Perugia, 2 apr. (Labitalia) - Un'azienda nata 167 anni fa: una realtà partita da un piccolo paese dell’Umbria, Scheggino (meno di 500 abitanti), per conquistare il mercato mondiale. E’ il 1852, infatti, quando Costantino Urbani ha l'idea di esportare tartufi freschi verso la Francia. Oggi Urbani Tartufi è una holding con base a Scheggino, ma con 13 sedi nel mondo e 300 dipendenti. Esporta l’80% del suo prodotto in 76 Paesi (dagli Usa alla Francia, dal Giappone alla Russia, al Brasile; nel mondo 2 tartufi su 3 nel mondo sono Urbani) e lavora oltre 200 tonnellate di tartufo l’anno. La sua filiale Usa ha un giro d’affari 21 milioni di dollari, a cui si aggiunge un +40% se si considerano i prodotti trasformati a base di tartufo. A guidare questo impero oggi è la famiglia Urbani, Olga e Giammarco, quinta generazione di una dinastia di produttori che da sempre hanno un obiettivo ambizioso: “Far assaggiare il tartufo almeno una volta nella vita a tutti nel mondo”. Per questo l’azienda oggi trasforma circa 700 prodotti che finiscono nelle tavole di tutto il globo: dai ristoranti stellati alla grande distribuzione ai negozi gourmet. Parola d’ordine è diversificare con un’ampia gamma di prodotti: non solo tartufo di eccellenza ma anche pizza, olio al tartufo, paste (fresche e ripiene), soia al tartufo, cialde o burro al tartufo monoporzione congelato. Un lusso democratico, insomma, aperto a tutti, nelle sue mille declinazioni e da godere tutto l’anno. Un aspetto importante per l’azienda è la sostenibilità: a fronte di una raccolta spontanea di tartufo in Italia che diminuisce negli ultimi anni (-20%) e di una concorrenza sempre più agguerrita nella tartuficoltura dei Paesi Balcanici e di Francia e Spagna, l'azienda ha avviato 'Truffleland' progetto per la diffusione della coltura sostenibile dei tartufi. Cresce nei terreni calcarei e argillosi, in simbiosi con altre piante come quercia, leccio, faggio e castagno. La sua grandezza può variare: da quella di una noce a quella di una mela. Ma sotto la sua scorza ruvida batte il cuore più aromatico che ci sia: è il Tartufo Nero Pregiato umbro (Tuber Melanosporum Vittadini), di casa da Norcia a Spoleto, da Preci a Scheggino e lungo tutta la Valle del Nera. La richiesta di tartufi è molto aumentata negli anni, mentre è calato negli ultimi anni (-20% secondo i dati Centro nazionale Studi Tartufo 2018) il raccolto. Per questo Urbani Tartufi, leader mondiale del settore, ha lanciato TruffleLand, che mira a ottenere nel giro di 5-10 anni un significativo aumento della raccolta di tartufo di qualità in Italia. Si tratta di un progetto chiavi in mano che aiuta nuovi agricoltori a intraprendere questo business, seguendoli dalla A alla Z (guadagno annuale: 30mila euro netti per ettaro, per una durata di 20/25 anni e con costi gestionali inferiori a quelli di un campo di grano). Truffleland assicura ampie possibilità di raccolto grazie a un brevetto che garantisce la più alta concentrazione di micorizzazione (70%) rispetto alla media europea del mercato. In 5-8 anni, le piantine diventeranno alberi adatti ad ospitare tra le loro radici il tartufo rendendo al proprietario fino a 100 volte in più rispetto alle coltivazioni tradizionali. Ad oggi sono già cinquantamila piante tartufigene messe a dimora a Scheggino e 120mila sono in arrivo. Urbani accompagna l’agricoltore-cliente dall’inizio alla fine del processo di coltivazione e commercializzazione, impegnandosi a riacquistare il suo prodotto al prezzo di mercato (senza vincoli di dover vendere a Urbani). Chiunque abbia un terreno adatto alla tartuficoltura troverà in Truffleland un innovativo modello imprenditoriale. Basta scegliere tra una vasta selezione di piante adatte alla tartuficoltura da poter far crescere nel proprio campo. In 5-8 anni, le piantine renderanno fino a 100 volte in più delle colture tradizionali. Le stime di Urbani Tartufi indicano un guadagno annuale fino ai 30 mila euro netti per ettaro, per una durata di 20/25 anni, con costi gestionali inferiori a quelli di un campo di grano. Guadagni possibili anche grazie alla disponibilità di Urbani ad acquistare il raccolto al prezzo corrente di mercato. Con Truffleland così gli agricoltori sono accompagnati dalla semina della pianta alla vendita del prodotto. I tecnici hanno il compito di verificare l’idoneità del terreno, realizzarne l’impianto e seguirne la crescita. Il supporto viene assicurato anche negli anni successivi, fino alla raccolta dei preziosi tartufi. Una parte notevole del progetto è svolta dalla ricerca. Truffleland fonde, infatti, le nuove tecniche dell’agricoltura di precisione e delle smart farm a quelle tradizionali di un mestiere centenario. Nelle piantagioni vengono inseriti dei microchip che aiutano a monitorare ogni fase del processo produttivo e che saranno utili in futuro per studiare perché alcune piante producano più tartufo e altre meno. Inoltre, Urbani Tartufi ha istituito la Masterschool Truffleland, una fattoria didattica in cui si organizzano corsi di formazione e aggiornamento, in linea con quanto di più recente è stato scoperto in materia di tartuficoltura. Quando i tartufi saranno 'maturi', Truffleland metterà a disposizione anche cani già addestrati, come il Grifo Nero Valnerino, una perla tutta italiana nella ricerca del tartufo e un’app - disponibile a breve - che permetterà di monitorare le fasi di crescita della piantagione."Cambiamenti climatici, ipersfruttamento del terreno da parte dell'uomo e danni da animali selvatici". Sono queste le cause del calo della raccolta dei tartufi in Italia, secondo un esperto del settore: Gianmarco Urbani, titolare, insieme alla sorella Olga, della Urbani Tartufi, una delle aziende italiane leader mondiale del settore tartufi, con il 67% del mercato mondiale e un fatturato di circa 60 milioni di euro. "Registriamo -dice Urbani ad Adnkronos/Labitalia- ormai da anni, almeno 50, una caduta sistematica dei tartufi raccolti. Le cause sono svariate: intanto il cambiamento climatico, perché il tartufo è un prodotto stagionale e le temperature sempre più alte o l'instabilità delle precipitazioni stanno danneggiando i prodotti. Adesso siamo alla fine della raccolta invernale e già fa caldo, siamo 10 gradi sopra la media stagionale, tanto per fare un esempio. E tutte le tipologie di tartufo subiscono questi eventi".Ma a danneggiare il prezioso fungo che vive sottoterra è anche "l'ipersfruttamento dell'uomo". Un fenomeno caratterizzato da "persone che vanno a raccogliere i tartufi al di fuori dei periodi autorizzati dalle Regioni che rispettano i calendari di maturazione", spiega l'imprenditore umbro. Raccogliere tartufi maturi, ossia quando già sono presenti le spore, "è invece fondamentale per assicurare che su quel terreno continuino a svilupparsi tartufi", dice Urbani. Ma dei tartufi sono ghiotti anche gli animali selvatici come cinghiali e istrici che naturalmente scavano i tuberi attratti dal profumo. Per combattere questo calo, dunque, proprio Urbani Tartufi si è fatta promotrice di un progetto che punta non solo ad aumentare la produzione dei tartufi, ma anche alla salvaguardia del territorio."Si chiama TruffleLand -spiega Gianmarco Urbani- ed è una pratica di agricoltura assistita verso la tartuficoltura. In questo modo, boschi e sottosuolo hanno modo di rigenerarsi, la raccolta aumenta tramite la coltura, si valorizzano paesaggi bellissimi e attrattivi per il turista". Non solo. I tartufi, assicura, "sono un'opportunità di lavoro per i giovani in agricoltura e sono una ricchezza, anche sociale, in quanto fanno crescere l'occupazione e il prodotto nazionale, contro l'invasione dei prodotti dei vicini Paesi balcanici". Per Urbani, dunque, "si dovrebbe incentivare la tartuficoltura, riconoscendo pienamente la natura agricola di questa coltivazione e aiutando le imprese agricole a orientarsi su coltura più redditizie".

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