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Angelo Maria Perrino

Non centreremo gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, lo dimostra un modello matematico

30 novembre 2016- 15:13
Sei anni per adottare tecnologie low-carbon a livello globale, per i ricercatori prospettiva improbabile
Padova, 30 nov. - (AdnKronos) - Con grande probabilità, non saremo in grado di centrare l’obiettivo dell'Accordo di Parigi: mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi. Per farlo, le tecnologie di produzione di energia a bassa emissione di Co2 dovrebbero diffondersi su scala globale in un tempo circa dieci volte inferiore di quello osservato per la diffusione dei combustibili fossili nel secolo passato.A dimostrarlo, un modello matematico che riproduce l’evoluzione delle emissioni umane di Co2 e della temperatura globale dal 1875 a oggi, secondo il quale se tecnologie di produzione energetica a bassa emissione non saranno universalmente adottate in tutto il mondo entro 5-6 anni, il riscaldamento globale sarà inevitabilmente più elevato di quanto prefigurato a Parigi.La conseguenza? Il possibile superamento di soglie critiche che potranno ulteriormente accelerare il global warming e generare eventi critici quale l’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci continentali (per esempio del ghiacciaio della Groenlandia). A sviluppare il modello, un team di ricercatori tra cui l'italiano Marco Marani del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell'Università di Padova, in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica “Earth's Future”."Le nostre analisi su scala globale - spiega Marco Marani - dimostrano che le emissioni di Co2 pro-capite sono raddoppiate ogni 60 anni dopo l’inizio della prima Rivoluzione industriale. Tale dinamica ‘ritardata’, unitamente alla crescita della popolazione globale, ha dato luogo a una peculiare dinamica 'intermittente' delle emissioni globali nel secolo passato, caratterizzata da periodi di crescita relativamente rapida delle emissioni e da periodi di relativa stasi". Una dinamica complessa riprodotta dal nuovo modello proposto per l’evoluzione del sistema energia-clima-società. L’applicazione di questo modello a un’ampia gamma di scenari futuri (da business as usual a rapida introduzione di tecnologie a bassa emissione) "mostra come sia impossibile il raggiungimento degli obiettivi di Parigi se la diffusione globale di tecnologie 'verdi' di produzione dell’energia dovesse avvenire su scale temporali simili a quelle osservate in passato". "Di più - continua Marani - le nostre simulazioni mostrano che solo accelerando significativamente la diffusione delle nuove tecnologie, riducendo il tempo necessario alla loro adozione su scala globale di un dato ordine di grandezza (circa 6 anni) il riscaldamento globale potrebbe essere contenuto entro i 2 gradi, obiettivo proposto alla conferenza di Parigi". "Una così rapida diffusione tecnologica non ha però precedenti nella storia umana - sottolinea Marani - La ormai tenue possibilità di limitare i danni dovuti al riscaldamento globale rimarrà dunque concreta soltanto se si andrà ben oltre le ordinarie misure di incentivazione delle nuove tecnologie di produzione energetica. Queste - conclude - dovranno essere rapidamente adottate su scala globale attraverso azioni politico-economiche radicalmente nuove e incisive, se si vorranno evitare i danni peggiori al sistema climatico e alle nostre società".
AITV