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Libri & Editori
CALM BEACH, di Stefano Delacroix, I Libri di Emil

di Alessandra Peluso

Sembra di vivere nell'isola felice di Tommaso Moro, Utopia, a "Calm Beach" di Stefano Delacroix.
Un romanzo pubblicato da I libri di Emil di Bologna crea suspense e gode certamente di caratteristiche insolite in relazione alla saggistica e narrativa pubblicata in questi ultimi tempi, quali l'interesse per la complessa e intricata storia americana dei primi anni cinquanta, la crisi della gioventù e l'apertura ai mercati mondiali del capitalismo. Un predominio degli Stati Uniti d'America fa da sfondo; mentre, i protagonisti sono giovani che si ribellano, acquietandosi nella spiaggia americana di "Calm Beach".   
È, dunque, una meraviglia per il lettore che si trova catapultato nella vita della baia americana, non può non sentirsi il protagonista, rapito dapprima dal paesaggio: il mare, la spiaggia, il chiosco in prossimità dell'arenile  (...) stigma divino per irriducibili anime anelanti.
   Via via il romanzo si dispiega intrecciando le storie avventurose di un gruppo di amici tra riferimenti filosofici e dialoghi su amori irrealizzabili, sentimenti di libertà, con un linguaggio ricercato e arricchito di figure retoriche quali metafore, eufemismi, iperbole e in particolare l'ironia: parte integrante del romanzo. "Così srolotiamo il tappeto polveroso delle menzioni, sciorinando un repertorio inesauribile di vecchi libri, pellicole, strip e canzoni ... ".
   La realtà è fantasia, storia e immaginazione si fondono in un unico assoluto, l'America, il predominio, coincidono come in una sorta di dialettica hegeliana.
   Lo scrittore Delacroix dimostra la sua originalità anche nell'uso di una terminologia attuale come se il racconto riguardasse i nostri giorni, e probabilmente è così.
   Pertanto, il lettore immagina di vivere a Calm Beach, dove la libertà è di tutti, parimenti avverte, nell'onirico linguaggio, i dissapori, le amarezze che lo legano all'occidentalizzazione, al futuro in cui la tecnologia ha il sopravvento e disperde l'odore di libertà e genuità dell'essere umano. Così si legge: "Ce ne stiamo seduti sull'arenile a fumare toscanelli e rimbalzare qualche piattella sul filo d'acqua. Il mare è una tavola, non tira un solo alito di vento e il sole è già sufficientemente mordace. Un banco di gabbiani si sposta man mano che i bagnanti affollano la spiaggia a partire dalla parte più profonda dell'insenatura e tra poco sarà un carnaio". Sembra un dipinto, un'atmosfera semplice, perfetta, rotta alla fine dalla confusione della gente che invaderà la spiaggia, come l'invasione del nemico nella guerra fredda.
   Attuale, come lo è altrettanto l'amara considerazione del protagonista del romanzo, che dice: "Ai tempi della beat generation i ragazzi si ribellavano ai valori tradizionali, carriera, matrimonio, status, proprietà. Perbenismo (...) ! Adesso che le nazioni sono incapaci di procurarci i necessari bisogni psicotropi per tenerci a cuccia, ci hanno insegnato a consumare compulsivamente. E (...) dobbiamo tentare di essere più belli. Lo sapete che se andate in palestra almeno due ore al giorno diventate dei bei fusti?". Insomma, ciò che ci propinano ogni giorno i mass-media e che oramai esausti e rassegnati eseguiamo. Il romanzo di Delacroix non si può delimitarlo in un genere letterario avventuroso, l'eclettismo si intreccia egregiamente e si fonde come avviene nel metodo strutturale di Levi-Strauss.
   Ecco sì, credo che si possa intravedere una sorta di Strutturalismo, quella metodologia filosofica che nasce in Francia proprio negli anni cinquanta e considera la realtà un sistema di relazioni che agiscono a livello inconscio, rette da un sistema di strutture in una storia non lineare. Lévi-Strauss, ad esempio, ritiene possibile che una stessa struttura possa essere riscontrata a tre livelli della società. Come si alternano le vicende del gruppo di amici non più adolescenti in un'epoca quella del secondo dopoguerra - New York, 12 settembre 1945 - con i problemi esistenziali economici e l'epoca attuale, il tutto narrato in un sogno per cui al risveglio nulla sembra più esistere, e la realtà non si riconosce, intessuta magistralmente nel romanzo dalla prima all'ultima pagina.

È un romanzo sorprendente, ironico, entusiasmante, da vivere intensamente. Parimenti, risultano chiare le problematiche che emergono come le negatività delle due guerre: situazione-limite, precarietà, vita autentica e in-autentica, insicurezza, parole chiave che fanno parte del vocabolario esistenzialista e che ritroviamo in questo secondo millennio. Inoltre, l'autore svela e nasconde la realtà, l'esistenza spesso fragile, inquieta che attualmente si vive, ma che nonostante l'assurdità della condizione umana, come direbbe Camus, è una vita che vale la pena vivere, per la quale lottare e con entusiasmo e speranza continuare a vivere, solidale con gli altri, per ritrovare la felicità in se stessi.    

 

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stefano delacroix
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