Milano, 17 lug. (Labitalia) - No all'eventuale stop dell'avanzamento dell'età pensionabile perché "ha ragione Tito Boeri: non so giudicare la cifra che secondo il presidente dell'Inps ci costerebbe lo stop (141 mld, ndr), ma tendo a pensare che sia esatta perché Boeri è persona molto seria e preparata". Lo dice a Labitalia Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi & Ricerche Itinerari Previdenziali, e docente all'Università Statale di Milano.Brambilla parla anche dell'iniziativa congiunta dei presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, che, osserva, "si pone un obiettivo sbagliato: l'obiettivo non può essere quello di fermare l'età pensionabile". "Peraltro -ricorda l'esperto- l'aggancio dell'età di pensione all'aspettativa di vita fu proposto dal Nucleo di valutazione della spesa pensionistica da me presieduto nel 2006 e la proposta fu accolta dal IV Governo Berlusconi con Giulio Tremonti ministro dell'Economia e Maurizio Sacconi ministro del Lavoro. Era l'unica soluzione possibile per tenere in equilibrio il sistema previdenziale". "Semmai -spiega Brambilla- occorre neutralizzare l'aggancio dell'anzianità contributiva all'aspettativa di vita. Questo sì che è un errore"."In Italia ormai si va in pensione con 43 anni di contributi e di questo passo -spiega l'esperto- arriveremo a 45 anni. Un'enormità. Occorrerebbe ripristinare la quota di 41 anni e mezzo perché questa sarebbe la giusta risposta di flessibilità da dare a tutti i lavoratori precoci e le donne. Ben sapendo che chi inizia a lavorare presto spesso fa anche mestieri di un certo tipo, faticosi spesso".Anche se in questo periodo "la stragrande maggioranza delle persone che lascia il lavoro percepisce assegni pensionistici con la componente retributiva", per Brambilla ipotesi quali quella del ricalcolo delle pensioni con il solo sistema contributivo, non sono indicate. "Intanto, siamo in uno Stato dove c'è la certezza del diritto e se tu hai assicurato quel trattamento non puoi andare a richiedere i soldi indietro a persona magari di più di 70 anni", afferma.Poi, spiega Brambilla, "il problema vero non sono né le pensioni retributive né quelle contributive". "Il tema vero è la voce 'assistenza': 100 miliardi l'anno che gravano sul bilancio pubblico. Una spesa che oltretutto continua a crescere: +5,9% all'anno contro l'1,5-1,8% in più all'anno della spesa pensionistica vera e propria".
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