Napoli, 6 mag. (Labitalia) - "La scelta del governo di incentivare il rientro dei cervelli di certo aiuta, ma l’analisi non si può fermare a questo primo stadio. Bisogna interrogarsi se il tessuto produttivo è in grado di fornire la giusta piattaforma per far sì che la risorsa possa esprimere le proprie potenzialità. Noi come azienda stiamo provando a fare la nostra parte e puntiamo a formare e inserire nel mercato più di 50 nuovi cervelli". Lo dice in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia il fondatore e presidente Protom Group, Fabio De Felice, riferendosi all'iniziativa lanciata oggi dall'azienda."Se il sistema Paese - sottolinea - è pronto a recepire un contributo che vada in una direzione centrifuga rispetto alle programmazioni strategiche (ove mai ce ne fossero) o ai tempi di attuazione delle stesse, nonché verificare le condizioni perché i risultati degli sforzi profusi posano avere la giusta eco e l’amplificazione che meritano sia in termini economici che riconoscibilità. Questi sono solo alcuni degli interrogativi che a mio avviso è necessario porsi prima di attivare misure che, per quanto meritorie, possano risultare dei meri palliativi che gravano sulle casse delle stato da un lato, ma soprattutto che non corrispondendo al sistema valoriale di una risorsa che ha deciso di impegnarsi all’estero".E' netto il presidente di Protom nel commentare l'ipotesi dello sgravio per il rientro dei cervelli. L’azienda, che ha fatto della ricerca dell’innovazione la propria missione e che ha vinto per il secondo anno il premio per l'Innovazione di Confindustria e quest'anno anche il Premio dei premi. patrocinato dalla Presidenza della Repubblica, sta puntando in maniera sempre più decisa sulla costruzione di una offerta di servizi e soluzioni in grado di accompagnare clienti e partner nel viaggio verso l’implementazione della digital transformation.Nata nel 1995 come società di consulenza, oggi Protom è un player nella trasformazione dell’innovazione in soluzioni concrete ad alta vocazione tecnologica capaci di generare valore per clienti e partner. Il gruppo opera nell’ambito dell’advanced engineering e della information technology, ha il quartier generale a Napoli e Milano e sedi in Francia, a Tolosa, ed in Brasile a San José dos Campos. L’azienda lavora con big player del comparto metalmeccanico, dell’aeronautica, del ferroviario e dell’automotive come Leonardo, Superjet, Piaggio Aerospace, Airbus, Fca, Atr, Hitachi Rail Italy e Rolls Royce."Per il Sud - spiega - dobbiamo partire dal copiare e adattare ai territori il modello Milano nel quale è chiara la mission e la vision della città e le aziende e i talenti vengono al di là degli incentivi ma perché c'è un ecosistema. Qualsiasi sia l’incentivo concesso alle imprese o a qualsiasi altro interlocutore è sempre di per se un segnale di attenzione alla categoria, alla persona o al territorio che ritengo sempre apprezzabile".Tuttavia, "pensare che un incentivo da solo possa essere il fattore ultimo di un processo decisionale, è a dir poco bieco e poco attinente alla realtà. Può rappresentare di certo un facilitatore ed una leva ulteriore, ma non ritengo possa essere la spinta propulsiva che muove il decisore, di qualunque natura, lo vedo più a valle del processo decisionale: non spinge l’imprenditore ad assumere se tale assunzione non fa parte di un piano strategico che conduce alla crescita dell’azienda; così come non è il motivo di innesco di un investimento se non coerente con un piano industriale ben attento e strutturato; così come, a mio avviso, non lo è per un cervello emigrato che vuole tornare a dare un contributo al proprio paese"."A mio avviso - sostiene De Felice - sarebbe esiziale non ammettere (o peggio non comprendere) che le sfide innescate dall’epocale trasformazione imposta dalla digital economy non sono affrontabili a colpi di incentivi. In questo scenario si rafforza l’intuizione che, lungo tutta la mia carriera di professore ed imprenditore, non ho mai abbandonato: la formazione è l’asset fondamentale per il duraturo successo di ogni business, nonché prerequisito per la crescita di un paese e per rendere un sistema socio economico realmente competitivo. Laddove l’accelerazione diventa una forza tanto potente da annichilire interi sistemi, la formazione è la bussola che permettere di prevedere il cambiamento e di comprenderne la complessità oltre a creare le condizioni per essere accoglienti per i cervelli e predisposti al cambiamento ed all’innovazione". "Senza politiche formative di lungo termine - assicura - affidandosi a miopi percorsi di incentivazione, saremo destinanti ad essere poco attrattivi non solo per coloro i quali potrebbero tornare nel nostro Paese, ma anche per coloro i quali in questo Paese ancora stanno provando a trovare percorsi lavorativi appaganti. Così facendo, non ci saranno incentivi che reggono per sperare di recuperare il terreno perso e l’attrattività per le risorse che hanno deciso di lavorare all’estero".Coltivare talenti per cogliere le opportunità della rivoluzione digitale: questa la sfida di Protom, che attiva a partire dal prossimo 9 maggio percorsi mirati a reclutare e formare risorse in ambito it. Ben 50 giovani saranno così inseriti nell’organico di Protom Group nei prossimi 24 mesi. L’azienda, che ha fatto della ricerca dell’innovazione la propria missione, sta puntando in maniera sempre più decisa sulla costruzione di una offerta di servizi e soluzioni in grado di accompagnare clienti e partner nel viaggio verso l’implementazione della digital transformation. Per raggiungere questo obiettivo, Protom ha scelto di reclutare giovani talenti, attivando percorsi di formazione che trasformino questi ultimi in risorse con radicate competenze tecniche ad alto valore aggiunto. Un’operazione che prenderà ufficialmente il via il prossimo 9 maggio da Napoli, luogo di fondazione dell’Azienda e ormai consolidato polo di attrazione per molti 'big player' del settore it, da Apple a Cisco. Protom sarà, infatti, protagonista di due importanti momenti di incontro: da una parte gli studenti dell’iti Augusto Righi di Fuorigrotta, dall’altro i laureati ed i laureandi dell’università degli studi Federico II durante l’evento 'La scuola incontra le imprese'. Due target diversi, un unico obiettivo: intrecciare un dialogo sempre più proficuo con scuole ed università per provare, attraverso un’azione congiunta, a prendere coscienza delle problematiche legate alla carenza di competenze digitali."Il dialogo - sottolinea Giuseppe Santoro, responsabile delle attività di it & digital transformation di Protom - tra aziende a vocazione altamente innovativa, come Protom, e scuole ed Università è essenziale in questa fase di transizione, in cui l’avvento delle nuove tecnologie sta cambiando il volto del mercato del lavoro In questo senso, ci troviamo in una posizione di privilegio: da anni operiamo nel settore It sia sperimentando le potenzialità delle interactive technology, come la realtà virtuale ed aumentata, sia con attività di sviluppo software ed application management, sempre applicando lo stato dell’arte della tecnologia per rispondere in maniera efficace a bisogni concreti".Il percorso avviato il 9 maggio condurrà, nei prossimi mesi, alla realizzazione di percorsi formativi dedicati ai migliori talenti che verranno selezionati, mirati a sviluppare le loro competenze sulle tematiche calde del mondo it: dalla programmazione e sviluppo in ambiente Java, il più richiesto tra i linguaggi di programmazione dal mondo del lavoro 4.0, alla modellazione 3D, fino alla programmazione per web & mobile."L’obiettivo ultimo - spiega il fondatore e presidente dell’azienda, Fabio De Felice - è la creazione di una vera e propria academy, che recluterà, formerà e qualificherà le risorse che operano e che opereranno per Protom in attività legate all’it ed ai servizi di digital transformation. Le risorse sono da sempre il vero cuore di Protom ed il vero driver per la crescita del nostro business. Per questo per noi è essenziale attuare una strategia pro-attiva, capace di ridurre quel gap di competenze digitali che oggi ci colloca al terzultimo posto sulla base dell’indice Desi che misura il livello di digitalizzazione dell’economia e della società nei paesi europei. Si tratta di un’impresa sfidante, ma alla quale non possiamo e non vogliamo sottrarci: trasformare la creatività in innovazione ed il talento in competenza".

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