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Immobiliare
Ecobonus 2018: tutte le novità sulla cessione del credito

Fino all’anno scorso, la cessione del credito corrispondente alla detrazione fiscale per la riqualificazione energetica era limitata agli interventi sulle parti comuni dei condomìni. Dal 2018, invece, la cessione si è ampliata e riguarda anche le singole unità immobiliari, come spiega un articolo pubblicato di recente su Immobiliare.it. Ma le novità non finiscono qui.

Detrazioni fino all’85%

La possibilità di cedere l’ecobonus e “scambiarlo con denaro” è aperta ai privati, alle imprese che decidano di riqualificare i propri immobili e anche a chi rientra nella cosiddetta no tax area (che in questo caso può cedere il proprio bonus alle banche). Quanto alle detrazioni, vanno dal 50% per nuovi infissi, caldaie a condensazione e schermature solari fino al 75% per interventi in condominio che riducano la classe energetica dell’immobile, o addirittura all’85% se al risparmio energetico si abbina anche la messa in sicurezza del rischio sismico.

A chi si può cedere il credito

La circolare dell’Agenzia delle Entrate del 18 maggio stabilisce esattamente a quali soggetti è possibile cedere il credito: i fornitori che hanno effettuato l’intervento, organismi associativi, inclusi consorzi e società consortili, oppure le Esco (Energy service companies) o le Sse (società di servizi energetici). In alternativa, anche lavoratori autonomi e imprese purché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione: sì quindi agli altri condomini, no a soggetti del tutto estranei ai lavori. Dopodiché, una volta che il beneficiario ha ceduto il credito corrispondente all’Ecobonus potrà esserci solo una ulteriore cessione: chi accetta può a sua volta cedere il bonus ad altri soggetti, ma non si può procedere oltre.

A chi non si può cedere il credito

Salvo particolari condizioni di incapienza, l’Ecobonus non può essere ceduto a istituti di credito e intermediari iscritti nell’albo previsto dall’articolo 106 del Testo unico bancario (D.lgs. 385/1993) e nemmeno alle società finanziarie e ai Confidi con volumi di attività pari o superiori ai 150 milioni di euro. No anche alle società fiduciarie e a quelle di cartolarizzazione.

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