Milano, 27 mar. (Labitalia) - Attrarre e trattenere i migliori talenti sul mercato non è più soltanto una priorità per le aziende, ma una vera e propria emergenza. Secondo il 76% dei C-suite (il gruppo dirigenti, quelli la cui qualifica inizia con la C come Ceo, Coo etc) e degli human capital leaders, infatti, la scarsità di talenti è una preoccupazione cronica e l’elemento che influenza maggiormente le performance aziendali e l’83% evidenzia come le aspettative dei datori di lavoro sul talento siano in costante aumento (+9% rispetto al 2018). Allo stesso tempo crescono anche l’attenzione e gli investimenti nelle attività di recruiting, con otto talent leader su dieci che le considerano un valore aggiunto e non più un’area in cui contenere i costi. Lo segnala il Talent Trends Report 2019 di Randstad Sourceright, società di Randstad, leader mondiale nei servizi per le risorse umane.Per rispondere a questa sfida, le strategie di acquisizione dei talenti affiancano allo sviluppo del capitale umano, l’attenzione a un ambiente di lavoro inclusivo, con il 76% delle imprese che ha già una policy sulla diversity, l’investimento in robotica per coprire le posizioni vacanti, in intelligenza artificiale e big data per ottimizzare il reclutamento, e lo sfruttamento delle opportunità offerte dai canali digitali per costruire una relazione continuativa con un network di talenti. Il 76% dei talent leader ha intenzione di adottare questo “total talent model” nel corso dei prossimi 12 mesi, mentre fra le imprese che lo hanno già sperimentato il 98% è molto soddisfatto dei risultati, il 48% ha notato miglioramenti nelle azioni di employer branding e il 42% ha introdotto una pianificazione più strategica nella funzione HR.Il Talent Trends Report 2019 di Randstad Sourceright è stato condotto su 800 C-suite e responsabili HR e delle strategie per l’acquisizione dei talenti e 1.700 lavoratori di 17 paesi: indaga le tendenze più importanti che riguardano lo sviluppo e l’acquisizione del talento nelle organizzazioni, le sfide da affrontare e le soluzioni adottate per fronteggiare il problema della scarsità di talento.“La principale sfida per le imprese nel 2019 e nei prossimi anni sarà fronteggiare l’emergenza talento e vincere la competizione per attirare e trattenere le migliori competenze presenti sul mercato –commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato Randstad Italia –. Le strategie di employer branding ormai devono avere una visione a 360 gradi, capace di sfruttare i vantaggi delle nuove tecnologie, le possibilità offerte dai canali digitali e il valore aggiunto portato da un ambiente di lavoro aperto alla diversità. Solo così è possibile allineare la propria talent strategy con i propri obiettivi di business, anticipare le necessità aziendali e avere a disposizione le competenze giuste al momento giusto”.Uno dei trend emergenti nelle strategie per l’acquisizione dei talenti individuati dalla ricerca sono le talent community. Il 73% delle aziende sta costruendo dei network di candidati fortemente motivati e di alto potenziale con cui dialogano costantemente, informandoli sulle opportunità di carriera disponibili, per avere un bacino di talenti al quale attingere in caso sia necessario inserire un organico nuove competenze. I canali e le tecnologie digitali sono un ottimo strumento per potenziare queste reti: il 54% sta lavorando per automatizzare in parte o completamente la gestione delle talent community.Oltre a essere una soluzione per la scarsità di talenti, le talent community sono anche un mezzo per migliorare il proprio employer branding. Creare una buona esperienza sul posto di lavoro per dipendenti e candidati, mantenerli coinvolti e attivi nella comunità aziendale trasforma i talenti in brand ambassador, con conseguente ritorno in termini di reputazione: il 58% dei candidati che ha avuto un’esperienza positiva raccomanderebbe l’azienda ad altre persone, il 39% lo condividerebbe sui social media, il 35% seguirebbe l’azienda sui canali social, il 41% si ricandiderebbe per la stessa azienda e uno su cinque comprerebbe prodotti e servizi di un’impresa in cui si è trovato bene.Le imprese sono sempre più attente a creare un ambiente inclusivo e aperto alle diversità. Il 76% dichiara di avere una policy sulla diversità e sull’inclusione sul posto di lavoro e il 45% offre percorsi formativi sulla diversità per limitare i pregiudizi che inconsapevolmente influenzano il comportamento e le decisioni di manager e dipendenti. La diffusione delle nuove tecnologie offre un valido supporto per promuovere la cultura dell’inclusione e ampliare il bacino dei candidati qualificati. Il 37% delle aziende sta già utilizzando intelligenza artificiale, big data e machine learning per ridurre i pregiudizi e il 34% impiega gli stessi strumenti per trovare e attrarre candidati.Le nuove tecnologie sono ormai entrate a far parte della quotidianità degli specialisti delle risorse umane: un esempio sono i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, in grado di processare velocemente un elevato numero di candidature, oppure le piattaforme intelligenti di video-intervista, capaci di analizzare le espressioni facciali per stilare un profilo psicologico del candidato. La tecnologia è vista positivamente dalla grande maggioranza degli intervistati, con il 92% che la ritiene fondamentale per migliorare la capacità di coinvolgere e trattenere i talenti e l’81% che crede che renda la fase di recruiting più semplice ed efficace. Ma la grande velocità con cui si susseguono le innovazioni digitali genera anche apprensione: il 60% dei talent leaders ammette di far fatica a stare al passo con i cambiamenti del mercato (era il 48% nel 2016).

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