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Fatti & Conti

di Alberto Foà

Due “cose” sono impossibili da capire, per gli uomini: le donne e i cavalli. Figuriamoci insieme, il mal di testa che possono procurare. Eppure c’è chi, solo a veder correre insieme, felici, la bella Jessica e l’ardente Onyx Staf domenica 17 marzo a Montegiorgio nella kermesse ippico-benefica “Stelle per Exodus” ha fatto pace col mondo. Jessica “Bandolera” Pompa, come la chiamano quelli del gruppo che da cinque anni gira gli ippodromi italiani per beneficenza guidando (senza frusta, in segno di rispetto e amore per l’animale ma anche di civiltà, progresso e intelligenza) i trottatori in corse divertenti e spettacolari, capaci di uscire dalla routine che soffoca l’ippica più del cemento le grandi città, è una ragazza semplice e speciale allo stesso tempo, innamorata della vita e con il cuore stracolmo di passione per le fragole, le carezze del suo amore e – di questo intendiamo raccontare - i cavalli.

Dicono che per loro abbia un talento unico, un dono insieme naturale e fantastico ma lei si schermisce: “Sono i cavalli a essere un dono per gli uomini, e in particolare per me. Quando sono con i cavalli riesco a stare incredibilmente bene; anche se ho pensieri. Se sono nervosa mi calmano, se sono preoccupata mi danno coraggio, se sono triste il semplice coccolarli significa ritrovare energia. E se sono felice, con loro, lo grido al mondo, al mio mondo”. Non si sa quale sia il segreto (altrimenti che segreto sarebbe?) di questa fanciulla – 25 anni, nata a Fermo, fotomodella prossima alla laurea in ingegneria meccanica – fatto sta che al debutto in sulky (il sediolo da cui Minnucci guidava Varenne, per intenderci), dopo qualche settimana appena di apprendistato, il 25 novembre, Jessica ha subito colpito duro andando a vincere con l’outsider (oltre 20 contro 1 al totalizzatore) Mitico Mark, considerato dai più un animale molto difficile e ribelle ma diventato, con lei, dolce e volitivo. L’impresa (rivedila qui), condita da un gesto tecnico (varco millimetrico colto al volo, il balzo giusto al momento giusto) considerato improbabile anche per i migliori professionisti della guida, le è valsa paginate anche sulla stampa generalista che ha subito visto in lei una nuova “stella” dello sport italiano. Merito di una sensibilità particolare, della capacità di “dialogare” con il cavallo; questione di feeling insomma, ma anche, soprattutto, della grande passione – da Bandolera, appunto - con cui Jessy approccia le cose della vita e naturalmente dell’ippica.

“Il cavallo è un’opera d’arte, la più bella delle opere d’arte – si è lasciata scappare nell’ultima conferenza stampa – perché è viva. È un regalo di Dio con cui dividere emozioni e gioie; e la gioia che ti ritornano i cavalli vale più di qualsiasi grazie”. Parole e “sentire” davvero speciali, ancor di più se si pensa che sono state pronunciate il 15 marzo, alla vigilia della sfida del 17, a poco più di due mesi da uno spaventoso incidente, che alla seconda esperienza di gara, l’aveva mandata dritta all’ospedale non senza che i suoi cari temessero il peggio. “Quando l’ho vista in terra – raccontava la madre – ho pregato che si salvasse; ho persino patteggiato con il Cielo: se si doveva rompere qualcosa che si rompesse, poi l’avremmo curata, ma a qualsiasi costo me la restituisse viva”. Forse non pensava, probabilmente non avrebbe voluto, che sua figlia tornasse a correre. E così presto poi: “E chi la ferma quella – scherza la madre, con una luce speciale negli occhi e nell’animo dopo il ritorno a sensazione di Jessica – fin dall’asilo, sempre, quando si mette in testa una cosa non c’è verso di farle cambiare idea”. Il 30 dicembre l’incidente, senza alcuna colpa e nessuna possibilità di evitarlo; i soccorsi, il viaggio in ambulanza e il miracolo di una ripresa da record. La sera stessa, con il cuore che le batteva come quello di Elena per il suo Zorro, Jessy spiazzava come sempre tutti: “Come stanno i cavalli? – chiedeva – “E gli altri, stanno tutti bene?”, insisteva, per poi sorridere ma confessare convinta: “Non vedo l’ora di tornare in pista”.

In effetti, testardaggine a parte, in questa ragazza dagli occhi noisette un poquito di follia ci deve pur essere. Del resto, sono proprio passioni e follia a rendere il mondo meno peggio di quello che altrimenti sarebbe. Tanto che il sorriso da bimba di Jessica, l’entusiasmo e la tenacia di questa donna così minuta e grintosa, hanno “stregato” anche Don Mazzi, che le ha scritto una lettera toccante in cui la additava ad esempio anche per i suoi ragazzi, “una voce di speranza per chi cade e può trovare la forza di rialzarsi e tornare in pista”. Perfino io, che sono tra gli organizzatori del circuito, di fronte alle domande dei colleghi sull’opportunità di farla ricorrere non ho trovato di meglio (mi sono riascoltato, forse ero sotto ipnosi) che rispondere con un disarmante “non è questione di giusto, sbagliato o opportuno, primo è inevitabile, secondo accontentarla è mio preciso dovere, terzo ci penseranno lei e il suo cavallo a stupirci ancora”. Morale della favola – perché di favola vera si tratta – il cavallo (cioè la cavalla, Onyx Staf è una femmina) di Jessica è partita come un missile e nel punto esatto dove l’ultima volta c’era stato il maledetto groviglio era già saldamente al comando della corsa. È stato come se Onyx sentisse le emozioni della ragazza, tanto rispondeva a comandi che comandi non erano ma musica: forte, poi piano, poi un briciolo di più e poi via, insieme verso il traguardo (qui il video dell'impresa). Sorridendo, liberando nel vento di fuori tutto quello che, dentro, le stava passando: il freddo di quel pomeriggio e il caldo che dà dritto al cuore. “Dai Onyx, vola Onyx”, ha fatto in tempo a pensare. E intanto Onyx volava, perché tutto quanto era amore. È amore. Amore...

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