Roma, 19 lug. (Labitalia) - "Escludere il settore domestico dagli aumenti contributivi previsti dal decreto Dignità per i rinnovi dei contratti a tempo determinato: in caso contrario, le famiglie che si affidano alle cure di badanti, baby sitter e colf rischiano di dove pagare fino a 160 euro in più l’anno". E’ questa la proposta avanzata da Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, aderente Confedilizia e firmataria del contratto collettivo che regola il settore, contenuta all’intero della Memoria depositata presso le commissioni Finanze e Lavoro che stanno esaminando il decreto. "Il comma 2, art. 3 del citato decreto prevede infatti -spiega Assindatcolf- un aumento dello 0,5% 'in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione. Non avendo previsto l'esclusione del settore domestico, come normalmente avviene per i provvedimenti che introducono incentivi o agevolazioni fiscali, abbiamo chiesto che la disposizione si applichi solo a chi fruisce anche di agevolazioni e non a chi assume personale domestico". "Parliamo -sostiene- di famiglie non di imprese, in particolare di donne, che a fronte di un welfare che taglia i servizi, per conciliare tempi di vita e di lavoro sono costrette a rinunciare alla carriera o a farsi carico di costi molto elevati: 16 mila euro è quanto spende in un anno una famiglia per assumere una badante a tempo pieno. In un settore in cui le agevolazioni fiscali per chi ricorre a un regolare contratto sono pressoché inesistenti -avverte- un ulteriore aggravio dei costi a carico delle famiglie risulterebbe intollerabile ma anche incomprensibile. Nel settore domestico non esiste, infatti, un problema di abuso dello strumento del contratto a tempo determinato che, al contrario, viene utilizzato in percentuale molto bassa rispetto a quello a indeterminato, dove è possibile licenziare senza giusta causa, ad nutum. Per questo abbiamo sollecitato il Parlamento a considerarci anche per i benefici e non solo per i sacrifici"."Invece di mettere mano a una problematica marginale per le famiglie, -suggerisce Assindatcolf- chiediamo al governo e al Parlamento di intervenire su due fronti urgenti. Bisogna tornare a pianificare il lavoro regolare: serve un decreto flussi con quote dedicate al settore domestico". Quanto al lavoro occasionale, avverte, "occorre prevedere dei correttivi che tengano conto del ccnl, dei livelli di inquadramento e delle mansioni svolte: il libretto famiglia così come oggi configurato è totalmente inadeguato, meccanismi ostici rendono difficile il suo utilizzo da parte delle famiglie che non riescono ad agire in autonomia".

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