Roma, 8 ago. (Labitalia) - "Credo che il decreto Dignità riesca ad accelerare l’assunzione a tempo indeterminato delle figure a più alta professionalità, più ricercate nel mercato del lavoro e per le quali le aziende hanno investito in formazione, mentre per le figure a più bassa professionalità, facilmente sostituibili, osservando le prime reazioni delle associazioni imprenditoriali che raccolgono gli umori degli imprenditori associati, possiamo affermare che saranno molti i casi di non rinnovo. Il saldo complessivo sarà probabilmente negativo". Ad affermarlo a Labitalia è il sociologo e formatore Franco Amicucci.Infatti, sottolinea, "il decreto Dignità sta ponendo tutte le aziende che stanno utilizzando contratti a termine di fronte alla scelta se trasformare gli attuali contratti in contratti a tempo indeterminato, qualora fossero arrivati al limite dei due anni, prorogarli inserendo la casuale richiesta o non continuare il rapporto di lavoro avviato". Quanto ai risvolti sul mercato del lavoro, osserva: "L’andamento dell’occupazione è condizionato da una molteplicità di fattori e la dimensione legislativa è uno di questi, insieme ai trend economici internazionali, il clima di fiducia degli investitori finanziari e imprenditoriali, la dinamica specifica del mercato del lavoro data dall’allineamento tra domanda e offerta"."Siamo ancora dentro un trend internazionale positivo di ripresa economica e occupazionale, ma i segnali di rallentamento di questo mese - avverte - sono segnali di allarme. Le reazioni del mondo imprenditoriale e di molti esperti del mercato del lavoro fanno al momento prevalere la previsione di un leggero impatto negativo del decreto Dignità sull’occupazione, ma saranno i prossimi 6-12 mesi quelli decisivi per verificare l’impatto, perché avremo i dati reali e non previsionali".Sul fronte del welfare aziendale, invece, fa notare, "con le leggi di stabilità 2016 e 2017 si sono introdotte in Italia forme innovative di welfare, non messe in discussione dal decreto Dignità: integrazione al reddito dei dipendenti (premio di produttività) prevista in caso di incremento di produttività, redditività, innovazione, da erogare con un regime di tassazione agevolato (10% di imposta sostitutiva Irpef) oppure con servizi di welfare, ancora più vantaggiosi per lavoratori e imprese". E, ancora, elenca, "la previdenza complementare e la sanità integrativa, possono essere introdotte utilizzando il premio di produttività, sono deducibili e vantaggiose fiscalmente". "E’ inoltre introdotta la detassazione dei premi pagati dall’azienda - ricorda - per assicurare i propri dipendenti per il rischio di perdita dell’autosufficienza o malattie particolarmente gravi". Il sociologo sottolinea che "la contrattazione aziendale è sempre più coinvolta nel disciplinare e personalizzare modelli di welfare in grado di favorire efficaci soluzioni: sono ormai oltre 10.000 i contratti aziendali e territoriali firmati".Per il sociologo, "le prossime settimane, con la legge di stabilità 2019, saranno più chiare le dinamiche interne alla compagine governativa e il punto di caduta delle diverse spinte (Flat tax, reddito di cittadinanza e altre promesse da mantenere) all’interno dei vincoli di mercato in cui il nostro paese è collocato"."L’incertezza sulle grandi opere, il rinvio di decisioni sul futuro dell’Ilva, il ritorno di pulsioni di intervento statalista come si sta profilando per l’Alitalia, le tensioni internazionali negli scambi commerciali e le richieste di Trump di riequilibrare la bilancia commerciale oggi troppo sbilanciata verso l’Italia, stanno creando, al momento, incertezza sul futuro dell’occupazione. Ma stiamo parlando del nostro immediato futuro, di un arco di tempo ristretto", dice."E’ invece importante iniziare a pensare anche al medio-lungo periodo, al 2025-2030, ad avere visioni sui settori strategici sui quali investire. In un mondo che sta radicalmente cambiando, con una velocità e una radicalità mai vissuta nella storia umana, è necessario porre al centro della nostra attenzione il tema della ricerca, formazione avanzata di nuove professionalità, adeguamento delle competenze digitali delle imprese, degli organizzazioni pubbliche, delle istituzioni formative, perché il futuro dell’occupazione dipenderà da questi fattori", conclude.

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