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Esteri
Iran, Rouhani apre dopo la repressione: "La gente ha il diritto di protestare"

Mentre il governo reagisce alle proteste della popolazione con il "pugno di ferro", oscurando i social network e arrestando duecento persone, il presidente dell'Iran, Hassan Rouhani, apre. E difende il diritto di protesta. "La gente - ha dichiarto Rouhani - ha diritto di protestare, serve uno spazio per la critica". Il presidente iraniano nel suo discorso ha fatto una importante presa d'atto che suona quasi come monito rivolto all'attuale esecutivo: ha ammesso infatti che le proteste, nate inizialmente come reazione alla crisi economica, hanno poi preso di mira la corruzione e la scarsa trasparenza del governo.

La crisi iraniana ha visto per la prima volta l'intervento del presidente clerico moderato, Harran Rohani, da quando sono scoppiati giovedì le proteste per il malcontento legato alla situazione economica del Paese, represse nel sangue e con arresti arbitrati. "La critica è diversa dalla violenza e dalla distruzione della proprietà pubblica" ha poi detto il presidente iraniano. "Le autorità - ha aggiunto - devono autorizzare le manifestazioni e le proteste legali". Rouhani ha cercato, come un equilibrista, di condannare la repressione dei manifestanti e di condannare il tentativo del presidente Usa, Donald Trump, di cavalcare la protesta. Il presidente ha quindi ordinato alle diverse branche del governo, a partire dalle forze dell'ordine (inclusi i paramilitari Basiji ai Pasdaran) di lasciare "spazio al dissenso".

Nei giorni scorsi in molte manifestazioni pubbliche soprattutto nel Nord del Paese sono state rivolte invettive contro l'establishment religioso dell'Iran, i cui vertici sono stati accusati senza mezzi termini di essersi arricchiti mentre la popolazione vive di stenti.

Rouhani ha replicato a Trump accusandolo di non aver interesse nel destino del popolo iraniano ma di puntare solo a sfruttare i problemi di Teheran. Trump, è l'affondo del presidente, "non ha alcun diritto" di simpatizzare con quegli iraniani che prima ha chiato "terroristi": Questo uomo oggi vuole simpatizzare con la nostra gente dimenticando che pochi mesi fa ha chiamato l'Iran "nazione di terroristi". "Questa persona che è totalmente contro l'Itan come nazione non ha alcun diritto di provare compassione per il popolo iraniano".

Due morti e duecento arresti negli scontri avvenuti ieri sera nella città di Doraud, nell'ovest dell'Iran (mentre media locali continuano da ieri a parlare di sei vittime). Mentre la comunità politica internazionale segue con preoccupazione l'escalation della violenza contro i manifestanti, e Donald Trump ammonisce con un tweet "Il mondo vi guarda", continua la repressione del governo. La propaganda governativa respinge le accuse di aver aperto il fuoco e, per voce del vicegovernatore della provincia di Lorestan, accusa genericamente "gruppi ostili e agenti di servizi stranieri".

"Sabato sera c'è stata una protesta illegale e diverse persone sono scese in strada rispondendo all'appello di gruppi ostili, che hanno portato a scontri  sfortunatamente in questi scontri due cittadini di Doraud sono rimasti uccisi", è la versione di Habibollah Khojastehpour alla televisione di Stato.

Il vicegovernatore ha ribadito che le forze di sicurezza non hanno sparato sulla folla: "In questi scontri, non un proiettile è stato esploso dalla polizia, dall'esercito o dalle forze di sicurezza contro le persone. L'obiettivo era che le proteste finissero in modo pacifico, ma a causa della presenza di alcune persone e di determinati gruppi, sfortunatamente è accaduto questo che ha portato all'uccisione di due persone".

Secondo la versione dei Guardiani della rivoluzione la colpa dei morti sarebbe di non meglio identificati "gruppi ostili". "Persone munite di armi da caccia e da guerra si sono mischiate nelle proteste e hanno cominciato a sparare a caso tra la folla e contro l'edificio del governatore", uccidendo due persone e ferendone altre sei.

Il ministro dell'Interno iraniano Abdolrahman Rahmani Fazli prima annuncia il pugno di ferro contro quanti "ricorrono alla violenza e creano disordini", dichiarando che ne "pagheranno il prezzo". Poi, però, blocca Instagram e Telegram che sono i social utilizzati pacificamente dai manifestanti iraniani per diffondere il loro dissenso e non certo per "danneggiare beni pubblici, creare disordine, o causare paura e terrore".

Le autorità iraniane hanno deciso una dura repressione contro la pacifica protesta della popolazione iraniana, stremata dalla crisi economica, dal carovita e dall'inflazione (i primi dispordini sono nati come reazione all'aumento del prezzo delle uova). Per cominciare hanno voluto tagliare i mezzi di comunicazione varando una serie di misure restrittive nell'accesso ai social media del Paese. Da qualche ora sia Telegram che Instagram risultano bloccati nell'accesso da cellulare.

Secondo il ministero dell'Interno, Telegram in particolare sarebbe utilizzato da "gruppi controrivoluzionari sostenuti dall'estero" per lanciare appelli per l'uso di molotov e armi da fuoco nelle proteste di piazza. In mattinata il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha confermato con un tweet che l'app di messaggistica è stata bloccata nel Paese: "Le autorità iraniane hanno bloccato l'accesso a Telegram per la maggioranza degli iraniani nonostante il nostro rifiuto". La tv di Stato di Teheran ha replicato al tweet di Durov affermando che "Instagram e Telegram sono stati bloccati per mantenere la pace durante le proteste".

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