomissione delle parole", che parlerà appunto dei vari significati che possiamo dare a esse. Qui parlo di un'opera intitolata I misteri di Bari. Una sorta di saggio sulle più terribili leggende metropolitane baresi". Se ne deduce che dobbiamo aspettarci un suo prossimo libro sui misteri del capoluogo pugliese... "Chissà. Mai dire mai. Come ogni città, anche Bari ha i suoi affascinanti segreti".

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Screenshot dal film Philadelphia
I film: L'ATTIMO FUGGENTE (Peter Weir 1989) - Guerrieri adora il cinema. Passa una serata intera a parlare con Nadia, una ex-escort barese proprietaria di un locale gay, delle scene più belle mai viste al cinema. Ghost, Blade Runner, Il Gladiatore, Jesus Christ Superstar. C'è di tutto. "Una delle scene che mi emozionano di più è il finale de L'attimo fuggente (1989), raccontata dallo stesso avvocato a pagina 229. Quando i ragazzini salgono in piedi sui banchi per chiamare il loro Capitano. E Robin Williams, nelle vesti del professor Keating, prima di andare via che dice: qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. Questo è il cinema. Tra l'altro, poco tempo fa ho scoperto che uno dei protagonisti di quel film, Ethan Hawke, è diventato anche un ottimo scrittore". Gianrico Carofiglio non ce la fa a non citare altre opere neanche al telefono. "Ho letto il suo ultimo romanzo. Si chiama Il mercoledì delle ceneri, del 2002, ed è scritto benissimo".

BRAVEHEARTH (Mel Gibson 1995) - E poi c'è il finale di Bravehearth, a pagina 230. "Lui è sul patibolo e grida libertà. Un momento prima di essere condannato, vede la sua donna tra la folla e le sorride. Ecco, è una scena da brivido. Una scena che a noi maschietti fa male, perché ci fa confrontare con il nostro coraggio".

PHILADELPHIA (Jonathan Demme 1993) -  buon magistrato e amante della legge, Gianrico Carofiglio adora Philadelphia, la pellicola del 1993 diretta da Jonathan Demme, "con protagonisti due mosti sacri della recitazione come Denzel Washington e Tom Hanks". Nel libro vengono citate addirittura due scene del film. La prima, di cui è innamorata Nadia, è quella finale: durante i funerali di Andrew, la telecamera zoomma su un televisore rimasto accesso, che mostra alcuni vecchi filmini in super otto di Tom Hanks bambino. Il tutto girato sullo straziante tappeto musicale eseguito al piano da Neil Young. La seconda scena invece è quella preferita in assoluto da Guerrieri-Carofiglio. "Siamo al momento del processo e Denzel Washington interroga Tom Hanks. Questo, già in una fase avanzata della malattia, gli spiega che ama il diritto. E quando Washington gli chiede cos'è che gli piace di più del diritto, lui risponde: "Il fatto che una volta ogni tanto, non sempre, ma a volte, diventi parte della giustizia. La giustizia applicata alla vita'.

Guerrieri-Carofigliio porta con sé tutte queste citazioni. Come ognuno di noi, custodisce gelosamente, pronto a ritirarle fuori con la dovuta accortezza nel momento del bisogno, pagine scritte da qualcun altro, note eseguite da altri artisti, parole recitate da altri attori; che conservano la magia che ce le ha fatti imprimere nel cuore e nella testa. Perfezioni provvisorie, appunto.

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