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Esteri
Macron e la tracotanza anti-Italia. Ma con Salvini troverà la sua Sédan
Foto LaPresse

Fuori i barbari!” era il motto che, costantemente, improntava di sé la quotidianità politica del pontefice della Chiesa di Roma, Giulio II (1503 – 1513), nel secolo Giuliano della Rovere, appartenente alla nobile famiglia di Savona che aveva già dato alla Chiesa un altro papa, Sisto IV (1471 – 1484, Francesco della Rovere), alcuni cardinali, una cospicua serie di prìncipi. Che governarono il ducato di Urbino, presso cui si era formata una splendida corte rinascimentale la quale irradiò  con le proprie espressioni culturali e cavalleresche non soltanto la Penisola italiana ma, altresì, l’intera Europa. 

Però, chi erano coloro che papa Giulio intendeva demonizzare come dei “barbari”, ossia gente non degna di far parte del concerto delle civili potenze europee perché schiacciavano con la propria deleteria influenza, soprattutto l’Italia del Settentrione? Erano principalmente i francesi per cui il papa, con un’azione energica e sinergica aveva costituito una Lega Santa – innervata dalla Serenissima Repubblica di Venezia, dagli Svizzeri e dai re d’Inghilterra e di Spagna -, per il possesso del ducato di Milano, riuscendo a cacciarli dall’Italia pur avendo dovuto registrare una cocente sconfitta nella battaglia di Ravenna (1512), dominata da Gastone di Foix, duca di Nemours (1489 – 1512), che perse la vita, agli ordini del sovrano Luigi XII di Francia (1498 – 1515). Il re francese aveva tentato d’impadronirsi del ducato di Milano da cui però venne risolutamente scacciato, per ciò ponendo definitivamente da parte ogni velleità di conquista e tutti i progetti di egemonia sull’Italia a lungo accarezzati.

In questi giorni, il presidente francese Emmanuel Macron,  sin dall’inizio del proprio mandato presidenziale, postosi alla sequela del predecessore, Nicolas Sarkozy (2007 - 2012), si è fatto lusingare anche lui dall’idea di subornare, ancora una volta, l’Italia ed il Governo di Roma, insieme con la signora Angela Merker, cancelliera tedesca, per rendere l’intero Mezzogiorno dello Stivale un immenso, brulicante campo di profughi irregolari, con la connivenza delirante del gesuita Bergoglio.

Ma ha trovato sulla sua strada un sanguigno mastino, spavalda incarnazione del “Misogallo” alfieriano, che risponde al nome di Matteo Salvini. Il quale, difficilmente, permetterà di farsi prevaricare, pena la perdita immediata della credibilità e dei consensi nei propri confronti e in quelli della sua Lega che, potenza dei nomi e dello spirito significante insito in essi, oggi può essere designata, naturaliter, come l’erede elettiva dell’antica Lega Santa papale.

Tutti i francesi rubano! No! Buonaparte”: era la frase ricorrente sulle labbra di innumeri abitanti dell’Italia del XVIII secolo, allorché s’intendeva stigmatizzare la più becera e triviale azione di furto perpetrata da Napoleone I (1769 – 1821, Bonaparte), volta a depauperare il patrimonio artistico e culturale italiano per arricchire le miserrime collezioni dei palazzi e dei musei pubblici francesi che, nei confronti delle scintillanti, doviziose strutture della Penisola, si potevano stimare, senza ombra alcuna di dubbio, come desolantemente insignificanti.

Il nipote, ex-fratre, di costui, ossia Napoleone III (1803 – 1873), che, per distinguerlo dallo zio, venne apostrofato con l’appellativo di Napoleone il Piccolo, per poter salire al trono imperiale dei francesi, nel ricordo dei “fasti”, ormai definitivamente trascorsi, della esistenza  diuturna della Casa imperiale dei Bonaparte, di provenienza dall’isola di Corsica ma, prima ancora, di genesi toscana, chiese ed ottenne, tra gli altri ceti sociali, l’appoggio dei cattolici di Francia, impegnandosi, per conservarne la fiducia ed il sostegno, ad impedire la conquista di Roma da parte delle truppe del neocostituito Regno d’Italia -17 marzo 1861-, con il mantenere nella Città Eterna un folto contingente di soldati dell’esercito di Francia a difesa dell’ultimo scampolo del millenario Stato pontificio, sul quale regnava, durante quelle turbolenti contingenze, il Santo Padre Pio IX (1846 – 1878, il conte Giovanni Maria Mastai Ferretti, di Senigallia). 

A conferma del proposito d’impedire agli Italiani il possesso di Roma per farne, secondo logica, la capitale del novello Regno sabaudo, in pieno Parlamento, nella seduta del 5 dicembre 1867, il ministro bonapartista-clericale, Eugenio Rouher (1814 – 1884), s’incaricò, con enfatica tracotanza tutta francese, di pronunciare l’ormai famigerato “Jamais!”, il risoluto anatema che doveva, quasi plasticamente, vietare Roma all’Italia e l’Italia stessa a Roma.

Il presidente Macron, confidenzialmente detto “Manu”, ha inteso seguire quella nefasta politica praticata nel Secondo impero francese. La sua visita in Vaticano, martedì 26 giugno scorso, effettuata anche per accarezzare Bergoglio e ad accettare la nomina simbolica di “Protocanonico” onorario del Capitolo della Basilica pontificia di San Giovanni in Laterano, per trovare, secondo il proprio criterio politico-ideologico, una sponda credibile alle sue offese contro l’Italia, ha platealmente marcato un modo preciso di essere, un deliberato procedimento di azione, sia culturale che politica, intessuto di una presunzione miope e di una jattanza insolente che ha portato, in altri momenti, ad un futuro inestricato di egoismi e di lutti, di sacrifici e di rovine. In una parola, esso, ha direttamente condotto ad una località, ad un punto geografico ben definito che si raggruma in una cruciale indicazione temporale – primo settembre 1870 – che si esplicita, a sua volta, in un lessema soltanto. Tremendo: Sédan.

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