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Green

Di Elisabetta Corrà

Le montagne attorno a Rovereto incombono sulla città con le loro tonalità azzurre e viola, simili ai quadri della avanguardie viennesi che a inizio Novecento rendevano l’Impero Absburgico, mastodonte in declino, la fornace della Modernità artistica europea. Ma a differenza di Vienna, e del paesaggio addormentato in questo principio di autunno, Rovereto si muove a gran velocità e ospita un “ecosistema per l’innovazione” nel settore della green economy inedito in Italia. È il Progetto Manifattura, nato nella ex Manifattura Tabacchi di Borgo Sacco, inaugurata nel 1854, chiusa ufficialmente nel 2008 e risorta nel 2009.

La Manifattura accoglie i visitatori nei suoi edifici austeri, affittati anche come location cinematografiche, ma appena varcata la soglia, in cima ad una scala in pietra vecchia di 150 anni, si entra nel terzo millennio, tutto legno e acciaio; alle pareti, slides e immagini in 3D dello sviluppo architettonico dell’area. Insomma, una via di mezzo tra uno studio di architettura e un loft a consumi energetici zero. Al tempo della sua costruzione, la Manifattura Tabacchi era un impegno politico ed economico per il governo centrale di Vienna, che intendeva così favorire la transizione in corso da una società  prevalentemente rurale ad una comunità industriale. Oggi la Manifattura è ancora un luogo simbolo di movimenti macroeconomici, stavolta su scala globale, che rappresentano una sfida di continuità con il passato - ossia, valorizzare il territorio e l’esistente - realizzando però un futuro indispensabile: un business ecologicamente sostenibile.

Il progetto è una iniziativa polifonica: Provincia di Trento, insieme al Comune di Rovereto, al mondo dell’imprenditoria locale e prestigiose istituzioni di ricerca, tra cui la Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione Edmund Mach. Gli spazi della ex fabbrica di sigarette (60mila metri quadri coperti) comprendono oggi uffici, spazi produttivi, laboratori di ricerca, aule per attività di formazione. Si tratta di un investimento complessivo di 100 milioni di euro; 48 milioni provengono dai Fondi FAS - Fondo Aree Sottoutilizzate, uno strumento finanziario del Governo italiano, il resto direttamente dalla Provincia Autonoma di Trento. Le imprese che operano in Manifattura sono tutte green oriented e condividono la visione del Progetto: dar vita ad una nuova generazione di beni, servizi e consumi. Questi tre aspetti sono interconnessi - ecco perché si parla di ecosistema dell’innovazione: la Manifattura, che sarà ridisegnata con l’annessione di una vasta area dismessa alle sue spalle,  lungo il torrente Leno, destinata a edifici di nuova costruzione ispirati al green high tech, è un corpo unico con le energie sociali ed economiche della Rovereto del terzo millennio. Spiegano in Manifattura che questo significa sostanzialmente due cose: favorire l’incontro di imprese di alto know how già operanti nella green economy e funzionare, al contempo, come incubatore di talenti emergenti. L’edificio ospita 25 aziende di giovani imprenditori, che saranno 50 entro la fine dell’anno, per un totale di 30 spazi adibiti a co-working.

Il business che si fa qui dentro è quello dell’edilizia eco-sostenibile e della tecnologie clean tech, quelle, per intenderci, che promettono di trasformare l’economia fossile ad altissimo impatto ambientale con metodologie produttive meno dispendiose dal punto di vista energetico e delle risorse naturali impiegate. Ma nessuna nuova economia è possibile in assenza di un gigantesco sforzo ideativo - manageriale e progettuale - ed è su questo punto specifico che la Manifattura rappresenta un esperimento interessante, dai confini in movimento: think tank di nuove imprese green oriented (è l’iniziativa GreenHouseFlex: cioè un meccanismo di tutoring e assistenza nella ricerca di investitori per i giovani che hanno idee in cerca di uno sbocco sul mercato), sede di start up creative ( come Volver, che recupera gli scampoli in seta stampata scartati dai nomi forti dell’haute couture per ricavarne borse, pochette e porta oggetti ispirati all’art deco) e punto di incrocio tra aziende, centri di ricerca, pubblica amministrazione.

Abbandonata la logica del business per soggetti autonomi - con le necessità dell’ambiente sullo sfondo e le implicazioni sociali a far da preoccupazione rimandata ad un domani indefinito - questo progetto roveretano stimola invece la cooperazione, l’integrazione tra soggetti diversi per arrivare ad un modello di impresa - nel contesto Trentino già da tempo impegnato sui temi della sostenibilità - fondato sull’integrazione e il dialogo. Il concetto di fabbrica sostenibile qui ha anche una declinazione sociale. Spiegano che in Trentino molte imprese chiudono, poche aprono e che il Progetto Manifattura è una alternativa allo sconforto semplicemente perché il futuro esiste. E parte di questo futuro è sicuramente nell’atteggiamento e nell’apertura delle persone che lavorano in Manifattura; non solo giovani, con esperienze internazionali alle spalle, ma soprattutto persone che rivendicano il ruolo dell’etica nelle ore che passano alla scrivania. La protezione delle risorse ambientali non è solo un esercizio di stile, o una contingenza del momento, per questi giovani imprenditori; è una virata verso una concezione della vita più a misura d’uomo. Verso una “economia dell’abbastanza”, per usare una espressione di Diane Coyle.

Le strutture di nuova costruzione lungo il Leno daranno l’impressione di trovarsi su una sorta di High Line, ma in mezzo alle montagne di Rovereto. Dice l’architetto Stefano Sani, responsabile del progetto: «La Manifattura diventerà uno spazio dove le imprese possano svilupparsi in un contesto tecnologicamente avanzato e altamente sostenibile. Il progetto per l’ambito B, sviluppato dalla società Progetto Manifattura lungo il Leno, con la supervisione dell’architetto Kengo Kuma e la collaborazione di un team di progettisti specialistici, prevede 9 edifici destinati ad utilizzo manifatturiero, uffici e laboratori, e 4 edifici per le imprese e la città per una superficie complessiva pari a circa 31.700,00 metri quadrati. In copertura verrà realizzato un grande tetto verde di 18.400 metri quadri in parte accessibile al pubblico”.

L’ambito B richiederà un investimento di 48 milioni e mezzo di euro. Il cantiere partirà l’anno prossimo. Questi edifici, orientati in funzione della radiazione solare, garantiranno un incremento del 25% nella disponibilità di luce diurna e produrranno l’80% in meno di C02 rispetto a quelli tradizionali. I cantieri apriranno l’anno prossimo, con una fine prevista per il 2018. Progetto Manifattura rappresenta un caso felice di un processo che dovrebbe interessare per intero il nostro Paese, che vanta oltre 4 milioni di edifici vecchi, energeticamente dispendiosi.

Di questo si parlerà il 26 e 27 novembre prossimi a Riva del Garda, nel convegno organizzato da REbuild (http://www.rebuilditalia.it), la convention nazionale sulla riqualificazione e gestione sostenibile del patrimonio edilizio, ideata a Rovereto da Gianluca Salvatori, presidente del Progetto Manifattura. Dopo aver assorbito il clima di sperimentazione che domina queste stanze, vien naturale sbirciare fuori dalla finestra, con i suoi vecchi infissi di inizio Novecento, e vedere, al posto di un’area dismessa, sassosa e punteggiata di sterpaglie,  un orizzonte davvero alternativo ai foschi scenari di un Pianeta avvilluppato nel cambiamento climatico e minacciato dall’estinzione. Insomma, se volete diventare ottimisti sul futuro visitare Rovereto e la sua ex Manifattura Tabacchi.

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