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Esteri
"Guerra" Italia - Francia: l'ora dei cortigiani di regime

Ormai la “guerra” tra Italia e la Francia sta assumendo connotazioni di continuità quotidiana e non passa giorno che non siano sparate bordate, da una parte e dall’altra.

La storia è lunga e per non tornare troppo indietro nel tempo, tipo Cesare contro Asterix, meglio soffermarsi solo sul passato prossimo che consiste in alcune invasioni che la Francia ha compiuto con la sua gendarmeria del territorio italiano per “depositare” migranti nottetempo.

La cosa si è ripetuta mentre l’Italia ha contestato la Tav Torino - Lione e soprattutto il marco “coloniale” francese, tramite Alessandro Di Battista. Ma la cosa che non è andata proprio giù al permalosissimo Macron è stato l’incontro di Luigi Di Maio, Vicepresidente del Consiglio e Ministro dello Sviluppo economico, con uno dei leader dei gilet gialli che stanno cercando di rovesciare il presidente d’oltralpe.

Il tutto condito da improperi e ingiurie proferite dai francesi nei confronti del governo italiano, con epiteti tipo “vomitevole”.

Da ultimo, è scesa in campo anche la nutrita schiera di intellettuali cortigiani, come l’economista Jacques Attali che in una intervista su La Stampa, che non manca mai di offrire il supporto a questo tipo di attività anti-italiane, ha dichiarato che “L’unica soluzione definitiva è un nuovo governo a Roma” e poi, non contento, ha rincarato la dose “Si rischia una deriva come nel 1949” con chiaro riferimento al periodo fascista e a Benito Mussolini”.

Ma non è finita qui.

Dopo alcune considerazioni radical - chic della più bell’acqua ha sganciato la terza perla apodittica:

“Questa situazione ha valore pedagogico. Ci fa capire dove porta il populismo”.

Ma chi Jacques Attali?

È un professore universitario di Economia, ex consigliere del Presidente francese François

Mitterand e soprattutto fondatore della Attali & Associés che si occupa di “ingegneria finanziaria”, insomma come far fare i soldi a chi ne ha già tanti.

Quindi Attali è un membro dell’Élite francese, anzi internazionale e perciò, alla luce di questo, non sorprende molto che sia sceso in campo per difendere i suoi inappropriati privilegi.

Ma che per farlo si permetta di dettare le condizioni ad uno Stato sovrano come l’Italia apre veramente troppo.

Ma Attali non è il solo dei cortigiani a supportare Macron nella sua battaglia contro l’Italia.

Oggi, ad esempio, il quotidiano francese Le Monde, dedica la sua tradizionale pagina del lunedì, “Débats  & Analyses” alla questione dell’Italia e lo fa in maniera impudente, con un articolo di  Igiaba Scego dal titolo eloquente “Rome dénonce le colonialisme des autres sans nommer le sien”.

Il tutto corredato da una vignetta con due galli, uno francese e l’altro italiano.

Quello francese dice: “Combattiamo a causa di Mussolini, dei migranti o della
tua amnesia sul colonialismo?”.Al che il gallo italiano risponde: “Quale colonialismo?”.

Paragonare il colonialismo italiano, che si risolse nella Libia, allora “scatolone di sabbia” e nell’Etiopia che ci diede solo grane al colonialismo francese che si prese mezz’Africa non solo è anti - storico, ma anche poco corretto visto che la Francia, a differenza dell’Italia, in Africa ci sta ancora.

 

 

 

 

 

 

 

 

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