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Esteri
Freddo? Si è riaperto il “Passaggio a Nord”

Fa troppo freddo — È stata fonte di irritazione per gli attivisti che una delle prime, concrete manifestazioni del riscaldamento globale sia parsa a molti una buona notizia: si sarebbe riaperto dopo diversi secoli il “Passaggio a Nord”, la via marittima tra la calotta artica e la Russia, offrendo una nuova rotta veloce ed economica per il trasporto delle merci dall’Oriente all’Europa e viceversa.

I più lesti a rallegrarsene sono stati i russi. Un paese da sempre quasi privo di sbocchi praticabili sul mare aperto avrebbe acquisito—senza colpo ferire—il controllo di un’importante strada del commercio internazionale, una che avrebbe accorciato la distanza marittima tra Yokohama e Rotterdam di 7.200 km. La prima nave ha transitato il Passaggio nel 2011.

La Russia si è subito lanciata a creare una capacità militare sulla calotta per difendere la nuova rotta, inventando tra l’altro le motoslitte armate di mitraglieri pesanti. Ha anche messo in cantiere un’intera flotta di rompighiaccio e una ventina tra petroliere e metaniere a propulsione nucleare per il trasporto di LNG (gas naturale liquefatto), allestendo nel frattempo dei nuovi porti per servirle nel difficile nord russo.

Poi è cominciato a mancare il previsto riscaldamento globale... Ancora in questo mese di luglio i rompighiaccio stanno lavorando 24 ore al giorno per tentare di sprigionare la flotta, rimasta intrappolata dai ghiacci del Golfo di Ob. Un portavoce della Rosatomflot, l’armatore, ha detto al Barents Observer— una testata specializzata che segue l’Artico—che: “Il riscaldamento globale, di cui si è tanto parlato, sembra avere fatto un passo indietro e stiamo tornando agli standard degli anni Ottanta e Novanta”.

Intanto due grandi rompighiaccio atomici, il Taymyr e il Vaygach—insieme con altre unità minori e dei rimorchiatori d’alto mare—lavorano da settimane appena al largo del porto di Sabetta e del gigantesco impianto di liquefazione LNG di Yamal—per liberare le navi. L’impianto ha una capacità progettata di 16,5 milioni di tonnellate annue di gas liquefatto e doveva permettere l’esportazione della produzione siberiana durante tutto l’arco dell’anno, non solo in estate.

Il nuovo porto e l’infrastruttura di Yamal sono stati aperti da Vladimir Putin nel dicembre del 2017. Per comprendere l’importanza del progetto e della rotta sub-polare per la Russia, basti notare che, durante la nerissima crisi finanziaria russa del 2014-15, il Governo ha comunque trovato modo di anticipare una sovvenzione extra di altri 150 miliardi di rubli per spingere avanti la costruzione.

I mercati, felicemente cinici, hanno salutato la notizia della difficoltà russa con entusiasmo, mandando all’insù i prezzi degli idrocarburi. Non è dispiaciuta nemmeno ai Sauditi, impegnati nel complesso tentativo di fare salire i prezzi petroliferi nello stesso momento in cui aumentano la propria produzione. Può darsi che i meteorologi russi sottoscrittori delle previsioni per il restringimento della calotta sentano invece una gelida brezza sul collo.

Quanto è finora successo col Passaggio a Nord non significa che il riscaldamento globale non esista. Ricorda però che New York non è ancora finita sott’acqua e il cactus ad Aosta ancora non c’è. Forse ci vorrebbe un attimo di prudenza prima di abbracciare le previsioni climatiche più estreme.

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