Roma, 15 mag. (Labitalia) - "L'Europa è innanzitutto una necessità, ma ora deve tornare a scaldare il cuore delle persone, soprattutto giovani". Così Leonardo Becchetti, economista (è professore ordinario di Economia politica presso l'Università di Roma Tor Vergata), parla con Adnkronos/Labitalia del rapporto tra giovani ed Europa. "I più giovani -aggiunge Becchetti- non devono dimenticare che l'Europa ha assicurato 70 anni di pace e che siamo la prima generazione che non ha vissuto la guerra. Un fatto importante, che non va dato per scontato". Non solo. Il professore sottolinea "la necessità di avere un'Europa unita" anche perché questa "è in grado di avere un peso specifico, di fare massa critica tra i giganti del mondo".Per questo, e anche se in questo momento "l'Europa è in mezzo al guado perché ha realizzato un'unione monetaria ma non un'unione politica e dunque non suscita grandi passioni tra i giovani", l'Ue "deve invece tornare a scaldare i cuori dei suoi cittadini", dice il professore. Certamente, quello europeo "è un processo incompiuto", spiega Becchetti che cita come significativa "la concorrenza che si fanno i Paesi membri tra loro in materia fiscale". "Sicuramente l'Unione europea deve fare di più -osserva l'economista- per la solidarietà, a partire dall'istituzione di una rete di protezione sociale, che potrebbe essere anche l'indennità europea di disoccupazione, e che sarebbe davvero un segnale importante per tutti i cittadini". E parlando di lavoro, sia dipendente sia autonomo, Becchetti sottolinea che "è sbagliato attribuire all'Ue i problemi del nostro mondo del lavoro". "La riprova è che le difficoltà pesanti ci sono state e ci sono anche in altri Paesi extraeuropei". "Certamente, quello che può fare l'Europa, come suggerito dall'appello sacrosanto lanciato dal presidente di Confapi Giovani, Johnatan Morello Ritter, è di aumentare gli investimenti, creando un terreno che favorisca la nascita di nuove imprese, soprattutto di giovani".Un altro terreno dove le politiche europee possono giocare un ruolo decisivo è quello della sostenibilità. "Creando un'ecotassa sul lavoro si può premiare la filiera del lavoro sostenibile, di qualità e rispettoso dell'ambiente, si può combattere il dumping sociale di chi sfrutta la manodopera in modo illegale, come nel caporalato o nei sub-appalti. I punti deboli del nostro sistema del lavoro sono la mancanza di dignità e l'invecchiamento della popolazione, che vanno combattuti con le politiche adatte e non con le fake news", conclude Becchetti.

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