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Roma, 4 dic. (Labitalia) - Una campagna finalizzata a richiedere alle autorità europee di rimuovere le tariffe all’importazione dell’alluminio grezzo, materia prima del settore. L'ha lanciata oggi Face, la Federazione che rappresenta le pmi europee che operano nelle trasformazioni, lavorazioni e applicazioni delle leghe di alluminio, secondo cui con gli attuali dazi "l'intero comparto è a rischio chiusura". Secondo la Federazione, "nonostante l’Europa sia un importatore netto di alluminio grezzo (l’Europa importa circa il 74% dell’alluminio primario), le tariffe all’importazione vanno dal 3% al 6%". A sostegno di questa campagna, Face pubblica oggi uno studio commissionato dall’Università di Roma 'Luiss Guido Carli', dal quale emerge che il mantenimento delle tariffe all’importazione dell’alluminio grezzo si è tradotto per il settore dell’alluminio a valle in un costo addizionale che ammonta fino a 18 miliardi di euro. E oggi Face ha dato il via a incontri istituzionali su più livelli. "In questo momento -spiega ad Adnkronos/Labitalia Mario Conserva, segretario generale di Face- abbiamo buone speranze sulla riapertura del dossier in un momento in cui il tema dei dazi è 'caldo'. E' inconcepibile che noi in Europa siamo costretti a pagare il materiale, l'alluminio, molto di più rispetto agli altri trasformatori mondiali. Un miliardo di euro di costi per un sistema che lavora sui margini è insostenibile", rimarca. Il settore dell’alluminio a valle impiega il 92% della forza lavoro e contribuisce al 70% del fatturato di tutto il settore europeo dell’alluminio. Tale onere aggiuntivo per l’industria dell’alluminio - caratterizzata da bassi margini di profitto e dove l’alluminio grezzo rappresenta più del 50% dei costi di produzione dei semilavorati - costituisce, per Face, "una minaccia per la sopravvivenza del settore, composto in gran parte da pmi che devono già contrastare una concorrenza internazionale feroce e spesso sleale, in particolare dalla Cina". Secondo Face, "in sostanza, dal 2008 l'Europa ha perso il 30% della sua capacità produttiva di alluminio primario a causa di una mancanza strutturale di competitività. La domanda europea di prodotti in alluminio è cresciuta in media del 3% all'anno, ma, come spiega lo studio Luiss, l'industria europea dell'alluminio a valle sta faticando a crescere ed opera attualmente a livelli di produzione pre-2008. Le tariffe di importazione dell'Ue sulla materia prima sono una causa fondamentale di questo declino. "La realtà dei fatti è che non si trova in Ue metallo grezzo ai prezzi duty free”, afferma Roger Bertozzi, responsabile Face per il Wto e per i rapporti con la Commissione Eu. Per Bertozzi, le speranze sono riposte nel nuovo Parlamento e nella nuova commissione Europea. "La commissione ha posto al centro dell'attenzione i temi della sostenibilità, del clima e del green, e anche l'attenzione alle pmi. E il nostro settore ben si lega a questi temi". Face si rivolge pertanto alla Commissione europea e al Consiglio affinché "venga azzerato il dazio all’import in Ue di alluminio grezzo". "Tale intervento - dice - è uno strumento di politica industriale di immediata disponibilità per le istituzioni, sicuramente in grado di porre termine ad una situazione di anomali extracosti dell’alluminio in Ue, quindi capace di supportare la competitività e la sopravvivenza di un sistema industriale strategico nel vecchio continente". "Se l’Ue è seria per quanto riguarda i suoi obiettivi annunciati di rinascimento industriale, deve liberare il settore dell’alluminio trasformato da una situazione così dannosa. La triste alternativa è la scomparsa di tutto il settore in un futuro non tanto distante", conclude la Federazione.





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