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Spettacoli
Negrita in gol con 9. Pau ad Affari: "Come i gol alla Paolo Rossi"

Di Giordano Brega

I Negrita sono tornati con "9" - titolo del loro (nono) album di inediti uscito il 24 marzo - e la voce del gruppo, Paolo "Pau" Bruni, si racconta in un'intervista ad Affaritaliani.it.

Il viaggio in Irlanda per realizzare l'album? "Alla scoperta della musica che ci ha veramente segnato l’anima, quella anglossasone". In 'Poser' l'Italia viene descritta come un Paese di vecchi: "E’ l’evidenza. Non riusciamo a tenere il passo con il resto del mondo". Il 'Mondo Politico' di Renzi? "Questo è un Paese che non ha niente di nuovo. Sembra che tutto lo sia, ma..."

ECCO L'INTERVISTA

In Poser parlate dell'Italia descrivendola come un Paese di vecchi...
“E’ l’evidenza. Non riusciamo a tenere il passo con il resto del mondo. Abbiamo una classe dirigenziale ancorata ad un altro secolo, che fatica a rinnovarsi e questo è un aspetto che lo si vede un po’ in tutti i settori: dalla politica all’economia, fino allo spettacolo. Poi comunque quella è una frase che stava bene in quel testo. Poser è una sorta di denuncia di tutti i tic contemporanei che ci sono in Italia. La nostra però è una critica fatta in maniera ironica. Anche perché a 47 anni non ho neanche voglia di fare il… ribelle (ride, ndr). Ma non ho neppure voglia di chiudere gli occhi. Ci mettiamo una punzecchiatina qua e là, senza voler scoprire l’acqua calda”.

Da Poser a Mondo Politico non mancano le riflessioni su come vadano le cose in Italia e nel mondo. Sui comunicatori globali e globalizzati. E vengono alla mente i vari Obama, Berlusconi, fino a Matteo Renzi. Ma, da cantante che racconta l’Italia che cambia, lei come vede il ‘Paese di Renzi’?
“Questa è un’Italia che non ha niente di nuovo. Sembra che tutto lo sia, ma in realtà non è così. Prima parlavamo di un’Italia per vecchi: ecco la politica ha provato a rinnovarsi mettendo un 40enne al comando. E questa presidenza del consiglio serviva per rinnovare un partito, il Pd, che ha avuto problemi sin dalla nascita. Ma io guarderei al di là del puro commento politico: se il Pd non è mai stato un partito è perché anche l’Italia non è mai stata un Paese unito. Continuiamo ad avere divisioni ataviche, non riusciamo ad avere un’identità nazionale. Prima di trovare un leader dovremmo trovare un carattere nazionale. Invece facciamo sempre il contrario, salvo poi criticare, dopo cinque minuti, chi sale. A prescindere da qualunque sia il suo colore politico…”

In questo tempo di insoddisfazione generale collochiamo il brano ‘Se sei l’amore’ e le difficoltà a vivere gli affetti di ogni genere?
“Si fatica a vivere di… elementi positivi e di buoni rapporti umani. Manca la voglia di conoscere l’altro, fare comunità. Mi sembra che stiamo diventando una società altamente individualista, sempre più arroccati ognuno sulla propria posizione, vivendo di iper-criticità. Con molto moralismo e superficialità. Vuoi pure per motivi contingenti, però noi come popolo siamo predisposti a questo”

In questo album proponete una canzone con una data precisa: 1989. L’anno di Piazza Tienammen, Solidarnosc, la caduta del muro di Berlino. Allo stesso tempo, tanto si sta parlando in queste settimane della fiction 1992 su Sky. Stiamo assistendo una (ri)scoperta, forse a una prima analisi a mente più fredda di quegli anni. Lei come li ha vissuti?
“Intanto 1992 lo sto guardando con curiosità e mi viene in mente quando noi scrivemmo il nostro primo singolo ‘Cambio’, che venne fatto a caldo proprio quando esplose Mani Pulite. Tornando a 1989, beh mi riporta ai miei vent’anni. Il ricordo di quando provi a fare il musicista, perché in quel momento ci stai solamente provando. E ricordo pure la voglia di conoscere l’Europa. Il sogno era Londra: la capitale della cultura musicale, della moda, del costume. Noi puntavamo ad avere una cultura più europea rispetto alle generazioni precedenti: c’erano i primi Interrail, i primi viaggi avventurosi con le prime fidanzate… e attorno a questa cornice accadevano degli eventi mondiali che avevano ripercussioni forti su di noi. Quando un regime spara sugli studenti (Piazza Tiennamen) non resti indifferente, anche perché sei e vivi la vita universitaria… Quelli sono stati anni in cui la nostra generazione ha avuto le prime cicatrici”

A distanza di oltre due decenni non è rimasto deluso dalle promesse che quel 1989 aveva fatto?
“Più che altro deluso dalle promesse degli anni ’80 in generale. Promesse gonfiate, la prima vera bolla italiana. La parola d’ordine era ‘Milano da bere’. Quello è stato l’inizio della decadenza economica italiana che seguiva il boom del dopo guerra. Negli anni ’80 abbiamo proseguito e vissuto un’illusione. E fu l’inizio della fine. Poi è arrivato il 1992 che ha scoperto quella bolla, facendola esplodere. Ma si finì per avere una classe dirigente peggiore di quella precedente. Quindi mi trova deluso? Sì tantissimo”

Da Rotolando verso Sud … questa volta siete risaliti a Nord per realizzare questo nuovo album. Meta: l’Irlanda. Perché?
“Perché più a Sud del Cile c’era solo l’Antartide e là sarebbe stato troppo freddo (ride, ndr). Battute a parte, siamo andati incontro a quel genere musicale che ci ha cresciuto. E poi...

Poi?
"Jesus Christ Superstar che abbiamo fatto l’anno scorso ci ha dato il là a tante cose, perché siamo rientrati nella musica di fine anni ’60 e inizio anni ’70. Ci ha fatto riscoprire la voglia di suonare la nostra musica in un certo modo. Poi è ovvio che non riusciamo a limitarci, ma è giusto anche così: la fantasia non deve avere dei limiti. Alla fine abbiamo rappresentato i 40 anni musicali che ci hanno coinvolto di più, arrivando pure con sonorità proprie degli anni ’90, con il sound che proveniva da Seattle e si propagò in tutto l’Occidente. Quindi…”

Quindi?
“Il viaggio verso Nord era dovuto. La musica che ci ha veramente segnato l’anima era quella anglossasone”.

E’ il vostro nono album di inediti e avete scelto 9 come titolo. Nel calcio è il numero dei grandi bomber. Ce n’è uno che assocereste a questo album e allo stile Negrita?
“Mi vengono in mente quegli attaccanti datati anni ’70-’80. I Paolo Rossi e Roberto Pruzzo, quelli che davano la zampata finale quando meno te la aspetti…”
 

Tags:
negritapaurenzi9pruzzopaolo rossi

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