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Esteri
Rohani dal Papa, "Preghi per me"

E' durato 40 minuti lo storico incontro tra Papa Francesco e il presidente iraniano, Hassan Rohani. E al termine il presidente ha chiesto al Pontefice, "Preghi per me". E cosi' l'atteso colloquio in Vaticano tra il leader della teocrazia islamica e il capo della Chiesa cattolica ha assunto le caratteristiche di un dialogo tra due diversi fedi religiose che hanno pero', come sottolinea il comunicato finale della Santa Sede, "valori spirituali comuni". Un dialogo possibile e che puo' essere la strada per la pace. "La ringrazio tanto per questa visita e spero nella pace", papa Francesco ha salutato Rohani, quando si e' congedato da lui. A conferma che il tema della pace, con il ruolo di stabilizzazione che l'Iran puo' giocare, sara' stato centrale dei colloqui.

Il presidente iraniano ha cominciato la giornata incontrando gli imprenditori italiani: uscito dalla peggiore recessione degli ultimi anni, l'Iran e' "un'economia emergente, il Paese piu' sicuro e stabile del Medio Oriente" ed e' pronto ad accogliere gli investitori italiani. "L'Italia e' un partner importante, con un ruolo molto particolare", ha continuato, "gli iraniani hanno molta fiducia nelle aziende italiane e c'e spazio perche' diano le risposte necessarie alla nostra economia". E ha invitato a guardare all'Iran "non come un mercato unico, ma come un Paese che e' al centro di un mercato molto piu' ampio" e che dunque puo' fare da 'ponte' per l'intero Medio Oriente. Rohani vuole lanciare un'economia che crei occupazione, perche' e' convinto che questo serva a battere il terrorismo: "Se vogliamo combattere l'estremismo nel mondo, una delle strade sono lo sviluppo e l'occupazione perche' la mancanza di sviluppo crea forze per il terrorismo, la disoccupazione soldati per i terroristi".

L'Italia e' pronta a rispondere alla chiamata: "L'obiettivo e' ritornare a una posizione di leadership", ha confermato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che si e' detto "fiducioso" si possano "cogliere tutte le opportunita'". Il governo italiano lavora da tempo all'obiettivo: il premier Matteo Renzi e' stato invitato a Teheran, e dopo le missioni nel 2015, ce n'e' gia' in programma un'altra, dall'8 al 10 febbraio. Con l'Iran "abbiamo riallacciato i fili interrotti, ora comincia una nuova fase con il piede giusto", ha confermato il presidente dell'Ice, Riccardo Monti. "E' un Paese che ha una grande voglia di Italia ma dobbiamo correre, perche' c'e' la fila". Ma l'Italia ha un vantaggio perche' negli ultimi anni ha svolto "un ruolo di apripista", come ha ricordato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. E proprio Gentiloni, ricordando l'impegno di Eni in Iran negli anni '50 del secolo scorso, ha aggiunto: "Enrico Mattei affermava: 'quando cominciammo le nostre attivita' in Iran eravamo dei sognatori', ora quel sogno si e' trasformato in una realta'".

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