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Esteri

 

 

A ventiquattro anni dalla caduta del muro di Berlino potremmo presto trovare ai confini dell’Europa una nuova Cortina di Ferro. I soldati russi stanno infatti iniziando a stendere filo spinato lungo il confine con l’Ucraina. Partendo dalla regione di Luhans'k, dove passa uno dei confini tra le due nazioni da sempre sorelle, la barriera potrebbe estendersi lungo 4000 chilometri cingendo tutta la frontiera tra i due Stati.

Il motivo? La decisione del governo Ucraino di firmare un patto con l’Ue. Lo stesso ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, ha parlato di un cambiamento di rapporti tra i due Paesi. La Russia si sentirebbe minacciata dalla possibile influenza dell’Europa su uno dei Paesi satellite più vicino alla Grande madre.

Ma non è finita: presto sarà necessario esporre un passaporto e superare un check point proprio come ai tempi del muro di Berlino. Si tratta di uno degli atti concreti della guerra invisibile messa in atto dalla Russia di Putin per ristabilire nell’area dell’ex Unione Sovietica la propria influenza a discapito degli interessi dell’Europa che, a sua volta, tenta di conquistare mercati negli stessi Paesi.

Per il momento a pagare i rapporti tesi tra i due Paesi sono i cittadini. La regione di Luhans'k, dove si sta costruendo il muro, è infatti russofona, abitata da famiglie che si sono mischiate e che hanno rapporti lavorativi con i cugini russi.  I problemi riguarderanno presto i commerci di prodotti agricoli e andrà ancora peggio per quelli delle merci industriali.

LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO

Il 9 novembre 1989, durante una conferenza stampa convocata per le 18, Schabowski, Membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR comunicò la notizia che tutti i berlinesi dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine con un appropriato permesso.

In meno di un’ora decine di migliaia di berlinesi dell’Est avendo visto l’annuncio di in diretta alla televisione, si precipitarono, chiedendo di entrare in Berlino Ovest. Le guardie di confine, sorprese, iniziarono a tempestare di telefonate i loro superiori, ma era ormai chiaro che non era più possibile rimandare indietro la folla.

Aprirono allora i checkpoint e, visto il gran numero di berlinesi, nessun controllo sull’identità fu eseguito. Nei giorni e settimane successive molte persone accorsero al muro per abbatterlo e staccarne dei souvenir.

Il 18 marzo 1990 furono tenute le prime e uniche libere elezioni della storia della Repubblica Democratica Tedesca; esse produssero un governo il cui principale mandato era quello di negoziare la fine stessa dello Stato che rappresentavano. La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990 (questa è la data designata per il "Giorno della riunificazione"), quando i cinque Laender già esistenti nel territorio della Repubblica democratica tedesca ma aboliti e trasformati in province (Brandeburgo, Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia), si ricostituirono e aderirono formalmente alla Repubblica federale tedesca (Germania ovest).

 

All’origine della tensione tra due paesi gemelli c’è la disgregazione dell’Urss ma anche un prestito non saldato. A gennaio Gazprom, il maggior estrattore di gas del mondo che ha sede in Russia, ha presentato un conto a Kiev di 7 miliardi di dollari per una bolletta non pagata del 2012.  Secondo i contratti take or pay che legano Russia e Ucraina firmati nel 2009 ci sarebbe ancora questa somma da saldare, sostengono a Mosca.

Il presidente ucraino Victor Yanukovich ha detto invece che tutto è regolare. Si tratta dell’ennesimo screzio tra due Paesi, un muro contro muro va avanti, da quando Yanukovich è stato eletto presidente dell’Ucraina nel febbraio 2010. E allora non stupiscono le affermazioni del premier Medvedev, dopo la conferma dell’accordo di associazione e libero scambio tra Kiev e Bruxelles: “L’Ucraina farà la fine della Grecia o di Cipro”.

L’integrazione dei paesi dell’ex Urss con Bruxelles promossa nell’ambito del Partenariato orientale viene vista dalla Russia come una sfida politica e una minaccia al suo dominio sul territorio ex sovietico. Con l’erezione del muro, Mosca ha fatto capire a Kiev che deve scegliere tra l’associazione con Bruxelles e l’Unione doganale eurasiatica.

Un uomo forte di Putin, il consigliere Sergei Glazyev, ha ribaditola posizione del Cremlino: “La firma dell’Ucraina sarà un freno al dialogo eurasiatico. Il governo ucraino ha fatto la sua scelta, che è politica”. Intanto però il primo ministro ucraino Micola Azarov è sicuro di aver fatto la scelta giusta e si aspetta un forte aiuto economico da parte dell’Ue.

Lo stesso premier ha dichiarato recentemente che saranno necessari tra i 100 e i 160 miliardi di euro di investimenti in dieci anni perché l’Ucraina possa adottare gli standard europei nei diversi settori industriali. La reazione di Mosca non si è fatta attendere, come abbiamo visto. Già da quest’estate era iniziata una guerra doganale con Kiev con la chiusura del mercato ad alcune merci ucraine come i cioccolatini di Kiev amatissimi dai russi e ormai introvabili nei supermercati di tutto il Paese.

Ma senz’altro il prezzo più caro che l’Ucraina pagherà per l’accordo con l’Ue è quello relativo al gas russo. Il timore è che la Russia possa chiudere i rubinetti come era avvenuto a gennaio del 2009, quando anche l’Europa – che riceve la gran parte del gas russo attraverso la rete dei gasdotti ucraini – ha rischiato di rimanere al freddo.

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