Roma, 22 ago. (Labitalia) - "Il Paese ha un gap da colmare in termini di digitalizzazione. Per anni abbiamo investito meno, in maniera significativa, rispetto agli altri Paesi europei. E abbiamo pagato questo divario con un conto molto salato, sia in termini di crescita che di sviluppo e occupazione. La buona notizia è che da un paio di anni la leadership del Paese, pubblica e privata, si è resa conto che il tema è sì tecnologico ma essenzialmente economico e politico".Ad affermarlo è Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale e vicepresidente del Cnel, in un'intervista pubblicata oggi sul nuovo portale del Cnel, in cui analizza lo scenario attuale delineando le sfide più urgenti per l’Italia. "C'è in gioco -sostiene- il ridisegno della nostra economia, dell'impianto delle nostre istituzioni. Il motore è si tecnologico, ma le implicazioni sono organizzative, sociali, educative, politiche. Pensiamo soltanto ai grandi quesiti che la rivoluzione tecnologica mette sul tavolo: la privacy, il diritto d'autore, la sicurezza. A differenza della Germania, ad esempio, noi non possiamo contare su un ampio numero di imprese grandi, che tradizionalmente trascinano l'intero ecosistema di fornitori e clienti in un processo di innovazione". "La nostra sfida è di andare -chiarisce- in modo capillare e diffuso filiera per filiera, territorio per territorio. I risultati cominciano a vedersi. Oggi l'80% degli imprenditori sa cosa vuol dire lo slogan 4.0 e decine di migliaia di imprese sono impegnate in progetti concreti. Ma siamo solo all'inizio e occorre fare presto, anche perché gli altri corrono molto velocemente". "La formazione e la riqualificazione delle competenze -assicura- è la vera grande sfida e la vera opportunità di qualunque impresa e di qualunque economia, soprattutto per un Paese come il nostro a grande vocazione manifatturiera. E' il vero salto per dare maggior lavoro ed al lavoro maggior dignità". "La complessità -fa notare Elio Catania- del mondo in cui viviamo e dei temi e delle implicazioni sul tavolo oggi richiedono ancor più che nel passato il contributo di tutte le componenti rappresentative della società. Questo è il ruolo che i corpi intermedi oggi devono sapere e poter giocare". "Solo attraverso un confronto aperto ed un dibattito costruttivo -spiega- si può dare alle decisioni e al processo legislativo quella qualità ed incisività che l'economia di oggi richiede, dando risposte ai grandi quesiti di occupazione, lavoro, sviluppo e sociale che la gente richiede. E che sia capace di mediare tra gli interessi collettivi e le esigenze di segmenti della società, o addirittura individuali". "Questo è il grande ruolo che -rimarca- il nuovo Cnel, un Cnel 4.0, per essere in attualità, che abbiamo reso nuovamente operativo da qualche mese, può giocare. Un punto di incontro, di mediazione, di confronto, di costruzione, sui grandi temi irrisolti del nostro paese. E ce ne è un enorme bisogno".

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