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Esteri
Venezuela, gli 'immigrati di ritorno'. La storia dei pugliesi in trappola

Vogliono tornare in patria: lo farebbero anche a nuoto, se potessero. Sono i venezuelani di origini pugliesi, intrappolati in un Paese che li sta affamando da anni, perché la dittatura ha cavalcato politiche pauperiste. L’iperinflazione si è mangiata il Paese: adesso la carta igienica è roba da ricchi, un bene di lusso che si compra solo con un mucchio di banconote. Ce lo confessano i nipoti di quei pugliesi che trovarono fortuna nel Sud America negli anni in cui enormi giacimenti di petrolio promettevano la felicità a tutti gli immigrati europei. Nel dopoguerra si stima che almeno 300mila italiani siano partiti alla volta del Venezuela: il paese li accolse a braccia aperte e già nel ’61 i nostri connazionali diventarono la comunità di stranieri più numerosa di quella nazione.

Qualche pugliese si è arricchito con il business molto proficuo nel campo petrolifero finché gli uomini di Chavez, con le armi in pugno, non gli hanno portato via tutte le aziende: volevano estinguere i capitalisti. Invece si è estinto il benessere.

Adesso le medicine se le possono permettere in pochi: si rischia di morire per banalissimi mali. Ultimamente le vicende venezuelane si sono riprese le prime pagine, grazie al braccio di ferro tra Maduro e Guaidò. Il primo, successore di Chavez, è considerato da molti non più il presidente, ma un dittatore che non vuole mollare, anche se la rabbia dei venezuelani cresce. Salgono anche i numeri della repressione. È inutile sperare che il regime di Maduro possa garantire elezioni libere e serene: la situazione è tragica.

I pugliesi-venezuelani intrappolati in un Paese dove il dissenso potrebbe costarti anche la vita ci raccontano la loro sofferenza attraverso i loro «canali italiani». «Molti non vogliono parlare: hanno paura. È un clima difficile. Vorremmo riuscire a mandare via Maduro, dopo che abbiamo perso tutto» - ci spiega con un messaggio audio una donna di origini pugliesi che vive in Venezuela.

Prima che queste vicende riconquistassero le prime pagine dei giornali, fino a settembre, era difficile avere informazioni di prima mano su quello che stava accadendo. Durante la Fiera del Levante, che si è tenuta a settembre del 2018 a Bari, in una riunione dei Pugliesi nel Mondo si è discusso delle enormi difficoltà che da troppo tempo stanno attraversando tanti italiani che avevano fatto fortuna in Venezuela.

Alcuni rappresentanti dell’Associazione hanno proposto di mettere insieme un po’ di soldi per aiutare i venezuelani di origini pugliesi.

Gli immigrati pugliesi avevano ottenuto ricchezza, aziende, case e macchine: ora non hanno più niente e stanno facendo di tutto per tornare in Puglia. La fame domina nelle giornate dei venezuelani di origini pugliesi. «La carta igienica è un bene di lusso introvabile – spiega una signora che ha i suoi parenti lì – Ho proposto all’Assemblea dei Pugliesi nel Mondo di reperire dei fondi per aiutare i nostri conterranei. I figli di chi aveva aziende di successo in Venezuela ora vogliono trovare un modo per tornare nella nazione dei loro nonni. Lì manca tutto: medicine, cibo, vestiti. Scarseggia tutto. Dobbiamo aiutarli a tornare. Abbiamo il dovere di aiutarli».

C’è un altro tipo d’immigrazione che presto esploderà: quella dei pugliesi di ritorno. «I miei parenti vogliono tornare in patria, ma non tutti ce la potranno fare: c’è ancora la dittatura. La gente ha paura: nessuno parla al telefono, ma la miseria è tanta. Hanno perso tutto. Noi stiamo facendo il possibile per farli ritornare da dove sono partiti con valige piene di speranza. Sembravano tutte storie di successo e adesso non hanno più da mangiare. Con un intero stipendio medio non compri nemmeno un chilo di carne». La crisi economica parte a fine anni ’90: da allora per tutti i venezuelani di origini italiane è cominciato l’impoverimento progressivo.

Ma oggi la situazione economica è a un punto di non ritorno: è una catastrofe umanitaria quella che si è abbattuta sul Venezuela. Non c’è più tempo per chiedersi da quale parte stare.

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