Roma, 29 mag. (Labitalia) - "Un Report che abbiamo voluto perché in questo Paese dove gli infortuni sul lavoro sono ancora tanti, ben oltre 641.000 lo scorso anno, e dove si muore ancora sul lavoro (nel primo trimestre quest'anno sono già 212 i morti sul lavoro), abbiamo bisogno anche di costruire una maggiore cultura della sicurezza e della salute nei posti di lavoro". Così Silvino Candeloro, dell'Inca Cgil nazionale, ha presentato a Roma, nell'Aula George Eastman del Policlinico Umberto I, il primo Report sulle patologie di origine professionale nelle lavoratrici e nei lavoratori della sanità.Un lavoro, ha tenuto a sottolineare Candeloro, "congiunto tra sindacato di categoria, la Fp Cgil, e il Patronato perché abbiamo una responsabilità nei confronti dei lavoratori, che noi prendiamo in carico per tutelare sia sul piano della salute e sicurezza, sia su quello amministrativo e legale".L'indagine, svolta su un campione 'a cascata' di 858 interviste, come ha spiegato Daniele Di Nunzio, della Fondazione Di Vittorio, che insieme a Gianluca De Angelis ha curato lo studio, "fa parte di una ricerca intersettoriale più ampia, che prenderà in esame diversi settori del lavoro pubblico e privato con l'obiettivo di conoscere gli aspetti delle patologie professionali, per una migliore tutela individuale, per indirizzare le azioni collettive del sindacato, nonché per aumentare la partecipazione dei lavoratori". Alla presentazione sono anche intervenuti Fabio Manca, medico del patronato Inca, che si è soffermato sui rischi di violenza e aggressione cui sono sottoposti i lavoratori della sanità, e Francesco Ripa di Meana, presidente della Fiaso e direttore generale Ifo di Roma. "L'approccio al rischio -ha detto Ripa di Meana- sta diventando un fattore sempre più preponderante nella sanità e riguarda non solo i lavoratori, ma anche i pazienti. Il risk management ha attualmente un approccio 'globale' al rischio e questo ha portato molti datori di lavoro a dotarsi di strumenti specifici, che non sono solo la conoscenza del fenomeno attraverso la conta degli infortuni, ma anche e soprattutto l'attenzione ai cosiddetti eventi-sentinella e all'informazione e alla formazione del personale". "Quello della sanità -ha poi osservato Marco Bottazzi, medico dell'Inca Cgil nazionale- è un settore in cui i rischi non sono evitabili e per questo dobbiamo per forza fare molta prevenzione. Penso al lavoro notturno che non si può eliminare, penso al rischio biologico e chimico connaturato con molte tipologie di lavoro in sanità. Abbiamo quindi sicuramente bisogno di fare una maggiore formazione: basti pensare a un dato che emerge dallo studio e cioè che molti lavoratori segnalano infortuni tipo colpo della strega o dolore alla regione lombare a fine turno. Il che significa -conclude Bottazzi- che ancora non riusciamo a trovare il modo di mettere questi lavoratori in sicurezza. E mettere loro in sicurezza, significa anche mettere in sicurezza i pazienti".

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