Roma, 3 lug. - (AdnKronos) - Non solo plastica e microplastica, in mare finiscono anche microfibre. Un carico in lavatrice di capi sintetici, durante il lavaggio produce milioni di microfibre di dimensioni inferiori ai 5 mm che si riversano in mare dove vengono ingerite dagli organismi marini, entrando così nella catena alimentare. Il 40% delle microfibre non viene trattenuto dagli impianti di trattamento e finisce nell’ambiente. E secondo lo studio “A New textiles economy” della fondazione Ellen MacArthur, gli abiti scaricano ogni anno mezzo milione di tonnellate di microfibre negli oceani. Una quantità pari a oltre 50 miliardi di bottiglie di plastica. Il tema dell’inquinamento dei mari causato dalle microfibre è stato al centro dell’incontro realizzato con il patrocinio del ministro dell’Ambiente e del ministero dello Sviluppo Economico, “#Stopmicrofibre - Un’alleanza per un’industria tessile competitiva e sostenibile”, oggi all’Accademia Costume & Moda di Roma. L'appuntamento prende il nome dalla campagna lanciata da Marevivo e dedicata proprio a questo tipo di inquinamento, con cui l'associazione si rivolgei a istituzioni, realtà industriali e opinione pubblica affinché vengano presi provvedimenti adeguati per combattere questa emergenza. #Stopmicrofibre ha come partner l’Accademia Costume & Moda, che proprio da oggi bandisce la plastica monouso dall’istituto e diventa così 'plastic free'.“Con questo incontro, desideriamo sensibilizzare le aziende dell’industria tessile sulla necessità di investire nella ricerca e nell’innovazione in tessuti più sostenibili con minor rilascio, e i produttori di lavatrici a sviluppare sistemi di filtraggio più efficaci, contrastare il problema della ‘fast fashion’ e rendere obbligatoria l’etichettatura dei capi di abbigliamento che contengono oltre il 50% di fibre sintetiche”, dichiara Raffaella Giugni.“Siamo di fronte a una nuova, vera, rivoluzione industriale che si gioca sull’economia circolare – aggiunge Lupo Lanzara, vice presidente dell’Accademia Costume & Moda - Un’evoluzione che ci impone di modificare il modo in cui produciamo e consumiamo. E’ una sfida stimolante che abbiamo accolto con entusiasmo perché noi, che lavoriamo nell’education dobbiamo sempre volgere lo sguardo al futuro e abbiamo l’ambizioso compito e il dovere di formare i nuovi creativi e le nuove classi dirigenti”.All'incontro ha partecipato anche Marta Ferri, fashion designer e founder dell’Atelier Marta Ferri, ma anche Cavaliere del Mare di Marevivo: “Condivido pienamente i messaggi sostenuti da Marevivo sulla salvaguardia dell’ambiente marino e delle sue risorse e ho aderito con grande entusiasmo al progetto #Stopmicrofibre promosso dall’associazione. Il mare è fonte di vita e occorre rispettarlo, anche nei più semplici gesti quotidiani. E’ un impegno di tutti affrontare e combattere un nemico tanto invisibile quanto dannoso, come quello delle microfibre”.

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