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Lolli (SIFO): "Più qualità della vita dei pazienti, meno spesa sanitaria"

La domiciliazione della cura, a partire dalla Malattia di Fabry, è alla base del modello Veneto sulla sostenibilità di un'assistenza sempre più personalizzata

Di Lorenzo Zacchetti
Lolli (SIFO): "Più qualità della vita dei pazienti, meno spesa sanitaria"
Vincenzo Lolli durante il Convegno della SIFO svoltosi a Padova il 20 giugno

Ridurre la spesa sanitaria e garantire la miglior qualità della vita possibile a ciascun paziente. Trovare il giusto punto di equilibrio tra due esigenze contrastanti e apparentemente inconciliabili rappresenta una sfida improba per chi si occupa di salute. Eppure, non si tratta di una missione impossibile, come si capisce dall’analisi di alcune esperienze pratiche. affaritaliani.it ne ha parlato con il Dottor Vincenzo Lolli, segretario della sezione regionale veneta della SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie).

Dott. Lolli, cominciamo spiegando ai nostri lettori di cosa si occupa la SIFO?
“Certo. La SIFO è un'associazione culturale e scientifica dei farmacisti ospedalieri e dei servizi farmaceutici territoriali delle Unità sanitarie locali. È stata fondata nel 1952, ha sede a Milano e ad oggi conta 2535 soci, ovvero la quasi totalità dei farmacisti pubblici dipendenti dal SSN (Servizio Sanitario Nazionale) e quelli dipendenti dalle strutture ospedaliere private. La SIFO è stata costituita nel 1952 e ha sede a Milano. Il suo compito consiste nel promuovere e coordinare l'attività scientifica, tecnica ed amministrativa delle farmacie degli ospedali al fine di migliorarne le prestazioni, con l’obiettivo di una sempre più efficace economia delle amministrazioni ospedaliere. Inoltre si propone di incoraggiare e diffondere tutte quelle iniziative ritenute idonee ad elevare, sotto l'aspetto etico e culturale, il farmacista che esercita la professione nelle farmacie degli ospedali e nei servizi farmaceutici territoriali”

In questo contesto, qual è l’importanza specifica del Veneto?
“In primo luogo, è una regione con una tradizione importante, a partire dal fatto che ha avuto presidenti come Nello Martini, che è stato anche direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Inoltre va che il Veneto è l’unica regione che ha rispettato il tetto di spesa farmaceutica, fatta eccezione per la Val d’Aosta. Quindi rappresenta senza dubbio un esempio virtuoso”

Quanto ha contribuito a questo risultato economico la vostra attività di domiciliazione dei pazienti?
“Molto. Il Ministero della Salute ha emanato delle direttive finalizzate a garantire la somministrazione dei farmaci, in particolare per ciò che riguarda i pazienti affetti da malattie rare, sia negli ospedali, sia presso il loro domicilio. La domiciliazione della cura è uno strumento molto flessibile, che si adatta sia allo stile di vita che alla necessità terapeutica del singolo paziente. A fine 2015 la Regione Veneto ha emanato un decreto attuativo di questi indirizzi, contenente le istruzioni operative necessarie per metterli in pratica. Noi, in questo ambito, abbiamo adottato il recepimento che prevede anche i servizi di domiciliazione, anche per patologie significative”

Ad esempio, per i pazienti affetti dalla Malattia di Fabry
“Esatto. Questa patologia incide in maniera rilevante sulla vita dei pazienti, che vengono costretti a fare la dialisi e quindi passano molto tempo negli ambulatori. Se a questo tempo si aggiunge quello necessario per assumere i farmaci in via tradizionale, allora gran parte della vita di queste persone viene forzosamente trascorsa in ospedale, con un evidente danno per la qualità della vita stessa”

Quindi, si può dire che la domiciliazione della cura non serve “solo” per contenere la spesa sanitaria, ma anche per migliorare la qualità della vita dei pazienti?
“Sì, è così. Il duplice risultato si ottiene grazie a convenzioni come la nostra, che sancisce una partnership tra le agenzie di servizi e le industrie farmaceutiche, che sostengono le spese per la somministrazione dei farmaci specifici per le singole patologie, ognuna per il proprio ambito di pertinenza”

Il tema della sostenibilità della cura è stato al centro del vostro recente congresso di Padova. Ce ne parla?
“Il convegno del 20 giugno si intitolava 'Sostenibilità dell’accesso alle cure e dei bisogni assistenziali in Regione Veneto. Nuovi orientamenti nel trattamento dell’emofilia A' ed è stato organizzato in collaborazione con Shire. Ad aprirlo, sono stati Luciano Flor e Daniele Donato, rispettivamente Direttore Generale e Direttore Sanitario, Azienda Ospedaliera di Padova. C'è stato anche il contributo del Dott. Facchin, del centro regionale delle malattie rare e il focus del dibattito è stato sul percorso necessario per arrivare alla domiciliazione delle cure, con la presentazione del case report riguardante la Malattia di Fabry. Il pomeriggio è stato interamente dedicato alla discussione sull'emofilia, con l'analisi di vari aspetti riguardanti sia l'emofilia acquisita, sia l'emofilia congenita e in particolare le indicazioni operative per la diagnosi”

Da quanto ci ha raccontato, mi pare che emerga con forza la tendenza a un percorso di cura sempre più individualizzato sul singolo paziente...
“È così: individualizzazione e multidisciplinarità sono due concetti fortemente legati tra di loro. Dalla combinazione di queste due tendenze deriva un approccio fortemente imperniato sulla domiciliazione della cura ed è su queste basi che, come abbiamo fatto noi in Veneto, è possibile contenere la spesa sanitaria, ma senza incidere negativamente sull'assistenza ai pazienti. Anzi, più si riesce a personalizzare il piano individualizzato delle cure, più si migliora la qualità della vita delle persone”.


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