Roma, 13 nov. (Labitalia) - "Il diritto all’equo compenso va riconosciuto a tutti i due milioni e trecentomila professionisti ordinistici e non solo a una categoria professionale". Gli organismi di rappresentanza che raggruppano gli ordini professionali italiani commentano così lo stallo esistente in commissione Bilancio del Senato alle prese con l’analisi di emendamenti e subemendamenti al decreto fiscale. Marina Calderone, presidente del Comitato unitario delle professioni - Cup, e Armando Zambrano, presidente della Rete delle professioni tecniche - Rpt invitano il legislatore a ben ponderare le scelte delle prossime ore."Non si possono creare livelli diversi di tutele -sottolineano- tra lavoratori autonomi che hanno le medesime esigenze e gli stessi diritti. Anzi, l’equo compenso andrebbe esteso anche alle professioni non ordinistiche. In ballo c’è il destino di centinaia di migliaia di giovani professionisti che non possono accettare di vedere assegnate tutele a pochi privilegiati". Per Calderone e Zambrano, "i professionisti devono essere tutti tutelati soprattutto da una pubblica amministrazione che addirittura, in qualche caso, ritiene possibile pretendere prestazioni professionali a un euro, istituendo l’economia dell’immaginario". "E più il soggetto è debole e più va tutelato. Per questo poniamo grande attenzione sulle prossime scelte della commissione Bilancio del Senato, che determineranno lo spartiacque tra chi ha a cuore la sorte di oltre due milioni di lavoratori autonomi e chi invece no", avvertono. Sul tema, peraltro, è in fase di avanzata organizzazione una grande manifestazione, che vedrà il 30 novembre raggiungere Roma i gruppi dirigenti territoriali di tutti gli ordini professionali italiani che - assieme ai Consigli nazionali e alle altre componenti del sistema ordinistico, ma anche di molte organizzazioni e associazioni non ordinistiche- chiederanno rispetto per il ruolo sociale delle professioni, fondamentale per garantire prestazioni di qualità a tutela principalmente dei loro committenti, pubblici e privati. "Inviteremo a partecipare tutti i partiti e il governo -confermano i presidenti Calderone e Zambrano- in modo da capire chi intende seriamente sostenere, in questo scorcio finale di legislatura, fattivamente e seriamente i diritti dei professionisti, a tutela in realtà degli interessi del Paese, che ha bisogno di una classe professionale competente e rispettata". "L’equo compenso -aggiungono- è necessario anche per dare riferimenti ai cittadini, che cosi saprebbero orientarsi nel corrispettivo economico della prestazione professionale. Purtroppo, notiamo che, a fronte di gravosi obblighi e impegni che la legge ci impone e che rispettiamo con l’esborso di notevoli costi, non esiste un giusto riconoscimento del nostro qualificato lavoro. E tutti gli oltre due milioni di nostri iscritti -concludono- sapranno apprezzare chi sosterrà il riconoscimento di un diritto più volte violato. Senza le professioni il Paese non cresce e non migliora".

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