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Esteri
Germania populista, non l'Italia

Attualmente al governo abbiamo una coalizione di due partiti che vengono classificati come populisti. Ma cos’è il populismo? La storia ci rimanda agli inizi del XX secolo quando in Russia, spinte da ideologie di sinistra, le masse furono aizzate contro lo zar Alessandro II provocandone la morte in nome di un miglioramento delle condizioni sociali ed economiche. Più recentemente abbiamo un altro esempio di populismo nell’ambizione di Peron di voler migliorare le condizioni del popolo in nome, in realtà, di una protezione degli interessi borghesi-capitalistici.

Storicamente è dunque una forma di socialismo organizzato da forti personalità (Mussolini era stato un socialista) con l’ambizione iniziale di progresso e benessere ma in realtà manipolata da interessi privati vòlti a far progredire e consolidare processi di industrializzazione (L’ industrializzazione tedesca prima della II guerra mondiale si basava sull’ideologia nazional-socialista).

Nel caso italiano il populismo lo si potrebbe definire come una sorta di “sentire” del popolo. Si è convinti che in Italia l’immigrazione sia fuori controllo, che la giustizia o la sanità non funzionino, che la scuola sforni solo disoccupati e via dicendo. Le cronache del resto esaltano soprattutto esempi negativi che rafforzano questa convinzione. Questo sentire popolare si è senz’altro rafforzato con la globalizzazione, quando persone e capitali hanno iniziato a fluire senza più un controllo. L’idea di Nazione, di Patria, ha iniziato ad essere messa in discussione e il sentimento di precarietà si è fatto facilmente strada tra la gente. Non mi ha stupito l’acuta osservazione del ministro Savona quando, qualche giorno fa, ha proprio identificato in questi due fattori la possibilità da parte dell’Italia di essere vulnerabile a fronte di shock esogeni. Pochi hanno capito quanto diceva. Non stupisce che il giornale e la radio di Confindustria abbiano rasentato l’offesa nei suoi confronti.

Una nazione si può dunque definire populista se soddisfa alcune necessarie caratteristiche ossia: - Forte appartenenza identitaria nazionalista - Forte vocazione capitalista - Bassa conflittualità nel rapporto imprenditoria-proletariato - Forte fiducia nella leadership governativa L’Italia non ha nessuno di questi requisiti e pertanto non si può dire che sia una Nazione populista. La Germania, al contrario, è una nazione fortemente populista. Ha avuto la pazienza e la lungimiranza di favorire la sua riunificazione (facendola pagare alle altre nazioni europee), ha una forte identità nazionale (il popolo tedesco si è sempre sentito il vero padrone dell’Europa), si identifica totalmente con la sua guida politica (la Germania ha avuto ben tre Reich), ha una bassissima conflittualità sindacale ed una elevata industrializzazione. Ed è stato soprattutto quest’ultimo punto che ha favorito la rinascita della nazione e la sua nuova ambizione a guidare il sogno europeo, che in realtà è quello tedesco.

Il governo tedesco si è tenuto l’industria pesante dentro i propri confini, non ha delocalizzato se non per presidiare nuovi mercati, ha obbligato i sindacati ad accettare contratti che portassero la maggioranza dei lavoratori a vivere al di sotto delle loro possibilità, ha obbligato la BCE a diventare la vestale dell’inflazione e la Bundesbank ha svolto il ruolo di guardiano della stabilità dei salari. Nessuno ha fiatato. Erano e sono tutti d’accordo. Il surplus tedesco ha raggiuto la cifra monstre di 257 miliardi di euro violando una delle principali regole del gioco europeo, ossia la redistribuzione della ricchezza. Per contro non ha fatto sconti ai pesi periferici obbligandoli a tenere sotto controllo il debito pubblico e nel caso greco addirittura facendo cadere in una recessione mai vista una nazione dell’area euro. La banca tedesca inoltre permette finanziamenti alle aziende private violando la libera concorrenza, non pubblica i bilanci delle casse di risparmio, protegge la sua maggiore banca, la Deutsche Bank, da un dissesto ormai conclamato.

Il vero populismo da battere non è dunque quello italiano ma quello tedesco che se non verrà fermato ci costringerà ad uscire dall’Europa contro la nostra volontà. Era anche questo quello che voleva dire Savona nel suo intervento (LEGGI QUI).

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