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Angelo Maria Perrino

Congo, i cattolici contro Kabila: spari e lacrimogeni per disperdere le messe

Congo, i cattolici contro Kabila: spari e lacrimogeni per disperdere le messe

Colpi d'arma da fuoco in aria, messe disperse a forza di gas lacrimogeni, 12 ragazzi del coro arrestati. Le autorità della Repubblica democratica del Congo hanno usato il pugno di ferro per impedire ai cattolici di protestare contro la permanenza al potere del presidente Joseph Kabila, il cui mandato sarebbe scaduto a fine 2016.

A Notre-Dame del Congo, la cattedrale di Kinshasa, le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni all'arrivo del leader dell'opposizione Felix Tshisekedi. Agenti e soldati sono entrati nel complesso della chiesa principale, chiedendo alla gente di andare via. Da parte sua il sacerdote ha invitato a "tornare a casa in pace perché c'è un impressionante dispositivo militare e di polizia pronto a sparare".

"Mentre stavamo pregando, i soldati e la polizia sono entrati e hanno usato gas lacrimogeni in chiesa" durante la celebrazione della messa, ha raccontato all'agenzia France Presse un fedele della parrocchia di St Michael, nel centro della capitale Kinshasa. "La gente è caduta, i soccorritori stanno rianimando le vecchie signore cadute. Ma il sacerdote non ha smesso di dire la messa, ha continuato con i cristiani che non sono fuggiti", ha riferito Chantal, un'altra parrocchiana.

La stessa agenzia ha dato notizia dell'arresto di 12 ragazzi del coro che in abiti liturgici si erano messi alla testa della "marcia pacifica" contro Kabila. I ragazzi, uno dei quali portava un grande crocifisso, sono stati caricati su un veicolo della polizia.

I cattolici hanno indetto la protesta a un anno dalla firma, sotto l'egida dei vescovi, di un accordo che prevedeva di tenere entro la fine del 2017 le elezioni presidenziali, rinviate invece al prossimo anno. Sono circa 150 le chiese cattoliche che hanno indetto la manifestazione, a cui hanno aderito anche l'opposizione e la società civile. Da parte loro, le autorità
congolesi hanno vietato la protesta, hanno interrotto internet "per ragioni di sicurezza" e hanno rafforzato il dispiegamento delle forze di sicurezza nella capitale, con esercito e polizia schierati davanti alle parrocchie e posti di blocco in diversi punti della città.


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