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Fatti & Conti

di Jasmine Anouna

“Il tempo è denaro”, e se si vogliono procurare all'umanità in genere e al Vecchio Mondo in particolare molti anni di vita serena in più, alla società, di denaro, ne servirà molto. Nel 2040 il 30% della popolazione italiana avrà più di sessantacinque anni, e di questi la metà sarà ultra-ottantenne. Che impatto avrà questo “senior boom” sul welfare e sull’economia in generale, che già fatica nel mondo globalizzato di oggi? Umberto Veronesi, presidente della conferenza “The Future of Science” cominciata l’altro ieri a Venezia, risponde così: “Il più grande diritto dell’anzianità è avere dei doveri: bisogna coinvolgere i nuovi anziani nel volontariato e nella forza lavoro perché la società possa funzionare.” L’ultima giornata della conferenza sul futuro della scienza è intelligentemente dedicata al difficile rapporto tra longevità - il tema dell’iniziativa - e società capitalistica. Psicologi, sociologi ed economisti hanno contribuito a scolpire un bassorilievo ancora incerto del futuro che aspetta i cinquantenni di oggi, quelli che nel 2040 compiranno ottant’anni. "Da un punto di vista economico, la via della medicina preventiva è quella più produttiva." afferma Sergio Pecorelli, presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco "Il paradosso è che i paesi europei investono per la prevenzione in media soltanto il 2% del PIL - contro una spesa per la sanità in generale del 8-9%. E ciò a dispetto del fatto che i pazienti sopra i sessant'anni acquistino attorno al 65% delle medicine sul mercato."

Senza prevenzione arriva la disabilità senile, e con questa diviene impossibile coinvolgere gli anziani del futuro nella forza lavoro. "Il 20esimo secolo è stato il secolo della redistribuzione della ricchezza. La mia scommessa è che il 21esimo secolo sarà quello della redistribuzione del lavoro”: a parlare così è James Valupal, direttore del Max Plank Institute per la ricerca demografica. "Considerate che la lunghezza della vita è determinata geneticamente solo per il 25%. Il resto dipende dalle nostre abitudini, scelte e stile di vita - e ciò a sua volta dipende dalle politiche sociali di oggi e di domani". La politica sociale della longevità è la pensione, che ovviamente diventa subito il fronte del dibattito economico. Agar Bugiavini, professore di economia all'università Ca Foscari di Venezia, sostiene che la pensione non solo sottragga persone abili alla forza lavoro, illudendo loro con la speranza di più stabilità economica che in realtà si rivela stabile miseria, ma crede che il pensionamento anticipato crei anche ulteriori costi per la sanità: almeno il 49% di over 65 soffre di sintomi depressivi (IES Veneto, 2007), e la depressione costa moltissimo. Insomma, la sfida di creare una società longeva, sana e benestante è una sfida molto impegnativa.

Ma esiste un posto al mondo che abbia già raggiunto questo obiettivo della longevità, almeno più dell'Europa? Ebbene si. Sorda alle infervorate discussioni degli esperti occidentali, la natura ha voluto collocare non solo il segreto della longevità individuale, ma anche quello di una società longeva e sana, lontano dai continenti, ad Okinawa, un'isoletta a sud del Giappone. La popolazione di Okinawa è la più longeva, sana e centenaria al mondo. Cos'ha di tanto speciale quell'isola? Aria purissima? Acqua taumaturgica? Risorse smisurate? Pensioni stratosferiche? Niente di tutto ciò. Ad Okinawa, spiega chi la conosce bene, c'è un ambiente speciale, una società umana che spontaneamente coinvolge gli anziani nel lavoro, che li accudisce e li rispetta senza vittimizzarli. Ad Okinawa, dieta e attività fisica non sono l'oggetto di esoterici e sempre contraddittori libri di fantomatici nutrizionisti: in quella piccola isola giapponese di librerie ce ne sono poche ed il benessere è una cultura, una filosofia diffusa. Ecco che da questo impressionante confronto del ”resto del mondo” con la semplice ed umile isola di Okinawa possiamo notare come la vera sfida dell'Occidente sia quella di aprire la società capitalista agli anziani, quasi creando una "corsia preferenziale" per salvaguardarli dal darwinismo sociale. Insomma, se le cose non si mettono meglio in Italia, i pensionati italiani si dovranno spostare dalla Liguria al Giappone.

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longevitàveronesiprevenzione

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