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Pensare oltre l'ostacolo della parola, a cura di Adriano Accattino e Lorena Giuranna, Mimesis 2014

Recensione di Alessandra Peluso

Dopo “Crescita e crisi della poesia visiva in Italia” pubblicato l'anno scorso da Mimesis, e curato da Adriano Accattino e Lorena Giuranna, è appena arrivato un altro esaustivo contributo sulla poesia visiva dal titolo “Pensare oltre l'ostacolo della parola” che emana una sinergia spesso in conflitto tra idea e parola. 
Adriano Accattino, poeta e fondatore del Museo della Carale di Ivrea, dedicato alla poesia sperimentale visiva, e Lorena Giuranna, critico e storico dell'arte, direttrice del suddetto Museo costituiscono un connubio di completa e chiara affermazione della poesia visiva in Italia.
Il testo è un affascinante viaggio a tratti esistenziali sul dominio della parola sul pensiero, che comporta alle volte una sottomissione del soggetto. Sono vari i contributi che ruotano attorno alla facoltà del pensare che - se per i filosofi moderni è in necessario parallelismo con il soggetto -, nell'analisi di Accattino la parola diventa ostacolo al pensare quando è impedita da usi impropri e addirittura porta a ostacolare l'espressione autentica del soggetto.
Si compie una dettagliata analisi sulla parola e sul pensare attraverso la parola e ogni autore apporta il suo prezioso contributo come Armando Bertollo che scrive: «Pensare è un venire alla luce, un sentire riconosciuto e riconoscente, una presenza-evento che arriva e viaggia organizzandosi»; (p. 61) mentre, Adriano Accattino propone un'ode all'ostacolo, necessario certamente alla parola perché il poeta possa esprimersi in tutte le sue possibilità, contraddizioni, debolezze, nell'aulica espressione di umanità e si legge: «L'altezza dell'ostacolo è la nostra misura. Abbiamo bisogno di misure precise e di ostacoli fermi: quelli mobili possono darci una coscienza erronea delle nostre possibilità. Se non ci fosse l'ostacolo non avremmo neanche idea di dove finisce il nostro corpo. Se non ci fosse l'ostacolo della parola, pensare sarebbe piatto come un'ombra al suolo». (p. 47).
Una reale visione della necessità dell'impedimento, perché è ciò che produce stimolo al pensiero, porta a partorire sublimi poemi, elevati versi vitali.

A tal proposito Lidia Pizzo parla di uno spazio che imprigiona le parole e le costringe a significare, producendo libertà. La poesia è la libertà, richiede spazi indefiniti, menti libere, libere di volare alto col solo peso del respiro.
L'esigenza primordiale del pensare con la parola oltre l'ostacolo è intrisa profondamente in tutti gli interventi espressi dagli autori, simboleggiando nella parola quasi un amuleto per il poeta, capace di esprimersi anche nel silenzio, rendendosi padrone di immagini incandescenti.
Così “Pensare oltre l'ostacolo della parola” in aggiunta al fatto di essere una finissima riflessione sul pensare la parola oltre l'ostacolo, è uno strumento di conoscenza e trasmissione della poesia visiva in Italia, della sua straordinaria capacità di servirsi di immagini e parole combinandole in un suggestivo parallelismo che nutre come linfa il lettore.
Adriano Accattino e Lorena Giuranna hanno dimostrato con questa nuova pubblicazione di aver superato l'ostacolo, non solo, di averlo conosciuto e presa consapevolezza, ne hanno inoltre dato messaggio a chiunque avesse voglia di gustare il sapore della poesia: dolce e amaro come la vita.
Emerge la voglia di crescere proprio conoscendo il negativo, come la necessità della crisi nel libro “Crescita e crisi della poesia visiva in Italia”, così ora la necessità dell'impedimento.
La tesi e l'antitesi, il positivo e il negativo, gli opposti sono necessari alla vita e questo deve essere chiaro, accolto, perché si possa amare e apprezzarne il valore. Camus in particolare sostiene la necessità degli opposti, in quanto questa opposizione nutre la vita, la poesia e il poeta è colui che riconosce l'opposto e con tenacia; è un brivido di paura - il poeta/l'uomo - lo riconosce e tenta in ogni modo di superarlo.
“Pensare oltre l'ostacolo della parola” offre un tentativo coraggioso di affrontare la vita, nel detto e non detto della parola.              

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