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Spettacoli
Rai3, con Domenico Iannacone il Servizio Pubblico incontra l'Arte della Vita
Domenico Iannacone con Dario D'Ambrosi
e gli attori del Teatro Patologico di Roma

Che ci faccio qui. Una frase che almeno una volta nella vita chiunque ha pronunciato fra sé e sé, non necessariamente interrogativa o affermativa. Una vox media, come quella di Domenico Iannacone, equilibrato e maieutico intervistatore che, dopo i successi de I Dieci Comandamenti, è tornato su Rai3 con Che ci faccio qui, programma in access prime time che spesso risulta il più visto del suo slot contro colossi quali il Tg2 e i talk politici di Rete4 e La7, doppiando perfino il programma di Raffaella Carrà

Ma ridurre il pregio stilistico di Che ci Faccio Qui a mere questioni di dati di ascolto sarebbe un sacrilegio. Questo perché il programma scritto da Iannacone e Luca Cambi e diretto in studio da Cristian Letruria, è un'autentica perla televisiva fin dalla sigla iniziale, la cui musica e i cui testi sono stati composti appositamente per la trasmissione, con rimandi visivi agli Hot Chili Pepper o a Saul Bass, il titolista preferito di Alfred Hitchcock, e suggestioni sonore alla Leonard Cohen. In ogni puntata il conduttore incontra personaggi - illustri, o illustri sconosciuti - che in un modo o nell'altro perseguono una sorta di avventura solitaria ma al contempo dedita al prossimo, chiusi talvolta loro malgrado in "fortezze della solitudine" munite tuttavia di finestre sul mondo dalle quali provare a renderlo migliore. Andrea Camilleri, isolato dal resto del mondo dalla cecità eppure quanto mai proiettato verso l'altro e verso gli altri; Alex Bellini, l'esploratore estremo che gira il mondo per liberarlo dai rifiuti di plastica; l'imprenditore di Gioia Tauro Nino De Masi che, per essersi opposto alla criminilità organizzata, vive sotto scorta con la famiglia e vede la sua azienda presidiata dall'esercito; la fotografa Letizia Battaglia che, nella sua crociata solitaria contro la mafia, ne ha immortalato per i posteri i delitti e le stragi; Cristina Cattaneo, il medico legale che si occupa di catalogare gli oggetti perduti dai morti nelle migrazioni in mare, cercando di restituire una dimensione umana e una dignità a cadaveri sconosciuti, e tanti altri. 

Iannacone ha la dote rara di saper raccontare attraverso l'intervista, non ponendosi mai in primo piano rispetto all'interlocutore ma lasciandone venir fuori pian piano la personalità, senza mai assolvere né condannare ma registrando per lo spettatore i moti dell'animo, i sentimenti, le mancanze, i pregi, i sogni, le delusioni, le speranze dei protagonisti di turno, con tale coinvolgimento e partecipazione che lo spettatore finisce per sentire il proprio cuore battere sotto le loro vesti. Un programma catartico e ispiratore, per dirla con due parole.

E il successo è stato tale che il direttore di Rai3 Stefano Coletta ha promosso la trasmissione stasera, sabato 1 giugno, in prime time con una puntata speciale dedicata al Teatro Patologico di Roma, diretto dal geniale Dario D'Ambrosi che, da anni, porta sui palcoscenici attori con gravi disabilità mentali strabiliando ogni volta gli spettatori. Attori unici nel loro genere che sul palco, con i loro sguardi tanto peculiari, sembrano domandarsi, per l'appunto, "Che ci faccio qui" e che tuttavia riescono attraverso la loro recitazione istintiva, diretta da D'Ambrosi, a uscire dal bozzolo della loro malattia coinvolgendo sempre la platea con esibizioni da brivido.

Siamo tutti matti è il titolo della puntata speciale di Che Ci Faccio Qui, ed è con un briciolo di follia che andrà in onda in prima serata contro la finale di Champions League. Ma la "coppa dei campioni", grazie al programma che coniuga il più alto esempio di Servizio Pubblico con l'Arte della Vita, Domenico Iannacone, Luca Cambi, la squadra tecnica e artistica di Che ci Faccio qui, la Hangar Tv di Gregorio Paolini, Stefano Coletta e Rai3 l'hanno già vinta. 

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