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Esteri
Sanchez, il nuovo idolo della sinistra italiana non è un eroe, anzi...

Dopo la netta affermazione di Sanchez alle ultime elezioni spagnole, è stato tutto un rincorrersi di commenti e titoloni sui giornali per celebrare il ritorno della sinistra che vince. Politici, editorialisti, commentatori, come già accaduto anni fa con Zapatero o ancora prima con Blair, a fare a gara nel glorificare il “paladino” delle libertà e dei diritti dei deboli e degli indifesi e a celebrare la frenata delle destre o dei “sovranisti”. Occorre allora cercare di analizzare più da vicino innanzitutto come è andata in Spagna e poi analizzare se questo risultato possa rappresentare una tendenza e possa essere indicativo anche per il futuro. La situazione in Spagna è assolutamente differente sia dal resto di Europa e in particolar modo da quella del nostro paese.

In Spagna l'economia, con tutti i distinguo che occorre fare, è sicuramente in una situazione migliore della nostra e di gran parte del resto d'Europa. Questo anche e sopratutto grazie alle riforme del governo di centrodestra del governo Rajoy, che non a caso adesso Podemos vorrebbe di concerto con il Psoe smantellare. In secondo luogo in Spagna se è vero che il Psoe ha vinto è anche vero che forse ha perso l' opposizione, troppo frammentata e poco coesa, Il PP ha perso la propria identità, cercando di andare dietro al nuovo che avanza, rappresentato da Vox, timoroso di perdere troppi consensi proprio a causa della avanzata del partito di Abascal. Cosi facendo ha deluso il proprio elettorato moderato e non è riuscito ad attrarre possibili elettori di Vox, che chiaramente votavano chi per primo ha proposto certo istanze e chi sopratutto non sembrava troppo compromesso con la vecchia politica. Non è un caso che accanto a Sanchez, chi sicuramente esce vincitore delle elezioni è anche il partito arancione di Ciudadanos di Albert Rivera, il partito di centro che ha continuato a seguire il proprio programma contro le sinistre e per un governo moderato di centrodestra e che adesso il mondo produttivo spagnolo vorrebbe al governo con i socialisti. Sanchez poi è riuscito a vincere perchè per un anno è stato molto bravo a non fare praticamente nulla che potesse urtare il proprio elettorato, ma cosi facendo ha lasciato tutti i problemi urgenti che attanagliano il paese sul tavolo.

Non è un caso che subito dopo le elezioni lo stesso Sanchez ha promesso a Bruxelles un piano di aumento delle tasse per quasi 23 miliardi in tre anni. Inutile dire quale impatto recessivo potrà avere una simile misura in un momento di decelerazione economica come questo. Ora si tratta di vedere come e se riuscirà a formare un governo monocolore come in queste ore lo stesso Sanchez dichiara di voler fare, proprio per cercare di evitare l'alleanza con Podemos, che sta già minacciando fuoco e fiamme per intervenire a gamba tesa sulle aziende e i ricchi per ristabilire a suo dire un po' di equità. Sanchez ha vinto perciò forse più per demeriti degli avversari che per suoi meriti personali, che francamente dopo il suo governo non si riesce a capire quali possano essere. Non si capiscono allora tutti questi peana da parte della sinistra nostrana verso il nuovo “paladino” in grado di cambiare quello che sembrava ormai una tendenza in tutta Europa nel favorire i partiti di centrodestra.

La Spagna da sempre convive con delle contraddizioni di fondo che lo rendono assai piu debole di quanto i dati sul Pil possano far intendere. Un tasso di disoccupazione fra i più alti in Europa, un debito pubblico elevatissimo, un debito privato fuori controllo, un sistema pensionistico che fa acqua da tutte le parti e una industria che si regge ancora su settori come agricoltura e turismo senza una solida base manifatturiera come in Germania, Francia ed Italia. Questi sono i problemi a cui dovrà subito far fronte Sanchez, che ora dovrà dimostrare se davvero ha la capacità di prendere decisioni dure ma necessarie o se si ridurrà a diventare una brutta copia di quel Zapatero, finito presto nel dimenticatoio, dopo essere stato per anni osannato dalla sinistra. Forse la incapacità della sinistra italiana di risolvere da solo le proprie tante contraddizioni, trova terreno fertile nel cercare sempre fuori dai propri confini un leader che possa rappresentare quella guida che da troppi anni non si riesce a trovare in patria.

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