Paul si divertiva a farmi scherzi, ma non ne parlava mai con nessuno. Come quella volta che mi chiamò al telefono: "Senti, sono a Manhattan, devi venire giù. E' importante. Ti aspetto alla Grand Central (una delle stazioni di New York.)". Di corsa andai alla stazione ferroviaria. Il treno stava per arrivare. Era un "local" vecchio e rumroso, e sporco. In 45 minuti arrivammo alla stazione ma Paul non c'era. Ero pronto a uscire sulla strada quando vidi un gruppetto di donne. Paul era in mezzo a cercava di mollare la stretta, con classe come era sempre il suo modo di agire. Quando ci incontrammo fuori Paul mi chiese di seguirlo. Era serio, pensoso. Una strada più giù, forse la 45ma, Paul entrò in un negozio e io lo seguii. Prese tre cravatte tenute da parte per lui e mi disse: "Aiutami a scegliere!". Stavolta feci io il gesto di Rocky Graziano, ma lui si faceva perdonare tutto, con quel suo modo anti-divo di fare.

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Durante una corsa automobilistica (non ricordo il posto, forse era Watkins Glen) Paul fu costretto a ritirarsi per un guasto al motore. Io ero in tribuna, accanto a Joanne che indossava una babuska russa da ridere per un anno. Ai bordi della pista Paul salutò sua moglie. Joanne, in un lampo, mise il suo braccio destro attorno al mio collo. Momento di imbarazzo per me ma finì a risate. Paul capì e mentre mostrava il suo destro... micidiale, rise come un matto.
Quanti ricordi che non mi lasceranno mai.
Credo che anche lui, lassù, non li dimenticherà!