Non c'è dubbio: l'iPad presentato dal Ceo di Apple Steve Jobs è bello da vedere, da toccare e da usare, levigato e accattivante come tutti i prodotti Apple. Ma non è questo che ci interessa. Quello che riteniamo più importante infatti non è l’oggetto in sé, ma le conseguenze che esso porterà.
Assieme al tablet infatti Apple ha lanciato anche iBooks Store, una piattaforma sul modello di iTunes grazie alla quale – analogamente alla musica - sarà possibile distribuire contenuti a pagamento (su tutti gli apparecchi portatili e non e non solo Apple), in questo caso pagine web, giornali e libri.
L'iPad, e tutto il sistema che attorno a esso è stato costruito, può rappresentare la svolta tanto attesa dagli editori, che da anni si chiedono come combattere il “gratuitisimo” della rete e come fare soldi con i contenuti editoriali, consolando le nostalgie del guru del New York Times, Thomas Friedman, secondo il quale “era bello lavorare nel giornale quando era stampato su alberi morti e riusciva a mantenersi”.
Apple non è l’unica che si sta muovendo in questa direzione, anche perché gli editori affidano a Jobs le loro speranze ma hanno anche il timore che la sua nuova creatura li obblighi ad accettare condizioni poco favorevoli (come già lamentano le case discografiche). Lavorano ad un nuovo eReader infatti anche Skiff (società sostenuta da una cordata di grandi editori come Hearst, Condè Nast, Meredith, News Corporation e Time Inc.) e Amazon.com che ha già lanciato il suo Kindle.
Quello che è in gioco non è solo uno scontro tra aziende, ma anche tra due culture opposte: quella del business e quella del gratis. Vedremo chi vincerà.