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Spettacoli
Sting, i migliori musicisti del mondo nel suo Back to Bass Tour

Di Chiara Giacobelli

Dopo Roma, Firenze e infine Assago. Tre sole tappe per il Back to Bass Tour 2016 di Sting, il quale non vuole strafare scegliendo poche location, però prepara un concerto di eccellenza stilistica e musicale, come ormai ci ha abituati dai tempi dei Police ad oggi. La professionalità inizia proprio dai nomi dei musicisti che ha voluto con lui sul palco: il chitarrista Dominic Miller (argentino, ha lavorato con artisti del calibro di Bryan Adams, Tina Turner, Peter Gabriel e Phil Collins), il tastierista David Sanciuos (noto soprattutto per le collaborazioni con Bruce Springsteen) e il batterista Vinnie Colaiuta (talento del jazz, fusion, pop e rock).

Accanto a loro, Sting sale sul palco con la sua solita nonchalance in jeans e t-shirt per iniziare dal top della sua carriera, senza risparmiarsi: Every breath you take, probabilmente il suo successo più famoso in assoluto, è la prima canzone che regala al pubblico, come a dire che non c’è tempo per riscaldare i motori; si vola subito, in alto, lassù insieme alle emozioni. In un attimo il Parco delle Cascine cambia veste e atmosfera, trasformandosi in un mondo parallelo in cui la musica regna sovrana, spinta dal naturale carisma di Gordon Matthew Thomas Sumner (in arte Sting). E se ancora ci fossero dubbi sul ritmo della serata, lui lo spazza via definitivamente con il secondo brano, If I ever loose my faith in you, tra luci, bassi, adrenalina, oltre a un ricordo personale: “Ho da poco terminato il tour con Peter Gabriel e già mi manca”.

Sarà allora per nostalgia, o forse solo per affetto e stima, se sceglie di inserire in scaletta anche la cover di Shock the monkey seguita da Dancing with the moonlit knight, sempre dei Genesis. La band al completo si amalgama talmente bene, in studiata sintonia, da far sembrare semplici e quasi improvvisate le pause tra un verso e l’altro delle canzoni, come pure i medley, le sfumature reggae o jazz, i giochi di stile attorno a capisaldi della sua produzione musicale quali Message in a bottle.

Se per ogni ascoltatore – e per ogni giornalista – c’è sempre un momento più significativo degli altri, un climax che tocca corde intimiste diverse da persona a persona, il mio è da sempre quello legato all’interpretazione di Fields of gold, con il “west winds” e il “jealous sky” che in qualche modo portano all’epilogo dell’amore: “In his arms she fell as her hair came down, among the fields of gold”. Ed è passione. Ed è sogno. Ed è magia.

Si va avanti senza mai annoiare il pubblico seduto; anzi, a un certo punto la gente comincia ad alzarsi in piedi per raggiungere il palco e lasciarsi trasportare dalla straordinaria energia che Sting riesce a trasmettere probabilmente dalla nascita, senza mai averne persa nemmeno un po’ alla faccia degli anni che passano. In fondo, anche i cantautori invecchiano, si stancano, diventano uomini al di là degli eroi: Sting no, lui è immune a tutto questo. E non è attraverso chissà quale effetto scenico o spettacolarizzazione se riesce a generare una vibrazione pura e intensa; accade in modo incomprensibile, attraverso la fusione di arte e musica, creatività e intelletto, estrema preparazione e innato talento. Così, se a dire “Be yourself, no matter what they say” è la sua voce, viene quasi voglia di crederci, forse persino di provarci. Con lui, quantomeno, ha funzionato.

Completano l’eleganza e al tempo stesso la potenza della serata l’assolo alle tastiere di Sanciuos in So lonely e i giri di accordi di Miller in Shape of my heart, per poi dedicare una lunga parentesi a una struggente, jazzata Roxanne, intrecciata ad Ain’t no sushine, cover di Bill Withers.

Non manca un veloce bis che comprende l’orientaleggiante Desert rose, ma un secondo dopo Sting già scappa via, in una macchina pronta nel dietro le quinte, di cui è facile immaginare la destinazione: la sua tenuta Il Palagio a Figline Valdarno, nell’adorata Toscana che in questi ultimi anni gli ha donato molte soddifazioni, oltre a un italiano ormai quasi perfetto.

Info: www.sting.com; www.livenation.it.

Tags:
sting concerto assagosting concerto recensione
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