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Fatti & Conti

di Alberto Foà

L’onorevole ministro delle Politiche Agricole Mario Catania ha rilasciato ieri una pregevole intervista sul Corriere dello Sport all’amico (mio sì, di Catania non so) Mario Viggiani, riguardo alla situazione dell’ippica, spiegando come la stessa “renderebbe” poco e sarebbe vista male dal Mef e dall’Aams. Bene, ha perfettamente ragione. E male, malissimo, per lo stesso motivo.

Perché il mondo delle corse dei cavalli oltre che dal Mef e dall’Aams è visto male anche dalla vroom del mmm che ha un pss nella mmm e da alcune associazioni animaliste; non da tutte (Unicorno e Aidaa, ma anche Relived Horse, che l’hanno toccato con mano ne sono convinte sostenitrici) e più che altro per sentito dire; questo senza far colpa a nessuno perché per riuscire a vedere bene o male un settore bisogna che lo stesso sia quanto meno visibile, cioè che vada in televisione, sui giornali e su Internet, cosa che l’ippica – salvo rare eccezioni, rarissime in senso positivo tipo corsa delle stelle (gare benefiche di trotto dove al posto dei driver guidano senza frusta personaggi come Francesco Moser, Claudio Chiappucci, Davide Cassani, Francesco Pancani, Marco Melandri, Petra Magoni, Antonio Maggio, Max Giusti, Stefano Tacconi, Barbara Clara, Matilde Calamai, Camilla Ferranti, Andrea Lucchetta, Sara Santostasi, Ferdi Berisa, Cristiana Capotondi, Chicco Testa, Zibì Boniek, Thomas Manfredini, Roberto Cravero, Gigi Cifarelli, Chiara Canzian, alcuni sindaci, modelle da urlo, giornalisti come Vittorio Feltri e Claudio Sabelli Fioretti, imprenditori e persone comuni semplicemente animate da sogni e passione, che valgono più della fama, a volte anche in visibilità) e grandi premi (soprattutto esteri o di quei pochi ippodromi che hanno interesse ad andarci, in tv) in senso positivo e qualcuna in più per gettare fango (a volte meritatissimo), con scandali e puttanate (a volte, per l’appunto, solo figlie di preconcetti).

Ciò non toglie che Mef e Aams conoscano bene l’ippica. Anzi, direi molto bene visto che il ministero dell’economia e delle finanze ha “sanato” con l’ippica un’infinità di manovre finanziarie e l’Aams (prima come Monopoli di Stato e ora come Dogane) l’ha usata per sdoganare scommesse e giochi di fatto concorrenziali all’ippica e curiosamente richiesti (per non dire imposti, che non sarebbe giusto, visto che chi comanda all’Aams magari non l’ha fatto gratis) da chi davvero aveva in pugno le sorti dell’ippica e delle scommesse che la finanziano, concessionari e società di corse. Mi chiedo – ma è solo una curiosità personale, perché mi dicono che una legge promulgata proprio da uno dei boss della protesta ippica, li condonava o scontava o diluiva o meglio ancora, cioè peggio le tre cose insieme – se ad Aams e Mef sanno che in qualche cassetto dovrebbero avere delle fideiussioni bancarie riguardo a certi minimi garantiti che avrebbero potuto (non voglio dire dovuto, se non l’hanno fatto avranno avuto la loro brava convenienza) incassare ed escutere dai concessionari e per il resto mi taccio perché quanto rende l’ippica va chiesto a chi dall’ippica incassa e non da chi nell’ippica spende, tipo il sottoscritto. Sanno che rende poco, come sanno benissimo che, gestita diversamente, potrebbe rendere molto, ma molto, di più dato che anche adesso, nel periodo peggiore di congiuntura ed esistenza, solo di scommesse (mal concepite, mal promosse e soprattutto mal raccolte e mal tutelate, come chi le effettua) muove qualche milione di euro al giorno, cash.

Ha ragione e non è confutabile – e qui sono serio sul serio - il ministro Catania (che di sicuro – e anche qui sono serio ma ricordiamoci i termini di comparazione – non ha fatto i danni di Alemanno, Galan e Romano), quando spiega che il progetto che sembra avanzare favorirà solo alcuni proprietari di impianti – superstiti e assistiti, sulla pelle di altri, e comunque lontani dal concetto d’imprenditori – ma non salverà l’ippica,  mentre ne ha un po’ meno nello spiegare che il suo progetto avrebbe salvato capra e cavoli (cavalli, capre e cavoli, tre piccioni con una fava per il numero uno delle Politiche Agricole, addirittura cinque aggiungendoci piccioni e fava, lasciando ai posteri il compito d’individuare la fava) per tre semplici ragioni. 1) Il suo progetto non se l’è filato nessuno, nemmeno al Mef e all’Aams, dove possiamo dire che l’hanno visto male, o male l’hanno guardato oppure non l’hanno guardato affatto,  2) prevedeva un concessionario unico, mentre all’ippica ne servirebbero più d’uno - esclusivi, cioè riservati, dedicati ma non unici – in concorrenza e 3) non contemplava le riforme adeguate e non poteva contemplarle perché non spiazzava e spazzava alcune lobby parassitarie del sistema.

Ora, chiarito che è inutile – e in certi casi addirittura sbagliato, almeno strategicamente – prendersela con la politica e i ministri se in vent’anni di disastri, di ministri ne hai cambiati a dozzine ma ti sei tenuto sempre gli stessi vertici interni e rappresentanti, e chiarito che l’ippica non la salveranno gli ippici, almeno non finché si faranno rappresentare da gente che sa solo di ippica (come se la Volkswagen si facesse guidare solo da chi sa cosa sia una scocca e la lobby delle armi in America scegliesse come testimonial i fanatici che fanno stragi nei campus), non mi perderò a scrivere quanto i cavalli vadano aiutati perché siano il più bel dono del Creato e perché un’ippica nuova potrebbe prosperare non appena tolta di mano a chi ci ha mangiato fino a che produceva da mangiare e restituita – o meglio, affidata – a chi conosce l’importanza del marketing e lo sa fare, a chi sa cosa sia un investimento e sappia dove bisogna investire, a chi saprebbe trattare l’ippica come un prodotto da milioni (fidatevi di uno scemo, in potenza è così) di potenziali clienti in presenza di eventi e regole certe e in assenza di chi di quelle stesse regole può sbattersene altamente, a chi fosse capace di unire tutte le componenti propositive del mondo equestre invece che rinchiudersi nel ghetto (cosa fatta ai tempi delle vacche grasse) di chi ha creduto di bastare a se stesso salvo accettare le briciole in elemosina quando l’intera torta è finita e le vacche ormai più magre di un levriero anoressico.

Non mi perderò a scrivere queste cose, non scriverò che a riformare il sistema e a rivisitare per il meglio la distribuzione dei pani e dei premi io stesso, che sono il re dei cretini, potrei impiegarci dai 10 ai 35 minuti stando larghi; non starò ad annoiarvi neppure sul fatto che l’ippica avanza dallo Stato otto mesi di promesse non mantenute e altrettanti di retribuzione, non starò a scrivere che oltre a mantenere i cavalli, offre, tra tazzi e mazzi, tra nero (invece di chiedere assistenzialismo e privilegi fallimentari fare un patto fiscale che potrebbe convenire anche al Mef e a quei simpaticoni di Equitalia no, eh?), chiaro e così così – direttamente o per indotto - lavoro e sostegno a decine e decine di migliaia di famiglie e questo dovrebbe interessare il Mef, l’Aams, la vrum del mmm e tutte le sigle e componenti di quella cosa chiamata Stato, sindacati compresi. Non scriverò nemmeno che solo adesso, a due settimane dalle elezioni, tutti i partiti organizzano convegni sull’ippica e propongono – accade da una ventina d’anni senza che mai ne sia stata proposta una – le soluzioni più incredibili. Manca solo la promessa di piazzare al Senato un cavallo (roba grossa, roba da Incitatus e Caligola che in fondo era uno che per la dipartita aveva previsto di essere nominato direttamente Dio ma una quisquilia rispetto ai 4 milioni di posti di lavoro individuati ieri da Berlusconi) e per il resto se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori, compreso un prossimo incontro tra quel sant’uomo di Verdini e il comparto o meglio, cioè peggio, i suoi rappresentanti.

Non starò a scrivere queste cose per tre semplicissimi motivi: 1) tutto sto amore per l’ippica potrebbe non interessare i miei 13 lettori, 2) scommettiamo che per le cose scritte domani verrò attaccato da parte dei cosiddetti ippici e di sicuro da tutti i loro rappresentanti? 3) le ho – per l’appunto – già scritte. Mi preme invece di scrivere che se io fossi nel Mef, nell’Aams e magari anche in qualche procura e nel resto del paese (Capo dello Stato e associazioni di consumatori compresi) rivedrei alla svelta i favori più o meno indebiti fatti ai gestori – più o meno trasparenti - di slot machine e già che ci siamo mi chiederei se sia il caso di veder bene (dall’etica alla salute mentale, senza falsi moralismi, per il rischio ludopatia e al rischio povertà e depressione per i cittadini) lo stesso business delle slot e così male quello dell’ippica…

Non starei a dirlo e a rompere i cosiddetti all’onorevole Mario Catania, ministro delle Politiche Agricole, perché le slot machine agricoltura non sono. A differenza dei cavalli. Per i quali si sarà certamente battuto, come per esempio sulle quote latte, perché non venissero inseriti nel redditometro. L’unica cosa che non capisco (o meglio – cioè peggio – temo di capirla ma non la posso accettare) è perché al Mef e perfino alla soppressa Aams siano stati a lungo a sentire uno come Corallo (latitante nella lista dei “most wanted” dell’Interpol) e non la limpida e autorevole voce di un onorevole ministro come Mario Catania. Bene, cioè di nuovo male, perché a questo punto o l’onorevole Mario Catania ha strillato troppo piano e non l’hanno sentito oppure l’hanno sentito tutti ma non se l’è filato nessuno; meglio ancora, cioè peggio, le due cose insieme.  Sarebbe un vero peccato… Non tanto per l’ippica, i suoi cavalli, gli appassionati e i suoi lavoratori, quanto per l’onorevole Mario Catania, ministro uscente delle Politiche Agricole: chissà che delusione – oserei scrivere che fallimento – per lui che dell’ippica è stato per 13 mesi consecutivi il comandante in capo e il primo, convinto e appassionato, rappresentante…

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