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Esteri
Siria, lite tra Macron e Trump. La Casa Bianca smentisce l'Eliseo
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E' scontro Stati Uniti-Francia dopo il raid militare in Siria. Il presidente francese, Emmanuel Macron, rivendica la legittimità dell'intervento. Il numero uno dell'Elseo ha ribadito che "in Siria conduciamo una guerra contro i gruppi terroristi islamici che hanno colpito il nostro Paese, nel quadro di una coalizione internazionale". Poi, ha aggiunto, "c'è una risoluzione del settembre 2013 che prevede l'uso della forza se non è rispettato il divieto di usare armi chimiche". Il presidente francese ha rivelato anche di aver convinto il presidente Usa, Donald Trump, a restare a lungo in Siria: "Dieci giorni fa - ha detto Macron nell'intervista in diretta a BFM TV - il presidente Trump ha detto che gli Stati Uniti intendevano disimpegnarsi dalla Siria". "Noi - ha spiegato - l'abbiamo convinto che era necessario rimanere a lungo. L'abbiamo anche convinto che bisognava limitare gli attacchi con armi chimiche, mentre c'era un'escalation tramite una serie di tweet che non vi saranno sfuggiti...". Per quanto riguarda i bombardamenti di venerdì notte, il presidente francese ha anche specificato che sono stati una risposta al presunto attacco chimico del 7 aprile a Douma, non una dichiarazione di guerra al regime di Damasco: "Non abbiamo dichiarato guerra al regime di Bashar al-Assad".

Sui termini dell'impegno militare americano in Siria, però, Trump smentisce nel giro di poche ore Macron. Dalla Casa Bianca arriva infatti una netta presa di posizione: "La missione Usa non è cambiata, il presidente ha chiarito di volere che le forze militari tornino a casa al più presto - ha dichiarato la portavoce Sarah Sanders -- Siamo determinati a schiacciare completamente l'Isis e creare le condizioni che prevengano un suo ritorno. Inoltre ci aspettiamo che i nostri alleati e partner nella regione si assumano maggiori responsabilità economiche e finanziarie per rendere sicura quell'area".

Intanto alcuni rappresentanti del governo russo hanno incontrato l'alleato Bashar al Assad. "Dal punto di vista del presidente, questa è stata un'aggressione e condividiamo questa posizione", ha rilanciato l'agenzia di stampa Russis TASS citando il deputato Sergei Zheleznyak presente all'incontro.

Il presidente siriano era "positivo e buon umore", continuava il suo lavoro a Damasco, e ha elogiato i sistemi di difesa aerea dell'era sovietica usati dalla Siria per aiutare a respingere gli attacchi occidentali.

Un alto funzionario militare russo ha detto sabato che le difese aeree di Siria, che consistono principalmente in sistemi realizzati ai tempi dell'Unione Sovietica, hanno intercettato 71 dei 105 missili americani, britannici e francesi: "Ieri abbiamo assistito all'aggressione americana e siamo stati in grado di respingerlo con missili sovietici degli anni '70", ha affermato il parlamentare russo Dmitry Sablin citando Assad, versione questa che era già stata smentita dal Pentagono, per il quale nessun loro razzo è stato intercettato.

Sablin ha anche aggiunto che Assad ha accettato un invito a visitare la regione siberiana di Khanty-Mansi in Russia ma non è chiaro quando la visita avrà avuto luogo. Si parla anche della fornitura di sistemi missilistici superficiali S-300 in Siria dopo gli attacchi occidentali. E si sarebbe parlato anche della ricostruzione del paese: Sablin ha detto che secondo Assad rimettere in piede il paese dopo tanti anni di guerra costerebbe non meno di 400 miliardi di dollari. "Ci sono tutte le ragioni per credere che dopo gli attacchi in Siria gli Stati Uniti vogliano passare a una fase di dialogo strategico" ha detto l'agenzia di stampa Interfax Vladimir Ermakov, capo del dipartimento del ministero degli Esteri per la non proliferazione e il controllo degli armamenti, molto vicino al ministro Lavrov. "Nell'amministrazione degli Stati Uniti ci sono persone specifiche con cui è possibile parlare".

La situazione in Siria, dopo il raid da parte di Usa, Gran Bretagna e Francia, preoccupa Papa Francesco che, in Piazza San Pietro, nel suo intervento dopo la preghiera dell'Angelus, ha manifestato tutto il suo turbamento. E, mentre da Mosca continuano ad arrivare dure condanne all'attacco, il presidente della Francia, Emmanuel Macron, rivendica la legittimità dell'azione: "L'operazione in Siria è stata condotta perfettamente".

L'APPELLO DI PAPA FRANCESCO - "Sono profondamente turbato dall'attuale situazione mondiale, in cui, nonostante gli strumenti a disposizione della comunità internazionale, si fatica a concordare un'azione comune in favore della pace in Siria e in altre regioni del mondo", ha detto Papa Francesco parlando a braccio. "Mentre prego incessantemente per la pace, e invito tutte le persone di buona volontà a continuare a fare altrettanto, mi appello nuovamente - ha scandito - a tutti i responsabili politici, perché prevalgano la giustizia e la pace". Ieri Papa Francesco aveva parlato al telefono con il patriarca di Mosca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa: un dialogo, ha reso noto il patriarca, per "fermare lo spargimento di sangue", perché "i cristiani non possono rimanere indifferenti di fronte a ciò che avviene in Siria".

E oggi, a meno di 48 ore dall'attacco missilistico congiunto Usa, Gran Bretagna e Francia, Putin avverte Usa, Gran Bretagna e Francia, gli alleati che hanno portato a termine il raid: "Se ci saranno altri interventi militari, sarà il caos nelle relazioni internazionali". Il capo del Cremlino, si legge in una nota ufficiale, lo ha affermato nel corso di un colloquio telefonico con il presidente iraniano, Hassan Rohani. "Azioni illegali - è stato dichiarato da entrambi - stanno causando un grave danno al quadro siriano e al suo processo di stabilizzazione" che Mosca, insieme a Teheran e Ankara (che però ha ritenuto 'giusti' i raid sulla Siria) cerca di definire in base agli accordi di Astana. Putin, in particolare, ha sottolineato che "ulteriori fratture nella carta delle Nazioni Unite" saranno all'origine del disordine nei rapporti tra le potenze.

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