di Antonio Prudenzano
Movi Ovadia, uomo e teatrante di battaglie, è indignato: "Le argomentazioni del sottosegretario Giovanardi a proposito del festival reggae di Osoppo sono folli. In dieci anni al Rototom (che rischia di lasciare l'Italia, VEDI BOX A SINISTRA PER TUTTI I PARTICOLARI SUL CASO) sono passati oltre un milione di giovani, 340 arrestati rappresentano una percentuale infinitesimale. Ma cosa pretendono? Che si mandi un poliziotto per ogni ragazzo che va in Friuli? E poi, in qualsiasi mega-evento, non solo concerti, c'è chi fa uso di marijuana, e non mi risulta che ci siano controlli così rigorosi.

L'AUDIO-INTERVISTA A OVADIA
Per non parlare di quello che avviene tra i politici, che alla marijuana solitamente preferiscono la cocaina, o in certe feste vip alle quali ho avuto modo di partecipato, con tanti professionisti insospettabili che fanno uso di droghe leggere. E poi, il Rototom, che conosco bene, non è solo canne! C'è la musica, oltre a una serie di iniziative culturali parallele di grande interesse". Durante il suo sfogo, intervistato da Affaritaliani.it, Ovadia precisa: "Non ho mai fumato una canna in vita mia, meglio precisarlo. Sono contrario alle alterazioni artificiali, ma non per questo mi sento di giudicare".
 Moni Ovadia
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L'artista aggiunge: "La verità è che il caso-Osoppo è l'ennesima dimostrazione che l'Italia non ama i giovani, anzi li odia. Questi ragazzi sono abbandonati, vengono privati piano piano di tutti gli spazi di libertà. E' il perché è chiaro, vogliono che restino a casa a guardare quel 'catarro sputato' dalla televisione. Se avessi dall'Italia sa cosa farei? Me ne andrei via da questo Paese. Non c'è più gioia di vivere, in Spagna è il contrario".
Per Moni Ovadia "in Italia c'è una vocazione al controllo e alla repressione. Il proibizionismo americano non ha insegnato nulla... Se non possono fumare canne al festival, i giovani lo faranno da qualche altra parte, il problema non si risolve certo così".