Roma, 4 lug. (Labitalia) - “Le pensioni d’oro non esistono, esistono i privilegi e certamente non ci riguardano: l’avevamo sempre sostenuto, ora lo hanno confermato, autorevolmente, il ministro del Lavoro e il presidente dell’Inps”. Lo ha detto Giorgio Ambrogioni, presidente di Cida, la Confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, commentando il Rapporto Inps 2018 illustrato dal presidente, Tito Boeri, alla presenza del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. “Finalmente abbiamo ascoltato parole chiare sull’equivoco delle pensioni di importo medio-alto, definite impropriamente ‘d’oro’, un facile slogan ma capace di generare odio sociale e gettare nell’incertezza intere categorie di pensionati. Di Maio –ha proseguito Ambrogioni – ha precisato che ‘se uno ha la pensione alta perché deriva dal lavoro è bene che se la tenga’, aggiungendo di voler colpire i ‘calcoli iniqui’. Anche il presidente dell’Inps ha affrontato l’argomento, negando l’esistenza di pensioni ‘d’oro, d’argento o di bronzo’ e individuando tre componenti della pensione: contributiva, assistenziale e di privilegio".“Cida ha sempre sostenuto di rappresentare categorie professionali le cui pensioni sono un prodotto di contributi versati nell’arco di una vita lavorativa caratterizzata da impegno e responsabilità, funzioni tipiche del lavoro manageriale e dirigenziale", ha aggiunto il presidente della Cida."Abbiamo sempre respinto ogni tentativo di far passare questo ragionamento come una difesa aprioristica di una casta. Ci siamo opposti nelle sedi politiche, istituzionali e giudiziarie, perché nonostante l’evidenza confermasse che i percettori di redditi medio-alti (da lavoro e da pensione) sono quelli che, di fatto, sostengono gran parte della fiscalità generale e del welfare nazionale, sono spesso finiti nel ‘mirino’ del legislatore", ha ricordato Ambrogioni."I casi sono noti -ha spiegato-: dai blocchi della perequazione automatica (ben 8 interventi, con perdita di potere d’acquisto del 15%) ai contributi di solidarietà, un ambito che spetterebbe alla fiscalità generale. “Ci auguriamo che le parole pronunciate oggi dal ministro del Lavoro e dal presidente dell’Inps, siano foriere di comportamenti conseguenti, non punitivi per un’intera categoria professionale. Abbiamo chiesto un incontro a Di Maio proprio per esporre i nostri punti di vista e collaborare ad individuare soluzione pratiche, eque e condivise in termini di interventi sulla previdenza. La materia è delicata, riguarda la vita delle persone e il futuro stesso del nostro Paese”, ha concluso Ambrogioni.

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