Roma, 13 mar. (Labitalia) - "Per il 15 marzo abbiamo proclamato lo sciopero generale dei lavoratori di tutta la filiera delle costruzioni: dell'edilizia, del cemento, dei lapidei, dei laterizi, del legno-arredo. Questo perché veniamo da anni di crisi, in cui la politica ha in qualche modo 'scelto' di abbandonare le politiche industriali per questo settore. E invece per ripartire servono investimenti, pubblici e privati, e subito". Cosi Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, intervistato da Adnkronos/Labitalia, sullo sciopero generale dei lavoratori delle costruzioni, proclamato da Fillea con Filca Cisl e Feneal Uil per venerdì 15 marzo, con manifestazione nazionale a Roma a piazza del Popolo a partire dalle 9,30. Una crisi, quella delle costruzioni, che presenta numeri da ecatombe. "In questi dieci anni -racconta Genovesi- abbiamo perso nelle costruzioni 800mila posti di lavoro, 600mila nell'edilizia e 200mila nella produzione di materiali. Abbiamo perso una capacità produttiva del 50%, un dato quasi da guerra mondiale, e il settore delle costruzioni, che fino al 2010 pesava per il 15% del Pil, oggi pesa per poco più del 7%". E anche i timidi segnali positivi di inizio 2018 sono 'evaporati'. "Stavamo cominciando a intravedere -racconta Genovesi- una luce in fondo al tunnel. I dati di fine 2017-inizio 2018, dopo dieci anni di crisi, erano, anche se leggermente, in positivo, ma le scelte, e le non scelte, di questo ultimo anno e mezzo, ci hanno fatto ripiombare con segno meno". Un segno 'meno' che non vale solo per il settore delle costruzioni, ma per tutta l'economia italiana. "Il Paese -spiega Genovesi- ha bisogno di questo settore perché dietro le grandi e piccole opere non c'è solo il lavoro degli edili, di chi produce cemento, acciaio, vetro, ferro, ma c'è soprattutto la competitività del Paese. Un Paese che non investe in infrastrutture, che non segue il modello degli altri Paesi, che non rilancia questo comparto, è un Paese che si ferma e noi registriamo che il Paese si è fermato nuovamente". E, per Genovesi, "un pezzo della recessione di questo Paese è rappresentato proprio dall'assenza di politiche industriali per questo settore". "Noi, quindi, scioperiamo - ribadisce - per queste ragioni: per difendere il posto di lavoro di chi c'è, ma anche per creare occupazione e dare un'occasione a quelle 800mila persone che, dopo aver perso il lavoro, non sono su Marte ma o stanno a casa o, peggio, lavorano in nero". "Quindi, serve una macchina industriale -aggiunge- con più strumenti per riavviare gli investimenti pubblici e privati. Ed è quello che chiediamo al governo". E sulla Tav per Genovesi "il governo è in permanente campagna elettorale, e decide di farla sulla pelle del Paese". Secondo il sindacalista, "la Tav va letta all'interno delle più generali strategie logistiche del Paese, come il Terzo Valico, la Gronda, il Traforo del Brennero". "Si tratta di Alta Capacità più che Alta velocità. Perché, mentre in Europa il 50% delle merci gira su navi sul ferro, in Italia il 96% delle merci girano su gomma, e questo vuol dire più inquinamento e più costi logistici per le imprese che producono le merci", dice. E invece, da questo punto di vista, sottolinea ancora Genovesi, con la Torino-Lione potrebbe esserci la svolta. "La Torino-Lione -rimarca- porterebbe via 40mila tir all'anno. Con la situazione attuale le merci italiani non sono competitive perché costano di più. Un Paese così non è competitivo". Per Genovesi, "questo governo non ha un idea precisa sulle politiche industriali da seguire, e preferisce non decidere pur di litigare". "Noi restiamo fermi e l'Europa cammina. Una follia per il nostro Paese", avverte.Per quanto riguarda il decreto sblocca-cantieri per Genovesi "senza parlare con i sindacati, potrebbe essere uno 'Sblocca porcate', ossia cantieri che non partono e lavoratori che oggi hanno un lavoro domani lo hanno ancora più insicuro. Faccio un appello al governo: faccia un atto di umiltà, si sieda al tavolo con chi tutti i giorni si occupa del settore e cosi potrà fare qualcosa che serve davvero alle costruzioni e non alla propaganda". Per il leader sindacale, si deve "fare in modo che i cantieri partano, non che si ritorni alla giungla". "Non vorrei che il governo pensasse al giochino 'magari blocchiamo la Tav, ma sblocchiamo il subappalto': non mi sembra una bella mossa -sottolinea Genovesi- per risolvere i problemi del Paese". Per Genovesi, il "governo deve cercare di attivare gli investimenti, vedere come rimettere in moto il Paese". "Avevamo chiesto a ottobre un tavolo a Palazzo Chigi -ricorda Genovesi- ma il governo ci ha snobbato totalmente, non ha ritenuto necessario confrontarsi con imprese e sindacati".

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