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Esteri

Ci sono avvenimenti che, sul momento, assomigliano ad un episodio, mentre in seguito ci si accorge che, di fatto, essi rappresentano una svolta nella storia. La decapitazione di Carlo I, in Inghilterra, può essere vista come la conclusione del contrasto implacabile di due caratteri testardi o, volendo, di due fanatismi. Al contrario, quel giorno di gennaio del 1649 Carlo accettò di morire per non rinnegare il principio di essere re “per grazia di Dio”, e se Cromwell non si fermò davanti al regicidio fu per dimostrare una volta per tutte che il vero sovrano dell’Inghilterra è il popolo. Ciò stabilì la democrazia in Inghilterra in maniera ben più salda di quanto non avrebbe potuto fare una Costituzione scritta. In effetti quello stesso popolo che assistette impassibile alla morte del suo sovrano poté ben presto ritornare senza paura alla monarchia e restare monarchico fino ai nostri giorni, senza che l’Inghilterra cessasse di rappresentare il modello universalmente riconosciuto della democrazia moderna. Similmente la Guerra dei Sei Giorni non fu uno dei tanti conflitti che opposero gli Israeliani agli Arabi. Fu la guerra che dimostrò che l’eliminazione d’Israele non era fattibile. Lo si vide nel 1973, quando il nuovo tentativo, lungamente preparato, non cambiò per niente la situazione: malgrado la sorpresa riuscita, malgrado qualche successo all’inizio, fu presto chiaro che la continuazione del conflitto si sarebbe conclusa con un aggravamento del disastro egiziano. Motivo per cui si firmò finalmente una pace che dura ancora ai nostri giorni, quarant’anni dopo. In questo quadro storico si può azzardare l’ipotesi che il declino della Francia abbia una data precisa: il 1940. E una causa precisa: l’atteggiamento mentale della società francese nel periodo tra le due guerre. Si potrà evitare di dimostrare una decadenza che si deve tristemente constatare il tutti i campi, dai più importanti, come il posto nel mondo o la situazione economica, ai più futili, come l’irraggiamento artistico. Chi la nega - libero di farlo - può esimersi dal continuare la lettura. La ragione del fenomeno, invece, è discutibile. È molto probabile che quella esposta qui sia falsa: le ragioni per cui un paese vive una sorta di miracolo - la Grecia di Pericle - o una sorta di sonno eterno - la Grecia dopo l’Ellenismo - sono spesso misteriose. Ciò malgrado una tesi storica è utile anche se costituisce solo lo stimolo per confutarla e dimostrarne un’altra, più fondata. La Francia vinse la Prima Guerra Mondiale, ma ne uscì stremata come se le fosse costata l‘ultimo sforzo per sopravvivere. Malgrado i monumenti ai morti nei più piccoli villaggi, i Francesi non erano fieri della vittoria: erano soprattutto disgustati dal prezzo che avevano dovuto pagare e i monumenti sembravano essere là per non permettergli di dimenticarlo. I Tedeschi, che quella guerra l’avevano perduta, si gargarizzavano già con sogni di rivincita, i Francesi non facevano che ripetere: “Mai più!”. Non era importante che quella guerra si fosse conclusa con una vittoria, era importante che essa fosse “la Der des Der”, l’ultima delle ultime. Durante le "années folles", e ancora durante gli Anni Trenta, la Francia confessava di avere perso il suo slancio vitale e forse perfino la volontà di lottare per sopravvivere. Ciò spiega la sua decisione di non riarmarsi, nel momento in cui De Gaulle la implorava di farlo. E quando la nuova guerra fu dichiarata, l'esercito si rannicchiò dietro la Linea Maginot, dimenticando che nessuna guerra si vince difendendosi soltanto. Ma la Francia non voleva combattere e la sua sconfitta fu meritata. II seguito confermò le premesse. Quando un Paese non ha più fiducia in sé, quando è "in perdita di velocità", ciò si manifesta un po' in tutti i campi. Dal prestigio della sua lingua nel mondo al successo dei suoi autori e dei suoi film, dal suo peso nella politica internazionale ai risultati della sua economia. Altrettanti campi in cui la Francia non è più ciò che fu un tempo. Naturalmente si dice tutto questo con la morte nel cuore. Si sarebbe dispiaciuti per la decadenza culturale di qualunque Paese, figurarsi che cosa si può sentire, quando si tratta di una nazione che, a conti fatti, è stata la più importante d'Europa dopo la caduta dell'Impero Romano. Purtroppo, nascondersi la verità non cambia in nulla la realtà. Non resta, agli innamorati della Francia, che ricordarsela come l'hanno conosciuta, e conservarla nel loro cuore.

Gianni Pardo,
pardonuovo@myblog.it

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franciadecadenza
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