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Esteri
Prossimo Charlie Hebdo all'inizio di febbraio. Il nuovo direttore Riss: "Difenderemo la laicità"

di Paola Serristori

Il direttore del prossimo Charlie Hebdo è uscito dall'ospedale. Laurent Sourisseau, 48 anni, soprannominato Riss così come Stephane Charbonnier, il direttore ucciso dai terroristi, era Charb, era già al vertice del settimanale, principale azionista con Charb, designatore e capo della redazione, accanto a lui nel momento dell'agguato. La sua prima dichiarazione è “illuminata” dallo stesso spirito che ha sempre animato lo staff di umoristi: “Continueremo a difendere la laicità. Si ha il diritto di dire 'Je ne suis pas Charlie' (Io non sono Charlie), siamo in democrazia. Quello che conta è la ragione che vi sta dietro, se la critica viene fatta con cattive intenzioni, per difendere i terroristi, allora mi ferisce”.

Ovviamente è ancora provato, come tutti i colleghi, dallo choc subito: “Sicuramente vogliamo tentare di andare avanti. Non è certo che ci riusciremo”. Il numero dei record, ora in vendita, è stato ristampato ancora, per un totale di 7 milioni di copie. Il prossimo dovrebbe esser in edicola il 7 febbraio. Per gestire i soldi raccolti con le donazioni spontanee - Reporters sans frontières ha aperto una sottoscrizione online nelle ore successive alla notizia dell'attentato - Riss ed i redattori di Charlie Hebdo pensano di chiedere l'intervento della Corte dei Conti, per ricambiare la fiducia della gente adottando la maggiore trasparenza possibile di gestione.

“La porta si è aperta ed è apparso un tipo vestito di nero con una mitraglietta. Si è trovato faccia a faccia con Charb - ha raccontato Riss al quotidiano Le Monde - mentre gli altri cercavano scampo a sinistra e destra, ma davanti alla porta d'uscita c'erano i terroristi. Io mi sono gettato a terra, con la faccia sul pavimento. Da quel momento ho potuto solo ascoltare il rumore degli spari. Nessun urlo, nessun lamento, solo rumore di spari. Un proiettile mi ha colpito ad una spalla”. Durante il ricovero in ospedale ho avuto paura che qualcuno venisse anche lì ad uccidermi, non sapevo che i killer erano stati identificati e già ricercati. Una notte ho sentito il rumore di una porta e mi sono domandato se era meglio nascondermi in bagno, ma la chiusura della porta avrebbe destato sospetto, oppure dentro un armadio, contando sul fatto che nessuno pensasse di guardare dentro l'armadio”. Attimi che gli hanno riportato alla mentre gli istanti immediatamente precedenti alla mattanza: “Avevo sentito dei colpi, credevo fosse un radiatore nella stanza accanto, che doveva essere sostituito. Ho pensato fosse esploso... poi la porta si è aperta... ”. Tra le vittime nella redazione di Charlie Hebdo c'è un operaio della società di manutenzione. Era appena arrivato, insieme al collega, che ha riferito: “Quando abbiamo visto i due uomini armati ho fatto in tempo a dire 'siamo della manutenzione', ma un colpo aveva già ucciso il mio collega. L'ho trascinato nel bagno, dove mi sono nascosto. Purtroppo non sono riuscito a salvarlo”.

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