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Fatti & Conti
Cantieri navali italiani Si passa da Ucina a Uchina


di Sergio Luciano

La battuta è perfida ma geniale: Ucina o Uchina? Non è dato conoscere il copyright, ma sono molti i “malpancisti” di fronte alla svolta filo-cinese che sta vivendo l’Unione nazionale dei cantieri e delle industrie nautiche, in sintesi: la Confindustria nautica. Già, perché l’Ucina dopodomani, venerdì, rinnoverà i propri vertici e i suoi “saggi” hanno designato come nuovo presidente, proponendolo ai soci con un questionario sul quale presentare il proprio parere, l’imprenditore Massimo Perotti, proprietario dei cantieri San Lorenzo. Be’? Qual è il problema? Nessun problema. Solo una questione di opportunità.

La cantieristica nautica ha visto poco tempo fa il passaggio del “colosso” del settore, il gruppo Ferretti, sotto le bandiere dei cinesi di Weichai Group. Ebbene, vicepresidente uscente, e a quanto pare rientrante, di Ucina è l’amministratore delegato di Crn, una delle aziende del gruppo Ferretti. Si può quindi dire che una proprietà cinese esprime oggi il numero due di Ucina. Ebbene, Perotti ha appena sottoscritto un accordo strategico con la Sundiro Holding, società quotata alla Borsa di Shenzen che produce in Cina motocicli su licenza di Honda. In base a questo accordo, Sundiro potrà costruire in Cina barche tra i 10 e i 20 metri di lunghezza e vendere in Cina le barche dai 22 ai 62 metri prodotti da Sanlorenzo a Spezia, Viareggio e Massa. Tutto bene, no? Non proprio tutto, perché l’accordo prevede anche un maxiaumento di capitale di Sanlorenzo, 30 milioni di euro, che verrà in parte sottoscritto anche dai soci italiani, per conservare la maggioranza del capitale. Ma fino a quando, visto che Sundiro è un colosso da 2 miliardi di euro di fatturato con 4700 dipendenti? Non sarebbe un po’ troppo avere presto anche il vertice espresso dai cinesi, in Ucina?

Ora, i non pochi critici di questa prospettiva rilevano che le imbarcazioni fino ai 20 metri sono il “pane quotidiano” della maggior parte dei cantieri italiani, rappresentandone il 40% della produzione totale: questi costruttori subiranno dall’accordo San Lorenzo-Sundiro un forte attacco competitivo, perché la joint-venture a maggioranza cinese che verrà costituita in Cina per produrre barche di questa fascia ed esportarle in tutto il mondo godrà di condizioni competitive estremamente vantaggiose e, in più, del know how italiano apportato da San Lorenzo. Altro che Ucina: Uchina, quindi!

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cantieri navaliitaliaucina
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