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Esteri
Catalogna: l’insostenibile follia dello status quo

Cinismo e pugno di ferro. La ricetta di Mariano Rajoy per la Catalogna sembrerebbe, agli occhi di un osservatore esterno, avere avuto i suoi effetti: l'incarcerazione di sette ministri e la ritirata strategica di Carles Puigdemont in Belgio appaiono infatti ai più come il tramonto di una vicenda che per qualche giorno ha tenuto con il fiato sospeso l'intera Europa e i suoi assetti. Ciò nonostante la strategia del governo centrale spagnolo tutto può rivelarsi fuorché il frutto di un abile ingegno diplomatico e quella che sul campo di battaglia sembrerebbe poter essere letta come una travolgente vittoria potrebbe trasformarsi, in poco meno di due mesi, in un temibile autogol.

Da una parte ci siamo noi, che osserviamo. Ridiamo, confezioniamo meme e ci godiamo i quotidiani sviluppi di una storia che sembra essere stata scritta sul copione di una tragi- commedia politica di serie B. Dall'altra, tuttavia, c'è un popolo. Un popolo che l'1 ottobre ha visto la ragion di Stato trasformarsi in abuso (come ammesso dallo stesso governo spagnolo), un popolo che vede i suoi rappresentanti incarcerati ed esiliati, ricordati come i numerosi eroi politici catalani di epoca franchista. C'è un popolo che ha vissuto sulla propria pelle la pressoché totale ottusità di Madrid e dei suoi rappresentanti, il furto della propria autonomia. Le aziende non fuggono dalla Catalogna, lo sanno bene i catalani. Scappano le sedi centrali ma qualsiasi buon economista sa che il capitalismo globalizzato, oggi, non ha confini se si tratta di profitti. E lo sa bene l'Europa, silenziosamente imbarazzata i primi giorni delle violenze a Barcellona, ben più decisa nelle settimane successive.

Una presa di posizione fedele alla Spagna che a Bruxelles sanno bene di non poter tenere ciecamente se dalle urne, il 21 dicembre, i movimenti indipendentisti avranno la meglio. Mitizzazione del leader politico Puigdemont, assenza di ascolto e pugno di ferro in cabina elettorale potrebbero essere dei veri e propri boomerang per Mariano Rajoy e potrebbero riconfermare, nonostante tutto, le istanze indipendentiste dei catalani. A quel punto il nostro cinismo, la nostra ironia e il nostro pragmatismo non potranno fare altro che i conti con la loro volontà.

La follia dello status quo sta nell’ignorare totalmente il cambiamento. Lo Stato è un concetto pre-democratico messo in discussione dalle spinte locali da una parte, dall’europeismo dall’altra. Ripensare gli assetti non è una pazzia, la pazzia è pensare che non siano soggetti al corso della storia. In questa ottica essere in grado di assorbire gli shock senza chiudersi in una cieca visione ancorata al passato è una sfida che, soprattutto in quest'epoca di sconvolgimenti politici e sociali, l'Europa deve affrontare con coraggio e con la consapevolezza che nel corso della sua storia, lunga o corta che sia, ne incontrerà con certezza in continuazione.

La risposta, darwiniana se volete, è sapersi evolvere. Se non teniamo aperta la porta del cambiamento ci chiudiamo nello stagno delle nostre sicurezze. A quel punto i casi sono due: o la porta chiusa verrà sfondata, travolgendoci, o diventeremo stagno. E nello stagno tutto muore.

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