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Fatti & Conti
Il giallo della gara per la connettività La spending review c'è e funziona

di Sergio Luciano

Com’è possibile che un insieme di servizi che attualmente lo Stato paga 257 milioni di euro all’anno possa, in realtà, costarne appena 38? Pare impossibile, ma non lo è. E’ anzi cronaca vera, è quello che sta succedendo, o potrebbe succedere, se andasse a buon fine – e in un modo o nell’altro ci andrà – la gara per la “Spc”, come si chiamano in sigla i “servizi di pubblica connettività”, cioè la banda internet che lo Stato acquista per i suoi centomila uffici in tutta Italia. Cos’è successo? Che per la prima volta dal 2004 questi servizi sono stati messi a gara, ovviamente telematica, dalla Consip – la società del Ministero dell’Economia che sta appunto faticosamente cercando di ricondurre a razionalità gli sperperi degli acquisti scriteriati che lo Stato e gli enti locali allegramente continuano a fare per ogni dove, alla faccia della spending review. Ebbene, su una base d’asta di 2,3 miliardi per sette anni di forniture, l’offerta più bassa è stata avanzata da Tiscali, che ha chiesto (si dice: offerto) 265 milioni. Il secondo classificato, la British Telecom (mica pizza e fichi, direbbero a Roma, con tutto il rispetto per la nuragica Tiscali, che nella sua storia non ha mai brillato per profitti netti) ha offerto 423 milioni (al terzo posto si e' classificata Fastweb con 715 milioni).

Ebbene: in base ai criteri “istituzionali” le due offerte più basse, cioè quelle di Tiscali e Bt, potrebbero essere “anomale” e perciò nei prossimi giorni la commissione di esperti della Consip le mettere sotto la lente. Ma insomma, anche se per qualche ragione l’appalto dovesse essere aggiudicato a Fastweb, il risparmio sui vecchi criteri sarebbe del 59 per cento. Molto meno della metà. Questa è “la notizia”. La gara Consip compra servizi di connettività e non paga tecnologie, e i due prezzi più bassi sono stati offerti da due società che non hanno sul groppone i debiti da rimborsare che distinguono invece alcune altre concorrenti.

Al netto delle polemiche, l'obiettivo della Consip è dunque quello di proclamare formalmente entro l'anno il vincitore della gara, anzi "i" vincitori, perché il meccanismo prevede che il miglior offerente si aggiudichi soltanto il 52% della fornitura ma il 48% deve andare ad almeno uno dei concorrenti e fino a un massimo di 3, ciascuno quindi col 16% del totale, a patto che almeno uno dei concorrenti accetti, per la sua quota, lo stesso prezzo offerto dal vincitore. La gara – va chiarito - prescrive che i fornitori "consegnino" 8 mega di connettività a tutti e centomila i punti connessi e 100 mega ai comuni capoluogo. Ma nel corso dei sette anni di commessa eventuali servizi aggiuntivi che dovessero rendersi possibili e necessari per l’evoluzione della tecnologia potrebbero essere erogati e “prezzati” a parte… La base d'asta, così più alta delle offerte migliori, era stata individuata partendo dagli attuali costi che la pubblica amministrazione sostiene per lo stesso perimetro di servizi, appunto 1,8 miliardi, incrementati con la presumibile crescita della domanda di banda secondo le proiezioni dell'Agenzia per l'Italia digitale. Giova ricordare che anche nel 2004, alla precedente gara gestita ancora dal Cnipa, l'offerta migliore, di Eutelia, venne giudicata anomala e scartata. La situazione è quindi ad oggi ancora alquanto aperta.

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connettivitàconsiptiscali
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